Controstoria di un’epidemia

Imponente raccolta di dati statistici e analisi rigorosa delle incongruenze nella narrazione della pandemia legata alla malattia denominata Covid19. Focus in particolare sulla situazione italiana dall’autunno 2019 al 31 dicembre 2020.

Video-inchiesta realizzata dal giornalista Matteo Gracis sulle analisi raccolte dallo statistico Mirco Vandelli (disponibile anche nel pdf – Covid-19, analisi dei fatti).

“Nonostante sia quasi un anno che l’argomento Covid-19 è onnipresente su qualsiasi TG, radio, quotidiano e sito web, un’analisi dei dati, delle statistiche e dei fatti – basata esclusivamente su fonti ufficiali – non è mai stata offerta all’attenzione del pubblico. Questa relazione cerca di colmare tale lacuna.

Con questo lavoro si vuole offrire una panoramica completa di quanto successo in Italia dall’arrivo del virus Sars-Cov-2 ad oggi, utilizzando la statistica e la matematica, due scienze che ci permettono di analizzare l’intera questione – estremamente complessa – con lucidità e senso critico.

Oltre a ringraziarvi per l’attenzione vi invito a divulgare il video con quante più persone possibili, dal momento che contenuti simili purtroppo non vengono portati all’attenzione dell’opinione pubblica.

Grazie e buona visione.”

Matto Gracis*


Covid-19: analisi dei fatti


Continua a leggere “Controstoria di un’epidemia”

Che cos’è per me l’anarchia


Immagine ripresa dal gruppo facebook “Anarchia” (post di Maria Faggiano)

Che cos’è per me l’anarchia

di Gianluca Ricciato


Cos’è l’anarchia? Di base per me è una cosa, principalmente. Che nessuno decide del mio corpo. Perché non è che il corpo è mio, è che io sono il mio corpo. E nessuno mi può passare sopra nelle decisioni, così come io non posso passare sopra alle decisioni di nessun altro corpo-essere.

Questa è la condizione necessaria di ogni convivenza e vale per i comportamenti delle persone, delle associazioni di persone, delle strutture sociali,  delle istituzioni politiche, culturali, mediche o scientifiche.

Senza di questo non esiste nessuna possibilità di condivisione, perché senza di questo c’è una vita sottoposta al potere di qualcuno. An-archia, senza potere, non senza regole. La regola che ho descritto finora è la regola basilare di qualsiasi convivenza: nessuno obbliga nessuno a trapassare un corpo-mente-anima, un essere. La regola la fa la convivenza libera.

E tra l’altro questo dovrebbe valere per ogni essere, non solo umano, solo che è ancora più difficile all’interno di una cultura millenaria in cui è gradualmente cresciuta la volontà di dominio sulla Natura. Allora ogni discorso di diritti delle minoranze umane o non umane, senza decolonizzazione interiore della civiltà del dominio, è ipocrita fuffa progressista funzionale al potere.

Ma non sono io da solo che mi posso decolonizzare da una cultura del dominio millenaria, e non posso accusare un’altra persona di non averlo fatto. Posso solo muovere i passi verso un essere senza potere. Posso solo tendere all’anarchia, un’anarchia che può avere mille nomi e colori, ecologista, femminista, comunitaria, socialista e tanto altro.

Ma di base vuol dire una cosa sola: libertà profonda.

E nella libertà profonda dell’essere-umano non esistono confini, passaporti, muri, lasciapassare. Untori, identità nemiche, trattamenti sanitari obbligatori, dogane. Paura dell’altro. Tutto questo è figlio della stessa idea del mondo oppressiva che ha costruito una civiltà della paura.

Nello stato della libertà profonda nessuno impone a nessun altro il divieto di muoversi ed incontrarsi liberamente nel mondo, che sono le attività principali dopo la sussistenza. Chiunque lo imponga, da qualunque parte venga questo qualcuno, sostiene un pensiero, un’idea di vita, un’esistenza e una pratica politica nemiche della libertà. Un’irrealtà insostenibile che genera una non-vita e fa sembrare utopistico l’ovvio, cioè la possibilità di una vita che valga la pena di vivere.

