Il maschile tra natura, cultura e altre invenzioni

Questo testo di qualche anno fa è nato come rielaborazione di un mio intervento tenuto durante l’incontro: “Sessualità maschile e potere” a Catania il 25 novembre 2009 e pubblicato per la prima volta sul Blog “Daniele Barbieri e altr*” (ora transitato su La Bottega del Barbieri). Molte delle esperienze descritte prendono spunto dal lavoro del Laboratorio Smaschieramenti di Bologna di cui ho fatto parte, nato e vissuto nel centro sociale Atlantide, sgomberato malamente lo scorso novembre e a cui sono sempre vicino e che è il simbolo di quello che in Italia fa sempre fatica a trovare cittadinanza in mezzo alle lamentele mediatiche e alle violenze insensate del potere di turno.

Gianluca Ricciato

atlantide

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DOPO L’AMORE, DOPO LA COPPIA, DOPO IL LAVORO, DOPO IL SISTEMA

Scazzottata recensiva sul libro «L’amore ai tempi dello tsunami»

di Gianluca Ricciato

(articolo uscito per La Bottega del Barbieri, http://www.labottegadelbarbieri.org/dopo-lamore-dopo-la-coppia-dopo-il-lavoro-dopo-il-sistema/)

FridaKahlo-L’amoroso

«L’amore ai tempi dello tsunami»1 è un testo ricchissimo e denso che consiglio di leggere a chiunque. In particolar modo a chi sta cercando delle chiavi di lettura alle proprie instabilità di vita, di relazioni, di situazioni economico-lavorative; insomma a chi si trova per scelta o per necessità a mettere in discussione i cosiddetti “binari prestabiliti”.

In questo senso, a me sembra che sia uno dei pochi testi usciti in Italia negli ultimi anni che riesca a porre le domande giuste – più che dare risposte – attraversando una serie di tematiche, dalla transessualità alla diversabilità, dalla genitorialità gay e lesbica al rapporto fra mercato del lavoro e società, dalle nuove migrazioni al capitalismo nell’era virtuale, dai movimenti contro la globalizzazione alle nuove relazioni affettive, spesso intersecandole fra loro e cercando un bandolo della matassa che riguarda appunto la domanda generale: che cosa stiamo vivendo nei nostri microcosmi, in questo dopo 2000, di guerre globali e di crisi infinite?

Non farò una panoramica di tutti i saggi contenuti nel testo, sono tanti e non potrei esaurirli nello spazio di un articolo, ma scenderò nei particolari di alcuni che forse mi sono più vicini. Mi limito a dire che il libro ha tre curatrici, che sono anche ricercatrici sulle tematiche di genere e che ne hanno tessuto la trama chiedendo alle e ai partecipanti di non dimenticare di partire da sé, cioè di far risuonare nelle loro esposizioni il proprio vissuto e le motivazioni che le hanno portate/i a occuparsi dei loro argomenti. Alla fine di questo articolo potete trovare l’indice, che è già un buon modo per farsi un’idea. Continua a leggere “DOPO L’AMORE, DOPO LA COPPIA, DOPO IL LAVORO, DOPO IL SISTEMA”

Un anno

Da oggi è passato un anno.

Ci ho pensato se avesse senso scrivere qualcosa che abbia senso, ma una delle cose che mi ricordo di Alessandro è quella che usare le parole era il suo modo fondamentale per fare le rivoluzioni e seguire le utopie. Rivoluzioni dolci e utopie gioiose. Le sue parole erano affetto, gioco, provocazione, militanza, amicizia, amore. E facevano parte di quello che dentro di me è sempre stato “il sogno”.

Non è facile dire che non sono tutte uguali le morti, al di là del legame che si ha, non è facile dirlo riuscendo ad essere convincenti. Ci sono morti che ti lasciano molto più di un’assenza, ti lasciano l’impossibilità di continuare a fare un percorso perché non ci sono sostituti possibili. Al di là del vuoto esistenziale che è sempre la cosa che senti di più sul momento.

Allora te ne devi inventare altri, di percorsi.

