Cineracconto e i dieci anni prima

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Panorama di Bologna da Villa Spada, 2009

Visto che siamo in tema di #tenyearschallenge, che tradotto significa più o meno #chestavofacendodieciannifa, allora ne approfitto per dire una cosa importante che ho fatto dieci anni fa, e lo faccio nell’occasione della mia prima uscita musicale ufficiale, il mini-disco Cineracconto.

Dieci anni fa, nel 2009, decisi che erano troppi anni che suonavo, scrivevo e componevo cose per me senza riuscire a dare loro una forma accettabile per il mondo esterno, per vari motivi, mia indolenza, mondo difficile, altre cose da fare sempre più importanti, tendenza alla dispersività, paura.

E intanto mi erano successe nella vita tante cose che mi avevano riempito i taccuini, la mente e le orecchie, tante che rischiavano di esondare, e infatti esondarono, proprio nel 2009, ten years ago. Continua a leggere “Cineracconto e i dieci anni prima”

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Riprendiamoci l’umanità

Se non si era capito finora, questo è un blog devoto agli Almamegretta e ostile al golpe globale neoliberista che sta divorando terra e libertà, e questo spiega anche il perché le Fiabe Atroci siano favorevoli alla realtà e contrarie all’attualità, amanti dei sensi e dell’intelligenza sensibile e stanche dei razionalismi ottusi e del pragmatismo economicista e scientista
Tienimi la mano se po’ fa’
Riprendiamoci l’umanità
Buon 2018 

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Il fiore più felice

sanacore

Reeno: “E’ la storia di un sogno in cui una persona incontra dei fiori che, divisi per colore, sono chiusi in un recinto di fili di ferro. Ad un tratto chiede ad un fiore: ‘Perchè siete separati e non vivete tutti insieme?’, e il fiore risponde: ‘Guarda che il fiore più felice è quello senza radice, che corre come un cane senza guinzaglio e senza padrone’. Improvvisamente arriva un uomo molto grande che toglie i recinti di filo di ferro, taglia i fiori e li porta al mercato. I fiori, stesi sulla bancarella, fanno a gara tra di loro per farsi notare dagli acquirenti, ma a un certo punto si accorgono che la loro diversità è una diversità impostagli dal coltivatore, e quando si rendono conto di essere tutti fiori vanno via mano nella mano! Dietro questa immagine infantil-sognatoria c’è il tentativo di dire che gli uomini vivono in recinti-nazioni e che il capitalismo di fatto sradica il background culturale e nazionale dei popoli, mettendo su una grande bancarella-mercato di persone sradicate che si incontrano con altri sradicati, che inizialmente danno vita alla guerra tra poveri (che è quello che succede oggi), ma in seguito avranno il dovere di trovare un’unione nella diversità. Il mercato insomma ha una doppia faccia: da un lato aliena e distrugge e dall’altro dà la possibilità, nella tragedia dello sradicamento, di fare incontrare persone di luoghi differenti e lontani. Questa è una cosa che deve essere sfruttata, la storia non si ripete e indietro non si ritorna”.

da Alessandro Pestalozza, Almamegretta. Frammenti Rock, Arcana Editrice

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Fiaba tossica 2. La canna pizzicata

“Ma se io la sira me cacciu la divisa e nu aggiu fattu lu dovere meu me sentu fiaccu!”

A queste parole dissi vabbé basta, fatela questa cazzo di segnalazione, non è possibile che stiamo ad aprire un dibattito filosofico su una canna. Che proprio una di numero era. Eccheccazzo. Comunque era la fine. L’inizio era stato che io ero in ipotesi di reato in quanto sostenitore dei Sud Sound System.

Cioè, sostenitore, stavo andando al concerto, come tante altre volte delle mie vacanze in patria. Ma non avevo calcolato l’aggravante mediatica degli ultimi anni: Salento uguale reggae uguale pizzica uguale fricchettoni in vacanza uguale erba uguale scoop dei giornalisti del Quotidiano uguale ‘ntartieni dei carabinieri che normalmente o devono avere a che fare con gente di merda o si rompono le palle. Vuoi mettere ritrovarsi a fermare ragazzini e soprattutto ragazzine di tutta Europa e tenerli mezzore a rovistargli le interiora dei loro zaini da campeggio? Imperdibile.

carabinieri

Comunque noi non eravamo già più ragazzini. Avevamo già raggiunto l’età in cui i nostri genitori si sposavano. Qualcuno era già laureato. Io mi stavo per laureare e lavoravo – lavoravo, parole grosse – in un’associazione che si occupava di borderline di vario tipo della mia città. Mi ero appena studiato la storia del proibizionismo per un articolo che dovevo fare sull’allora disegno di legge Fini sulle droghe, la legge più paracula che sia mai stata fatta nel campo in Italia. Non tanto per le note oscenità che contiene quanto per il fatto che non si sono nemmeno tanto sprecati di inventarle le cose, praticamente hanno rimesso in piedi due articoli che erano stati cassati dal referendum del Novantatre, e chi si è visto si è visto. Mentre la leggevo non ci potevo credere.

Roba imparagonabile alla fantasia che ebbero Anslinger e company nell’inventare il mostro marijuana negli anni d’oro dell’America dello swing. Ma quella era un’altra ben più creativa epoca, mica come gli anni Zero in cui ti passa pure la fantasia di contestarli questi burocrati del nulla. Continua a leggere “Fiaba tossica 2. La canna pizzicata”