L’ultimo anno (19) # Una donna ferita e saggia

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ghiaccio

Luglio 1996

«Vieni su con me» mi dice Igor, e senza che me ne accorga mi ritrovo con lui in macchina diretto verso il Nordovest.
Non mi dispiace abbandonare l’afa asfissiante ma mi turbano molte cose, andare via in questo momento, sotto esame, anche se mi porterò i libri e Igor mi ha promesso un luogo ideale in mezzo al verde dove sarò da solo a dormire e potrò concentrarmi.
Lasciare tutti sotto tiro, lasciare Betty che è sotto esame anche lei e sotto tiro più di me, ha l’anima instabile e trova spesso in me una persona con cui parlare. Siamo andati a passeggiare in questi giorni all’imbrunire dopo le giornate di studio, ci siamo raccontati e ci siamo baciati ancora senza promesse e senza cornici di nessun tipo, ma siamo coinvolti e i vari casini intorno a noi sembrano rafforzare questo coinvolgimento.
Mi chiede se voglio restare in città e lo sta chiedendo a se stessa, io non so cosa risponderle. È stanca della storia con Davide, di un anno confusionario e delle angosce che non se ne vanno. Le dico che sono stanco anch’io, ma sono fiducioso perché stiamo vivendo cose importanti.
Ci accarezziamo con le parole e con i corpi, ci vogliamo bene e non andiamo troppo avanti con l’intimità. Quando le dico che Igor mi porta in Piemonte accenna un sorriso sarcastico come volesse dirmi hai visto che avevo ragione. Ma non sa che mi turba rivedere Anja, e non glie lo dico. Forse c’entra anche Anja con l’insistenza di Igor a farmi partire insieme a lui, ho paura di vederla perché dovrò raccontarle tutto e perché sento che lei si aspetta il mio dovere di maschio. Del resto io il mio dovere di maschio libertino lo dovrei fare, non ho alcun legame reale e sulla carta non dovrei preoccuparmi di fare ingelosire Betty visto che non ho fatto una piega alla sua storia con Davide in tutti questi mesi. Ma la carta in queste cose non conta nulla e dall’arresto in poi Davide e Betty stanno quasi evitando di vedersi da soli, forse per non alimentarsi le tensioni forse perché era già destinato a concludersi il loro ménage. Continua a leggere “L’ultimo anno (19) # Una donna ferita e saggia”

L’ultimo anno (17) # Diario della militanza sentimentale

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Nuovo Millennio

diario della militanza sentimentale

 

È inutile che continuo a cercare di definire i particolari, i dettagli, le sfumature che mi fanno piacere una persona. Come se davvero fossero dei pezzi di corpo o dei pezzi di anima, delle semplici caratteristiche. È inutile che cerco di spiegare i particolari del blocco alla bocca dello stomaco, perché quel blocco non è particolare, è universale, riguarda la totalità di quella persona e di me stesso e di tutti gli altri esseri umani, riguarda gli alberi le piante le montagne e il mare, riguarda i colori e le emozioni, tutte le emozioni.
È quando una persona ti piace e la ami qualunque cosa essa faccia. Continua a leggere “L’ultimo anno (17) # Diario della militanza sentimentale”

L’ultimo anno (11) # Venite alle case occupate

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Immagine ripresa da: https://berlinocacioepepemagazine.com/come-nacque-il-movimento-delle-case-occupate-a-berlino-degli-anni-80-e-90-0121/

 

Giugno 1996

L’umido caldo di Bologna non si sopporta.
Maggio è speranza e anche tradimento. La brezza sensuale dell’Appennino che attraversava le finestre aperte del corridoio e della cucina, che portava il buon umore e altri umori vari era sparita. Avevo sperato in lei. Le sere a parlare sul divano davanti alla TV, sere che sembravano inutili in cui nessuno passava e non ci andava di uscire e ci ritrovavamo a raccontarci, con Cesare e Betty, rilassati, complici, amiche. Le sere erano tirate da quella brezza che acquietava le nostre ansie avventuriere anche se non ce ne accorgevamo, ci faceva diventare sereni e disinteressati. L’afasia sentimentale non ci impediva la condivisione amicale, del resto quella amicale era l’unica via che conoscevo per arrivare ai sentimenti, sempre così era andata e nonostante mi sentissi continuamente dire che non era possibile conciliare amicizia e sentimenti. È possibile se lo vivo, e questo mi basta. Ma anche altri lo vivevano anche se parlavano continuamente di semplice coinvolgimento fisico. Non mi bastava per considerarli liberi dai sentimenti. Lo vedevo Davide nelle sere storte con Betty, era coinvolto anche così. La via amicale era l’unica che il mio corpo sapeva e non era questione di sesso o almeno non subito e non soprattutto. Era questione di essere morbide e lente e con Betty lo eravamo. Morbide e lente. Anche con Cesare ma non si sbottonava, sul più bello dei discorsi ci tirava dentro il cinismo rigido dei muri maschili, il dover essere per natura come stabilito dai suoi avi, il dover dire “io non accetto” quando Betty ad esempio ci parlava dell’innamoramento quinquennale per la sua compagna di banco, non esperito. Continua a leggere “L’ultimo anno (11) # Venite alle case occupate”

L’ultimo anno (10) # La cucina-teatro

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Maggio 1996

Davide e Cesare, i due calabresi arrivati nella casa relitto, si stabilirono nella seconda camera da letto, quella più grande e con vista giardino, luminosa e quasi normale. Per paura di non trovare inquilini, io e Igor evitammo di occuparla noi e restammo nella prima camera sebbene il buio, gli spazi stretti, la polvere del giro scale e tutto iniziava a essere troppo, pur essendo ormai anestetizzati alle scomodità. In effetti, probabilmente i calabresi non avrebbero accettato il nostro tugurio, mentre videro di buon grado la possibilità di uno stile di vita soddisfacente nella camera più grande, un rifugio sicuro dove riposare le fatiche della vita sociale nel quartiere quasi a luci rosse dove era posizionato il relitto e dove passavano la maggior parte del tempo. Io e Igor continuavamo a fare vita un po’ distaccata dai grupponi di amici dei calabresi, ma anche le nostre frequentazioni e gli ospitaggi aumentavano. Ci stavamo rendendo conto che le dimensioni della cucina avevano potenzialità che all’inizio non avevamo riconosciuto. Continua a leggere “L’ultimo anno (10) # La cucina-teatro”