 

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Se n’è andata Alessandro Zijno, attivista transfemminista e queer

Bologna, 17 settembre 2011
Oggi alle 13.15 all’Hospice dell’Ospedale Bellaria di Bologna se n’è andata Alessandro Zijno (l’Ambigua), attivista transfemminista e queer. Era una delle fondatrici del Laboratorio Smaschieramenti – Atlantide di Bologna. Con le sue ultime energie è stata con noi in piazza Re Enzo al presidio per Atlantide l’8 aprile 2011. La foto che inviamo la ritrae, in tutto il suo splendore, alla Stranabologna del 2 ottobre 2009.
Con lei abbiamo immaginato e cercato di realizzare un presente favoloso oltre i binarismi uomo/donna, maschile/femminile, etero/omosessuale. Ne parliamo al femminile, come lei stessa spesso faceva per scelta personale-politica.
Nel dolore ciascun* di noi porterà con sè il ricordo della sua onestà, della sua forza empatica, della sua ironia. Cercheremo di fare tesoro di quello che Ale ci ha dato per proseguire il percorso che abbiamo condiviso con lei, interrogandoci sulle nostre pratiche politiche, spesso inadeguate a farsi carico delle sitazioni di vita più difficili.
Ci stringiamo attorno a Bea, a Gabriella, ai familiari d’origine e ai familiari di fatto, a tutt* quell* che l’hanno amata e che le sono stat* vicin* fino alla fine.
I/le compagn* del Laboratorio Smaschieramenti/Antagonismogay e dei collettivi di Atlantide comunicano a chi voglia salutare Ale che la camera ardente sarà aperta domani, domenica 18 settembre dalle 7.30 alle 11.30 e lunedì 19 settembre dalle 7.30 alle 9 e dalle 11 alle 14.00 presso l’ospedale Bellaria di Bologna.
 
La cerimonia civile si terrà dalle 15 alle 17 al Pantheon del cimitero “Certosa” di Bologna, Via della Certosa, 18.
Lo spazio dei commenti del blog smaschieramenti.noblogs.org è a disposizione di chi voglia condividere un ricordo.
Laboratorio Smaschieramenti
Antagonismogay
Clitoristrix Femministe e Lesbiche
Nulla Osta

Il famoso questionario di Smaschieramenti

Il famoso questionario del Laboratorio Smaschieramenti di Atlantide a Bologna. Magari qualcuno si era perso questa pietra miliare delle battaglie sex&gender nell’Italietta degli anni zero. Così può recuperare e continuare a distribuirlo in giro.

Visto anche che, su questa stessa piattaforma che ospita le Fiabe Atroci, qualcuno si sta divertendo a costruire le solite macchine del fango contro Atlantide, come se non bastassero gli attacchi istituzionali da un anno a questa parte. Non gli faccio pubblicità naturalmente ma mi viene da pensare, in questa come in tante altre occasioni, che la noia è una brutta bestia – la noia che deriva dall’assenza di relazioni, di emozioni, di vita reale, di cose belle, che ti fa salire su un illusorio piedistallo atomizzato da cui butti merda indignata su tutto quello che fanno gli altri.

Atlantide, e il pezzo di strada che ho fatto fino ad ora al suo interno e che si chiama Smaschieramenti, è un luogo immaginario ma reale che combatte i non luoghi irreali ma purtroppo veri che goverano le menti e i corpi degli individui in quest’epoca post-umana.

Ci inventammo questo questionario perché volevamo capire quanto spazio di vita, di desiderio, di relazione c’è ancora nei nostri spazi sociali, che non sono meno problematici. Ma partendo dal punto di vista che stare nelle relazioni e aprirsi ai desideri di tutt* è l’unica salvezza, anche se ai sudditi annoiati del capitale questa cosa fa venire l’orticaria.

“Esattamente  quanto costa amare un centro sociale”. Come diceva qualcuno vent’anni fa.

Prendete e diffondetene Continua a leggere “Il famoso questionario di Smaschieramenti”

L’essere senza potere

Riflessioni a margine della manifestazione bolognese del 13 febbraio 2011

Ci troviamo, dopo la manifestazione delle donne, tra maschi. Non siamo stati sempre tra maschi in questa giornata naturalmente, siamo stati fra amiche e compagne presenti con più convinzione di noi in una manifestazione indetta da donne, criticata da altre donne, alla fine condivisa da molte donne di idee anche molto diverse. Ma la manifestazione andava al di là delle donne e di tutta l’infinita discussione delle ultime settimane su moralismo, dignità, perbenismo e “permalismo”, andava al di là dell’attualità e di Berlusconi e ci ha parlato del nostro tempo.

