L’ultimo anno (21) # Un sabato qualunque

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Moon over Bologna

È sabato sera, nel giro di qualche ora la piazza si riempie di gente di tutte le età, dagli universitari ai cinni del liceo che vengono a scoprire la multicultura cittadina ai giovani lavoratori appena usciti dagli anni dell’autonomia. Tra il crescentone e gli scalini di San Petronio ci sono centinaia di persone, la calura imprigionata nel suolo sembra non dare troppo fastidio visto che sono quasi tutti seduti per terra. Noi arriviamo intorno alle dieci e riconosciamo il punk suonato con le chitarre acustiche dai nostri amici, quello d’epoca dei Clash e quello ecologista dei Crass e quello nuovo dei NOFX passando per gli Skiantos autoctoni e per le canzoni sconosciute dei gruppetti nostrani.
I nostri cervelli presi dallo sballo modificato del vino della mensa ci dipingono la piazza affollata come una tavolozza del Pazienza, e forse c’è qualcosa di vero in questa immagine. Riconosco Davide ad una delle chitarre e Cesare con un tamburello in mano, vedo Igor alle prese con una ragazza punk a me sconosciuta e tra di loro il bottiglione da cinque litri di vino, presumo proveniente da casa nostra. Poco vicino riconosco alcuni ragazzi delle case occupate e più indietro, vicino alla porta della chiesa, mi accorgo che c’è James, il tipo pazzoide che mi somministrò un pompino mesi prima. Dai movimenti loschi credo stia trafficando cartoni lisergici, non so se dalla parte dell’acquirente o del commerciante. Continua a leggere “L’ultimo anno (21) # Un sabato qualunque”

L’ultimo anno (19) # Una donna ferita e saggia

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ghiaccio

Luglio 1996

«Vieni su con me» mi dice Igor, e senza che me ne accorga mi ritrovo con lui in macchina diretto verso il Nordovest.
Non mi dispiace abbandonare l’afa asfissiante ma mi turbano molte cose, andare via in questo momento, sotto esame, anche se mi porterò i libri e Igor mi ha promesso un luogo ideale in mezzo al verde dove sarò da solo a dormire e potrò concentrarmi.
Lasciare tutti sotto tiro, lasciare Betty che è sotto esame anche lei e sotto tiro più di me, ha l’anima instabile e trova spesso in me una persona con cui parlare. Siamo andati a passeggiare in questi giorni all’imbrunire dopo le giornate di studio, ci siamo raccontati e ci siamo baciati ancora senza promesse e senza cornici di nessun tipo, ma siamo coinvolti e i vari casini intorno a noi sembrano rafforzare questo coinvolgimento.
Mi chiede se voglio restare in città e lo sta chiedendo a se stessa, io non so cosa risponderle. È stanca della storia con Davide, di un anno confusionario e delle angosce che non se ne vanno. Le dico che sono stanco anch’io, ma sono fiducioso perché stiamo vivendo cose importanti.
Ci accarezziamo con le parole e con i corpi, ci vogliamo bene e non andiamo troppo avanti con l’intimità. Quando le dico che Igor mi porta in Piemonte accenna un sorriso sarcastico come volesse dirmi hai visto che avevo ragione. Ma non sa che mi turba rivedere Anja, e non glie lo dico. Forse c’entra anche Anja con l’insistenza di Igor a farmi partire insieme a lui, ho paura di vederla perché dovrò raccontarle tutto e perché sento che lei si aspetta il mio dovere di maschio. Del resto io il mio dovere di maschio libertino lo dovrei fare, non ho alcun legame reale e sulla carta non dovrei preoccuparmi di fare ingelosire Betty visto che non ho fatto una piega alla sua storia con Davide in tutti questi mesi. Ma la carta in queste cose non conta nulla e dall’arresto in poi Davide e Betty stanno quasi evitando di vedersi da soli, forse per non alimentarsi le tensioni forse perché era già destinato a concludersi il loro ménage. Continua a leggere “L’ultimo anno (19) # Una donna ferita e saggia”

Un tribunale della natura contro la perdita del senso comune

nuovo cinema paradisoResoconto di un emozionante pomeriggio dedicato a Estrattivismo, diritti dei popoli e diritti della Natura, in cui il movimento No Tap e la popolazione salentina hanno incontrato Alberto Acosta Espinosacostituzionalista e intellettuale interno ai processi ecuadoregni. Acosta è uno dei teorici fondatori della filosofia del “buen vivir” e membro del Tribunale Internazionale dei Diritti della Natura.1 Come Presidente della Assemblea Costituente di Montecristi, nel 2008 approvò la nuova Costituzione ecuadoregna, la prima a riconoscere la Natura come soggetto di diritti.

