L’ultimo anno (11) # Venite alle case occupate

< PRECEDENTE

SUCCESSIVO >

Instandbesetzer_Berlin_Kreuzberg_1981-FILEminimizer-1024x717
Immagine ripresa da: https://berlinocacioepepemagazine.com/come-nacque-il-movimento-delle-case-occupate-a-berlino-degli-anni-80-e-90-0121/

 

Giugno 1996

L’umido caldo di Bologna non si sopporta.
Maggio è speranza e anche tradimento. La brezza sensuale dell’Appennino che attraversava le finestre aperte del corridoio e della cucina, che portava il buon umore e altri umori vari era sparita. Avevo sperato in lei. Le sere a parlare sul divano davanti alla TV, sere che sembravano inutili in cui nessuno passava e non ci andava di uscire e ci ritrovavamo a raccontarci, con Cesare e Betty, rilassati, complici, amiche. Le sere erano tirate da quella brezza che acquietava le nostre ansie avventuriere anche se non ce ne accorgevamo, ci faceva diventare sereni e disinteressati. L’afasia sentimentale non ci impediva la condivisione amicale, del resto quella amicale era l’unica via che conoscevo per arrivare ai sentimenti, sempre così era andata e nonostante mi sentissi continuamente dire che non era possibile conciliare amicizia e sentimenti. È possibile se lo vivo, e questo mi basta. Ma anche altri lo vivevano anche se parlavano continuamente di semplice coinvolgimento fisico. Non mi bastava per considerarli liberi dai sentimenti. Lo vedevo Davide nelle sere storte con Betty, era coinvolto anche così. La via amicale era l’unica che il mio corpo sapeva e non era questione di sesso o almeno non subito e non soprattutto. Era questione di essere morbide e lente e con Betty lo eravamo. Morbide e lente. Anche con Cesare ma non si sbottonava, sul più bello dei discorsi ci tirava dentro il cinismo rigido dei muri maschili, il dover essere per natura come stabilito dai suoi avi, il dover dire “io non accetto” quando Betty ad esempio ci parlava dell’innamoramento quinquennale per la sua compagna di banco, non esperito. Continua a leggere “L’ultimo anno (11) # Venite alle case occupate”

Annunci

L’ultimo anno (10) # La cucina-teatro

< PRECEDENTE                                                                                                  SUCCESSIVO >

cucina teatro.jpg


Maggio 1996

Davide e Cesare, i due calabresi arrivati nella casa relitto, si stabilirono nella seconda camera da letto, quella più grande e con vista giardino, luminosa e quasi normale. Per paura di non trovare inquilini, io e Igor evitammo di occuparla noi e restammo nella prima camera sebbene il buio, gli spazi stretti, la polvere del giro scale e tutto iniziava a essere troppo, pur essendo ormai anestetizzati alle scomodità. In effetti, probabilmente i calabresi non avrebbero accettato il nostro tugurio, mentre videro di buon grado la possibilità di uno stile di vita soddisfacente nella camera più grande, un rifugio sicuro dove riposare le fatiche della vita sociale nel quartiere quasi a luci rosse dove era posizionato il relitto e dove passavano la maggior parte del tempo. Io e Igor continuavamo a fare vita un po’ distaccata dai grupponi di amici dei calabresi, ma anche le nostre frequentazioni e gli ospitaggi aumentavano. Ci stavamo rendendo conto che le dimensioni della cucina avevano potenzialità che all’inizio non avevamo riconosciuto. Continua a leggere “L’ultimo anno (10) # La cucina-teatro”

DOPO L’AMORE, DOPO LA COPPIA, DOPO IL LAVORO, DOPO IL SISTEMA

Scazzottata recensiva sul libro «L’amore ai tempi dello tsunami»

di Gianluca Ricciato

(articolo uscito per La Bottega del Barbieri, http://www.labottegadelbarbieri.org/dopo-lamore-dopo-la-coppia-dopo-il-lavoro-dopo-il-sistema/)

FridaKahlo-L’amoroso

«L’amore ai tempi dello tsunami»1 è un testo ricchissimo e denso che consiglio di leggere a chiunque. In particolar modo a chi sta cercando delle chiavi di lettura alle proprie instabilità di vita, di relazioni, di situazioni economico-lavorative; insomma a chi si trova per scelta o per necessità a mettere in discussione i cosiddetti “binari prestabiliti”.

In questo senso, a me sembra che sia uno dei pochi testi usciti in Italia negli ultimi anni che riesca a porre le domande giuste – più che dare risposte – attraversando una serie di tematiche, dalla transessualità alla diversabilità, dalla genitorialità gay e lesbica al rapporto fra mercato del lavoro e società, dalle nuove migrazioni al capitalismo nell’era virtuale, dai movimenti contro la globalizzazione alle nuove relazioni affettive, spesso intersecandole fra loro e cercando un bandolo della matassa che riguarda appunto la domanda generale: che cosa stiamo vivendo nei nostri microcosmi, in questo dopo 2000, di guerre globali e di crisi infinite?

Non farò una panoramica di tutti i saggi contenuti nel testo, sono tanti e non potrei esaurirli nello spazio di un articolo, ma scenderò nei particolari di alcuni che forse mi sono più vicini. Mi limito a dire che il libro ha tre curatrici, che sono anche ricercatrici sulle tematiche di genere e che ne hanno tessuto la trama chiedendo alle e ai partecipanti di non dimenticare di partire da sé, cioè di far risuonare nelle loro esposizioni il proprio vissuto e le motivazioni che le hanno portate/i a occuparsi dei loro argomenti. Alla fine di questo articolo potete trovare l’indice, che è già un buon modo per farsi un’idea. Continua a leggere “DOPO L’AMORE, DOPO LA COPPIA, DOPO IL LAVORO, DOPO IL SISTEMA”

Il lato positivo. Frammenti di storia minima da un concerto di Sergio Caputo

Sì ok è difficile guardare il lato positivo delle cose quando una mattina inizia così, telefonate con segretarie per svolgere mansioni burocratiche impossibili e che non mi dovrebbero competere. Nel mentre in cui con un’estemporanea ispirazione auroresca mi ero messo al piano con le cuffie, e che scena dev’essere stata per Margherita che è entrata in camera per passarmi la telefonata e che mi credeva ancora a letto. Ma l’adrenalina di tutto questo non leva ma si aggiunge a quella per ieri sera e per l’altro ieri sera.

Sono qui, lavoro da casa, magari cose pallose, ma eccola la svolta, posso scrivere. “Come le poesie scritte in mezzo al traffico”. Come tutte le volte in cui l’ossigeno sembra essere finito perché non riesci ad aprire le finestre. La musica che sùtura le ferite, eccola la rimozione positiva che non è rimozione in senso psicoanalitico chiaramente, è sublimazione e addolcimento malinconico, sutùra appunto di cuori quando sono spezzati in due come quello mio dell’altro ieri sera, quello che chiude per sempre il ciclo dei martedì di incoscienza con lei, al posto dell’autocoscienza che di regola dovrei fare il martedì. E ieri non c’era niente che mi potesse consolare, niente che potesse addolcire il cielo grigiotopo sopra di me e dentro di me. Tranne che una cosa, una sola cosa.

Il concerto di Sergio Caputo.

Continua a leggere “Il lato positivo. Frammenti di storia minima da un concerto di Sergio Caputo”