Ci troviamo dicevo tra maschi, in 4, a chiacchierare davanti a una birra, intorno alle sette, nel tepore minimal del Punto di Bologna, finalmente fuori dall’umidità che ci trapassava le orecchie e i sensi, nella piccola folla della domenica sera post manifestazione. E casualmente iniziamo a parlare dei nostri padri. Non so se sia uscito per caso il discorso. Dei nostri padri a cui vogliamo bene e da cui ci sentiamo così diversi, ci risentiamo, con cui litighiamo e stiamo male per questo, che vorremmo diversi ma che giustifichiamo per essere così. I nostri padri così simili a Berlusconi anche se lo attaccano, così abituati alle doppie morali, alle doppie vite, così poco inclini come sono sempre stati a capire perché siamo così diversi da loro. Così abituati a mentire per il bene, ad accettare la sessuofobia cattolica delle loro mogli e ad andare a sfogarsi altrove, perché questo era il meno peggio. Così chiusi durante la loro maturità all’ascolto, nel senso proprio di stare ad ascoltare quando gli stai parlando di cose che non vogliono o non riescono più a sentirsi dire, e allora vanno via, svicolano mentalmente e fisicamente, si fanno sempre più impenetrabili, e tu ti incazzi, tu che hai deciso da quando avevi sedici anni che devi dire quello che pensi e non quello che vogliono che pensi.

“Tutto su mio padre” era il tema di un incontro di qualche anno fa di riflessione maschile nel giro di uomini che poi sarebbe confluito in Maschile Plurale. E io mi sto chiedendo se non sia un caso che siamo finiti a parlare di questo proprio in questo giorno, in cui più che la questione femminile è la sessualità maschile il vero punto critico e dolente della faccenda.

Mi rendo conto che essere oggetto di desiderio è la cosa che ancora mi sconvolge di più. Lo do per scontato nell’agire una relazione amorosa, è impossibile per me – al contrario di molti nostri padri e governanti – fare sesso con una persona che non mi considera tale, però c’è una parte di me che fa ancora fatica ad accettarlo. Che io possa essere oggetto di desiderio. Perché è stata troppo forte su di me la pressione di dover essere principalmente soggetto di desiderio, conquistatore, corteggiatore, facilitatore di inizi amorosi. Mi sconvolge perché mi piace ed è destabilizzante per gli ordini simbolici costituiti dei rapporti tra i sessi, perché ad esempio una donna che desidera e che mi desidera e che agisce quel desiderio è la molla che fa scattare tante cose in me, tra cui la voglia di vivere tanto per dirne una. Quando ero adolescente lo consideravo impossibile, e non solo perché ero troppo brufoloso, ma soprattutto perché consideravo che fosse impossibile che una ragazza non fosse sempre l’oggetto di conquista e che noi maschi non fossimo sempre pronti a fare le prime mosse, a mascherarci da vincenti e sicuri di noi per mettere in scena la commedia dell’intorto. Mi sentivo incapace di farlo e perciò inferiore, poi ho capito che funzionavo diversamente ed è stata una liberazione.

Il problema è che questo scatto di generazione che forse vale per me e gli altri presenti al tavolino di questa serata non è avvenuto sempre. Del resto il tempo fa giri strani. Oggi ci sono maschi più giovani di me che ragionano e desiderano senza prendere in considerazione l’essere desiderati, che vivono iniziando a crearsi mondi paralleli, da una parte gli amici maschi con cui condividere pallone e cazzate, dall’altra fidanzate con cui passano il tempo rompendosi le palle per avere quel poco di sesso che gli tocca e perché hanno paura di restare soli e doversi guardare dentro e trovare un abisso di problemi irrisolti. Oggi forse più che venti o trenta anni fa, quando le cose erano in discussione, la coppia è ritornata a funzionare come risolutrice di tensioni sociali e psicologiche, come ancora di salvezza dal mondo esterno anche se questa coppia dura sempre meno, è sempre meno felice e spesso azzera da subito il desiderio.

Perché di donne che vogliono tornare a fare la parte dell’angelo del focolare in teoria ce ne sono sempre meno, ma le alternative non sono sempre così chiare, lo stereotipo della brava ragazza che vuole mettere su famiglia agisce ogni giorno attraverso i media postmoderni, per bocca perfino delle escort, che come dice Carla Corso in un’intervista di qualche giorno fa sul manifesto, non vogliono essere chiamate prostitute perché nel nuovo gioco pubblico della doppia morale devono fingere di essere solo delle ragazze un po’ perse ma comunque per bene. “Le donne stesse – dice la Corso – si sono riappropriate dello stereotipo dell’angelo del focolare, della donna dolce e sottomessa, che non chiede molto ma è sempre disponibile, e a letto è un po’ troia: perché così è più semplice avere una relazione di coppia”.