Articolo ripreso da La Bottega del Barbieri

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L’ultimo anno (16) # Il cadavere degli squatter. Depistaggio e autocoscienza

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Luglio 1996

Il cadavere degli squatter
Bologna, 3 luglio

Si infittisce di mistero la vicenda legata all’irruzione della polizia lo scorso 19 giugno negli appartamenti occupati di Via del Pratello. Ieri mattina il questore ha confermato, durante una breve conferenza stampa, le voci che circolavano negli ambienti degli autonomi e non solo, cioè il rinvenimento di un cadavere nel giardino retrostante lo stabile occupato dagli squatter. La macabra scoperta venne fatta dagli stessi agenti durante la perquisizione notturna in cui furono sequestrate numerose armi da taglio e svariati quantitativi di hascisc e marijuana destinati allo spaccio nell’ambiente dell’autonomia bolognese. Fu per caso che due agenti, perlustrando la zona esterna del condominio, si accorsero di un grosso buco riempito da poco tempo con della terra relativamente fresca, all’interno del piccolo orto comune a diversi condomini della zona e curato da alcuni anziani abitanti.
Non è stato ancora possibile riconoscere il cadavere, in stato di decomposizione, che nel frattempo è conservato nell’obitorio di via Irnerio, ma sembra trattarsi di un uomo sui quarantacinque anni, probabilmente italiano. Addosso ai vestiti laceri non sono stati ritrovati documenti ma solo un portafogli totalmente vuoto. Sono state disposte l’autopsia per stabilire le cause della morte e l’analisi delle impronte digitali sugli indumenti.
«Nei giorni scorsi – riferisce il questore – sono stati ascoltati i quattro squatter detenuti alla Dozza per spaccio e alcuni loro compagni a piede libero convocati dalla questura. Tutti negano di essere a conoscenza dell’esistenza di un cadavere nell’orto retrostante. Gli inquirenti stanno rivolgendo le indagini anche verso gli altri abitanti della zona e verso gli ambienti della malavita organizzata, che potrebbe aver sfruttato quello spazio fuori dalla legalità per occultare il cadavere.»
Il nero anarchico questa volta si tinge di giallo. Molti bolognesi iniziano a chiedersi se non sarebbe ora di stringere le maglie della tolleranza verso queste anomalie che continuano a rievocare gli infausti anni di piombo della nostra Repubblica. Anomalie che non si addicono più ad una città come la nostra, che aspira a diventare capitale europea della cultura.

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L’ultimo anno (14) # I malviventi della Serra

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Giugno 1996

malviventi della serra

Walter, Miky e Checco sono in Salento.

Il primo ha lasciato Bologna ormai definitivamente da mesi e aspetta di capire se il suo futuro prossimo sarà in divisa o meno. Gli altri due sono presi dagli esami di maturità. O meglio lo sarebbero se fossero studenti liceali più responsabili, in realtà approfittano del periodo sabbatico dell’amico già patentato per cazzeggiare in macchina tutto il giorno, tra le prime nuotate della stagione e le continue sortite nelle campagne in pieno rigoglio.

Insieme a loro c’è Filippo, Phil per noi amici, cugino coetaneo di Miky che però ha pensato bene di lasciare le scuole superiori e la casa paterna già da due anni, subito dopo essere stato colto con le mani nel sacco, cioè con l’erba nell’armadio, uno stupendo raccolto di due piante femmine di cannabis indica messe a seccare a testa in giù al buio, da manuale, curate e coccolate durante l’essiccazione con la stessa materna amorevolezza che Phil aveva profuso durante gli otto mesi di crescita nelle terre di famiglia. Era riuscito ad eclissarle tra gli aranci e i limoni per tutti quei mesi, ma non aveva previsto che il padre, noto imprenditore della zona, mentre un giorno impazziva per cercare la giacca blu di velluto – necessaria a suo dire per l’imminente serata di gala organizzata per l’apertura della nuova sede di Alleanza Nazionale a Lecce – proprio quello storico giorno avrebbe malauguratamente ravanato perfino in quel vecchio armadio in disuso in soffitta. La forza della disperazione, in quei casi in cui anche le mogli del Sud alzano le mani in segno di resa. Ma invece di trovare la giacca avrebbe fatto la repellente scoperta. Il suo valore morale e la giustezza della sua identità maschiofascista non avrebbe lasciato spazio a dubbio alcuno, occorreva infliggere pene corporali al figlio, le più dure, non c’erano alternative. Dopo le mazzate, il rapporto tra il Phil sedicenne e il padre finì. Quasi per sempre, esclusi i cerimoniali portati avanti per amore della madre. Phil si arrabatta ora tra lavoretti per reggere l’affitto e le spese della casetta presa da solo in paese ed è sostanzialmente libero. Continua a leggere “L’ultimo anno (14) # I malviventi della Serra”