Io so

Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il ’68, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del “referendum”. Continua a leggere “Io so”

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Un sabato qualunque?

Per uscire dalla paranoia, bisogna decidere di uscirne e iniziare a partecipare. Questo per me vale nelle cose personali e in quelle politiche, che spesso sono più collegate di quello che sembra.

Quello che mangi ad esempio, è una cosa personale e anche politica, deriva da scelte personali e culturali, può curare e fare ammalare me e il mondo.

Da quando hanno cominciato a parlare di sovranità alimentare i movimenti zapatisti messicani e i Sem Terra brasiliani a metà degli anni Novanta, Josè Bove in Francia e Vandana Shiva in India, da quando sono nate Genuino Clandestino e le reti dell’economia solidale per reclamare e praticare la riappropriazione del settore agroalimentare – come un collettivo di persone decide di coltivare, scambiare, vendere e consumare semi, frutti e trasformati agricoli – ma soprattutto da quando siamo entrati nell’epoca dell’imperialismo economico in cui diventano “proprietà intellettuale” anche i semi e le piante, le parole politica e partecipazione hanno assunto significati diversi. Continua a leggere “Un sabato qualunque?”

L’estinzione della capacità di fare collegamenti

Trivellazioni, energia, petrolio, guerra, immigrazione, capitalismo, disastri ambientali, crisi economica: è davvero possibile mettere il silenziatore agli intricati ma evidenti collegamenti fra tutti questi problemi?

Pubblicato originariamente su La Bottega del Barbieri, 8 aprile 2016

di Gianluca Ricciato

Un po’ di anni fa, ormai quasi una quindicina, eravamo nel periodo successivo ai fatti del G8 di Genova, al crollo delle Torri Gemelle di New York e alla successiva entrata nella cosiddetta “guerra infinita”. In quel periodo partecipai a un dibattito dove Daniele Barbieri, fondatore di questo sito, disse una cosa che mi è sempre rimasta in mente: uno dei principali strumenti di controllo è cercare di impedire alle persone di fare i collegamenti fra le cose che succedono.

Nei mesi a cavallo tra 2015 e 2016 abbiamo assistito alla distruzione di uno Stato dalla civiltà millenaria (la Siria), a migliaia di esseri umani deportati davanti a una rete di filo spinato in una cittadina macedone di nome Idomeni, a una serie di attacchi terroristici del cosiddetto ISIS, all’indagine riguardante la gestione dei giacimenti petroliferi di Eni e Total in Basilicata e, non ultimo, a un pauroso omicidio, quello del ricercatore Giulio Regeni, che le notizie trapelate proprio in questi giorni stanno iniziando a descrivere come un possibile omicidio di Stato perpetrato dal governo egiziano. Continua a leggere “L’estinzione della capacità di fare collegamenti”

LA FUNE MAGICA

C’erano una volta un uomo e una donna, lui era americano e si chiamava Shell, mentre lei era italiana e il suo nome era Eni.

Bei nomi, no?

Un giorno, i loro figli che erano tanti e vivevano in America e in Italia, chiesero loro: “papà, mamma, perché non ci andate a prendere un po’ di petrolio in Africa che qui lo stiamo quasi per finire e non possiamo più giocare con le nostre macchinine?”

Allora papà Shell e mamma Eni vanno in Africa, per la precisione in Nigeria, anzi per essere ancora più precisi in un piccolissimo villaggio dove vivevano da centinaia e centinaia di anni degli uomini primitivi, chiamati Ogoni. Vanno dal capo Ogoni, che era un poeta e si chiamava Ken Saro, e gli dicono: i nostri piccoli hanno bisogno di tanta benzina e noi dobbiamo trasportargliela in fretta altrimenti la finiscono e poi diventano tristi. Per fare questo, dobbiamo costruire un grandissimo tubo porta-petrolio, il petroltubo, che passerà proprio sopra il vostro villaggio e colorerà di nero il fiume dove voi prendete l’acqua per vivere, dove lavate i vostri panni e dove i vostri bambini fanno il bagno. Ma voi sarete contenti di farlo, no? I nostri bambini vogliono tanto bene a voi africani, fanno le collette a scuola per voi, fate vedere che anche voi volete bene a loro!

Ken Saro andò a parlare agli altri Ogoni che non furono però tanto contenti di questa proposta e dissero che papà Shell e mamma Eni non dovevano costruire il loro petroltubo. Ken Saro allora, che era poeta, scrisse una poesia per dire a loro che il suo popolo non voleva il petroltubo, tornò da loro e gliela lesse.

Allora papà Shell e mamma Eni si arrabbiarono, andarono dal Re della Nigeria, che si chiamava Re Corrotto, e tirarono fuori la loro arma segreta: la fune magica, che impiccò il cattivo Ken Saro e tutti gli altri Ogoni che avevano osato ribellarsi alle forze del bene. E così finalmente si iniziarono i lavori al petroltubo. Gli abitanti del villaggio rimasti, furono cacciati dalle loro case e costretti a lavorare gratis per papà Shell e mamma Eni, e si dovevano stare zitti se no venivano impiccati pure loro!

Solo alcune figlie riuscirono a scappare, vennero a vivere in Europa e da allora si possono incontrare di solito a sera tarda sui viali delle nostre città. Sono le cosiddette ‘nigeriane’…la loro presenza allieta ancora oggi i figli di papà Shell e mamma Eni che grazie all’oleodotto fatto in Nigeria possono ancora passarle a prenderle sui viali con le loro macchinine e portarle in giro per la città!

E grazie al coraggio e alla bontà di Shell, Eni e del re Corrotto, tutti ora vivono felici e contenti!!!

Ricordatevelo sempre, bambini, quando passate davanti a quelle belle insegne luminose dove c’è scritto sopra SHELL o AGIP. E’ grazie alla fune magica che loro possono ancora brillare nelle nostre città!!!

[ogni riferimento a fatti realmente accaduti in Nigeria nel 1995 è puramente casuale e chi non ci crede è un black bloc]

Gianluca Ricciato