Credo di essermi liberato da molte paturnie allora pensando che l’incontro chimico tra desideri avrebbe destabilizzato il mondo e la mia vita e mi avrebbe fatto vivere cose fantastiche. E così è stato a volte. Ma mi ritrovo ad essere entrato nel mondo degli adulti italiani a tutti gli effetti in mezzo a calciatori e veline e ai loro e alle loro replicanti. Che siamo anche noi, perché è difficile liberarsi di nuovo da questi stereotipi quando ti assediano ogni giorno e li riproduci senza accorgertene. Bisogna aprire continuamente squarci di verità e non sempre è facile, penso al memorabile libro dell’ex calciatore Carlo Petrini, Nel fango del Dio pallone, in cui si descrivono file di calciatori degli anni settanta e ottanta alle porte dei bordelli clandestini, tutti felicemente sposati a vent’anni per obbligo, perché il calciatore deve essere un simbolo per i ragazzini. Un simbolo di falsità e di messinscena sociale, appunto. Non è cambiato niente, o forse quello che è cambiato è troppo poco se nel 2011 questo sistema funziona ancora e il finanziatore dei calciatori e delle veline ha imposto una dittatura mediatica di vent’anni all’Italia.

Ma la mia liberazione era passata attraverso un’idea ben precisa, che era quella di essere un essere senza potere. Lo avevo imparato dai racconti di Tondelli principalmente ma anche da quello che ci dicevamo tra amici e amiche adolescenti insofferenti. Non volevo opporre grandi schemi ideologici contro i modelli dominanti, volevo solo vivere senza esercitare il potere, in tutte le sue forme, economiche, razziali, sessuali, morali, vivere per vivere perché da lì sarebbero scaturite la felicità e la libertà. Dall’essere pienamente un corpo e una vita, non una misera scissione di vite e di morali.

Il piccolo mondo antico dominato da maschi adulti ci guardava come alieni per come ci vestivamo, per quello che fumavamo, per come parlavamo, per gli orari in cui andavamo a letto e ci svegliavamo, per gli affetti e gli amori che ci scambiavamo al di là delle cornici accettate. O perché magari uscivo da solo con un’amica senza provarci, o perché consideravo le relazioni di amicizia più importanti delle relazioni di sangue. Il piccolo mondo antico si vendicava, e si è vendicato, riportando tutta quella che era la sua decadenza storica nella riproposizione mediatica a reti unificate della morale anni Cinquanta e della doppia morale dell’uomo conquistatore. Riportando la mitologia del boom economico – il nuovo miracolo italiano – come unica forma di esistenza materiale possibile nelle nostre menti, nonostante i fatti stessi dicano che non c’è fine alla crisi economica di un sistema che si è divorato il mondo e non c’è via di uscita se non si esce dal nuovo schiavismo lavorativo che ci mangia il tempo, ci rende infelici e ci consuma le relazioni.

Sono solo ologrammi di un mondo in rovina. Solo che per liberarci da questi ologrammi dovremmo magari rifare il mondo, magari iniziando a riconoscere come funzionano nella nostra mente questi ologrammi, tutte le volte, non solo quando c’è un Berlusconi da mandare via, ma soprattutto quando ci fanno desiderare il potere contro qualcuno o qualcuna e ci fanno dimenticare che nelle carceri italiane, nei centri di detenzione, sui barconi nei nostri mari, nei luoghi di lavoro, nel chiuso delle mura delle famiglie per bene ogni giorno quel piccolo mondo antico capitalista e patriarcale rifonda la sua ideologia mortifera. Che prima o poi morirà definitivamente, ma se riusciremo a liberare veramente i nostri desideri magari faremo nascere qualcosa di nuovo.

Pubblicato in origine nel blog di Daniele Barbieri e altr*


***Due note in una, che non avevo esplicitato all’uscita di questo articolo un anno fa

Il titolo L’essere senza potere rimanda al saggio dello scrittore Enrico Palandri, Altra Italia, che si trova nel n. 9 di “Panta” (1992), cioè il numero monografico dedicato a Pier Vittorio Tondelli dopo la sua morte. E’ Palandri che ha utilizzato e forse coniato questa espressione. “Alle piramidi del potere”, scrive Palandri, “si opponeva non un’altra piramide ma un essere senza potere, fuori dai meccanismi della promozione sociale”

La seconda nota è che per quanto mi riguarda l’espressione essere senza potere rimanda inevitabilmente al pensiero anarchico, nel senso più letterale del termine an-archia