La libertà profonda è costruzione di autodeterminazione e responsabilità comune, sapere condiviso e partecipazione reale, non confusione e terrore imposto dall’alto: per questo l’anarchia fa paura alla borghesia di qualunque colore, che ne cambia il segno e ne riempie di fango il senso e la storia.

Perché la borghesia capitalista ha eretto statue, inni e case alla libertà degli esseri umani per non doverla più applicare nella realtà, perché la borghesia ha paura sia della libertà che della verità.

Ma quando i tempi si fanno cupi la sua vera faccia si ripresenta alla storia, e in quel momento diventa necessario esaurire le chiacchiere e far emergere l’essere-senza-potere, che è il significato letterale dell’anarchia.

L’anarchia è la libertà dei corpi dentro una comunità umana vera e senza confini, è un modo modo di stare al mondo che supera l’odio, la falsità, la paura, la distruzione e il terrore. Compreso quello che da duecento anni il sistema capitalista sta iniettando alla Terra e ai suoi esseri viventi.


Una settimana nel 1984 (7) # Distopia. Psicopolizia. Controllata pazzia

1984 occhio«”Tutte le passate oligarchie hanno dovuto rinunziare al potere o perché si sono irrigidite, o perché si sono addolcite. Sia che divenissero, insomma, troppo sciocche o troppo arroganti, non furono capaci di adattare se stesse alle circostanze, e vennero rovesciate: se invece diventarono liberali e per debolezza fecero delle concessioni allorché avrebbero, invece, dovuto usare la forza, furono rovesciate anche allora. Vale a dire che esse caddero sia per la consapevolezza della propria natura sia per la non consapevolezza di essa. È appunto opera del Partito l’aver prodotto un sistema filosofico nel quale entrambe le condizioni possono esistere simultaneamente. Ed infatti non si può pensare ad altro fondamento sul quale il dominio del Partito avrebbe potuto raggiungere appunto quel suo carattere di permanenza. Se si vuol comandare e persistere nell’azione di comando, bisogna anche essere capaci di manovrare e dirigere il senso della realtà. Poiché il segreto del comando consiste, per l’appunto, nel combinare, fra loro, da un lato la fede nella propria infallibilità e dall’altro la capacità di apprendere da passati errori.

Continua a leggere “Una settimana nel 1984 (7) # Distopia. Psicopolizia. Controllata pazzia”

Una settimana nel 1984 (5) # Neolingua

1984 occhio«La neolingua era la lingua ufficiale dell’Oceania ed era stata messa a punto per le esigenze ideologiche del Socing, o Socialismo inglese. Nel 1984 non c’era ancora nessuno che ne facesse uso, tanto nella lingua parlata che in quella scritta, come suo unico mezzo di comunicazione. Gli articoli di fondo del «Times» erano scritti in neolingua, ma si trattava di un tour de force al quale soltanto uno specialista poteva sobbarcarsi. L’auspicio era che attorno al 2050 potesse sostituire totalmente l’archelingua, vale a dire l’attuale lingua standard. Nel frattempo, comunque, guadagnava terreno abbastanza celermente, dal momento che tutti i membri del Partito tendevano, nei loro discorsi di ogni giorno, a fare un uso sempre più ampio di parole e strutture grammaticali della neolingua. Continua a leggere “Una settimana nel 1984 (5) # Neolingua”

Una settimana nel 1984 (4) # Sesso e potere

1984 occhio«Quando fai all’amore, spendi energia; e dopo ti senti felice e non te ne frega più di niente. Loro non possono tollerare che ci si senta in questo modo. Loro vogliono che si bruci l’energia continuamente, senza interruzione. Tutto questo marciare su e giù, questo sventolio di bandiere, queste grida di giubilo non sono altro che sesso che se ne va a male, che diventa acido. Se sei felice e soddisfatto dentro di te, che te ne frega del Gran Fratello e del Piano Triennale, e dei Due Minuti di Odio, e di tutto il resto di quelle loro porcate?»

Continua a leggere “Una settimana nel 1984 (4) # Sesso e potere”