La terra metonimia della Terra

Irrompe nel discorso politico di queste settimane il testo della Confluencia femminista “Un’economia femminista per un mondo in trasformazione”, a ricordarci come ecologia e femminismo dovevano essere sovversione del capitalismo, non giardinaggio e passeggiate, e nemmeno occasioni di assimilazione nel sistema senza mettere in discussione il logocentrismo del patriarcato tecnocratico. Agroecologia, ecofemminismo e mediattivismo: le parole scippate dell’inizio millennio antiglobal sono state state pratiche di vita smorzate?  Ci hanno davvero rubato l’agibilità politica in questi venti anni di millennio globalizzato?

echaurren
Immagine di Pablo Echaurren

 

“La chiesa dice: il corpo è una colpa

La scienza dice: il corpo è una macchina

La pubblicità dice: il corpo è un affare

Il corpo dice: io sono una festa”

Eduardo Galeano

Continua a leggere “La terra metonimia della Terra”

Partire da sé e non farsi trovare dal Patriarcato Tecnocratico Scientista (PTS)

 

verano 43
Via dello Scalo di San Lorenzo, 1943 – sarahegain.wordpress.com

 

Partire da sé e non farsi trovare dal PTS

Gianluca Ricciato

 

SAN LORENZO

In questi giorni mi è tornata alla mente e alle orecchie una canzone di De Gregori del 1982, “San Lorenzo”, dedicata alle conseguenze dei bombardamenti americani a Roma del 19 luglio 1943. Quando la conobbi, durante la mia adolescenza, la consideravo una canzone minore e così l’ho sempre considerata fino al giorno in cui la ascoltai per caso passare in radio, nella casa dove abitavo in zona Nomentana, poco tempo fa. Ero a Roma da un paio d’anni, e già la terza strofa mi paralizzò: “Sconquassato il Verano, dopo il bombardamento”. Fino a quando non vivevo a Roma, il Verano era semplicemente come per tutti il famoso cimitero e bla bla. Dopo invece è diventato principalmente la fermata del bus o del tram dove scendo sempre per andare a San Lorenzo, cioè uno dei luoghi da me più frequentati a Roma. Il luogo in cui un giorno ho litigato animatamente con un autista dell’Atac, dove c’è il locale in cui ho passato serate estive a sentire Latin Jazz, che ha fatto da cornice a sogni e drammi importanti della mia vita, a incontri e addii.

Sapevo del bombardamento degli Americani, non bene, non l’avevo mai approfondito, lo consideravo uno dei tanti episodi inevitabili che l’Italia ha dovuto attraversare per liberarsi dal nazifascismo. Ma non voglio fare analisi storiche qui. Subito dopo averla risentita in radio, sono andato ad ascoltarla bene questa canzone. Ho trovato un video su Youtube con le foto di Roma devastata: San Lorenzo, il Tiburtino, il Prenestino. Il Nomentano, casa mia. Mi sono messo a piangere, senza senso, per un evento del 1943 e per una vecchia canzone che conoscevo già da vent’anni.

Che cos’era successo? Questo fatto era uscito dal mio logos ed era entrato nei miei sensi. Ho pensato, tra le altre cose, che avrei voluto farla ascoltare ai miei alunni, ma non l’ho mai fatto. Continua a leggere “Partire da sé e non farsi trovare dal Patriarcato Tecnocratico Scientista (PTS)”

Una settimana nel 1984 (7) # Distopia. Psicopolizia. Controllata pazzia

1984 occhio«”Tutte le passate oligarchie hanno dovuto rinunziare al potere o perché si sono irrigidite, o perché si sono addolcite. Sia che divenissero, insomma, troppo sciocche o troppo arroganti, non furono capaci di adattare se stesse alle circostanze, e vennero rovesciate: se invece diventarono liberali e per debolezza fecero delle concessioni allorché avrebbero, invece, dovuto usare la forza, furono rovesciate anche allora. Vale a dire che esse caddero sia per la consapevolezza della propria natura sia per la non consapevolezza di essa. È appunto opera del Partito l’aver prodotto un sistema filosofico nel quale entrambe le condizioni possono esistere simultaneamente. Ed infatti non si può pensare ad altro fondamento sul quale il dominio del Partito avrebbe potuto raggiungere appunto quel suo carattere di permanenza. Se si vuol comandare e persistere nell’azione di comando, bisogna anche essere capaci di manovrare e dirigere il senso della realtà. Poiché il segreto del comando consiste, per l’appunto, nel combinare, fra loro, da un lato la fede nella propria infallibilità e dall’altro la capacità di apprendere da passati errori.

Continua a leggere “Una settimana nel 1984 (7) # Distopia. Psicopolizia. Controllata pazzia”

Una settimana nel 1984 (5) # Neolingua

1984 occhio«La neolingua era la lingua ufficiale dell’Oceania ed era stata messa a punto per le esigenze ideologiche del Socing, o Socialismo inglese. Nel 1984 non c’era ancora nessuno che ne facesse uso, tanto nella lingua parlata che in quella scritta, come suo unico mezzo di comunicazione. Gli articoli di fondo del «Times» erano scritti in neolingua, ma si trattava di un tour de force al quale soltanto uno specialista poteva sobbarcarsi. L’auspicio era che attorno al 2050 potesse sostituire totalmente l’archelingua, vale a dire l’attuale lingua standard. Nel frattempo, comunque, guadagnava terreno abbastanza celermente, dal momento che tutti i membri del Partito tendevano, nei loro discorsi di ogni giorno, a fare un uso sempre più ampio di parole e strutture grammaticali della neolingua. Continua a leggere “Una settimana nel 1984 (5) # Neolingua”

Una settimana nel 1984 (3) # La verità

1984 occhio«Come si sarebbe potuto distinguere quello che era vero da quel che non lo era? Poteva essere vero che la media degli individui stava meglio ora che non prima della rivoluzione. La sola prova che era vero, invece, il contrario, era una specie di muta protesta che si sentiva nelle ossa, un sentimento istintivo che le condizioni in cui si viveva erano intollerabili e che ci doveva essere stata un’epoca precedente in cui esse erano state diverse. Lo colpì il fatto che la vera caratteristica della vita moderna non consisteva nella sua crudeltà o nella sua insicurezza, ma solo nella sua nudità, nel suo squallore, in quella sua incapacità d’ascoltare e d’apprendere. La vita, se si faceva tanto di guardarsi attorno, non rassomigliava in nulla non solo a ciò che proclamavano le menzogne del teleschermo, ma nemmeno a quegli ideali che il Partito cercava di raggiungere. Una gran parte della vita, anche per un membro del Partito, era neutrale, fuori di qualsiasi interesse o contingenza politica, semplicemente una serie di atti, come lo sgobbare in un lavoro monotono e privo di interesse, sbracciarsi per un posto nella metropolitana, rammendare un calzino bucato, elemosinare una pastiglia di saccarina, mettere da parte una cicca. Continua a leggere “Una settimana nel 1984 (3) # La verità”