Il regime di ipermetaforicità

     La nostra cultura e la società che ne deriva risultano imbrigliati in un tentativo infinito di “integrale ripresentazione del mondo” attraverso parole, figure, immagini cioè astrazioni, generalizzazioni, razionalizzazioni che nel meccanismo della selezione e della codificazione dei significati escludono parti consistenti di realtà e finiscono spesso col trasformare le cose in segni di qualcos’altro e qualcos’altro ancora, così via fino a divenire segni di niente. (Un racconto metonimico)

Testo ripreso da: Gli ordini simbolici di metafora e metonimia

G. Ricciato, Tesi di laurea, Univ. di Bologna, 2004

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Il maschio ha perso solo il pelo. Ovvero della metafisica del dominio

Arvuda Bystrom
L’immagine della fotografa svedese Arvida Bystrom scattata per una pubblicità dell’Adidas, che ha scatenato l’odio della rete, come si dice. Vedi nota 1

 

Un comportamento selvaggiamente sensuale

Anni fa ho avuto una storia con una ragazza che non si depilava le gambe. Aveva belle gambe che spesso portava scoperte. Poi a un certo punto iniziò a depilarsi perché il vantaggio della libertà dalla depilazione stava diventando minore rispetto allo svantaggio di dover vivere in una società di nuovi maschi alienati con in mano oggetti del progresso tecnologico e nel cervello sordide regressioni patriarcali. E ciò iniziava anche ad essere pericoloso. Stiamo parlando degli anni Zero di questo secolo. Continua a leggere “Il maschio ha perso solo il pelo. Ovvero della metafisica del dominio”

Quante storie dentro un piatto di fave e cicorie

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Questioni di cibo, sesso, genere, cucina, campagna, femminismo e patriarcato
Introduzione al Progetto Salento Bio Veg

Mi sono reso conto da un po’ di tempo che alcuni di noi maschi del Sud abbiamo un rapporto particolare con la cucina, un rapporto che mi verrebbe da definire salvifico. Ho molti esempi che mi fanno dire questo, mi viene in mente il noto Dj Don Pasta, “salentino fuggitivo” come si definisce, con i suoi progetti di musica e cucina, oppure alcuni miei amici con cui condividevo infiniti e complessi banchetti negli anni universitari e che ora sono impiegati con successo nelle cucine di mezza Europa.

Probabilmente, rispetto alle nostre coetanee e conterranee, noi non abbiamo vissuto il cucinare e lo stare davanti ai fornelli con quel senso di nausea che deriva dall’imposizione di dover fare qualcosa per tradizione, perché la storia delle mamme, delle nonne e via di lì ti costringe ad un compito, a prescindere dal fatto che ti piaccia o che tu ne sia capace. Solo perché tu fai parte di un genere che storicamente ha quella funzione sociale. Spesso, non so se a torto o a ragione, il ribellarsi a questa imposizione di genere si porta appresso il rifiuto del lavoro di cura in generale. Io so che mi sono ribellato ad un’altra imposizione di genere, opposta e complementare a questa: quella che vedeva noi maschi ordinare alle mamme e alle sorelle di farci da mangiare e di prendersi cura di noi. Continua a leggere “Quante storie dentro un piatto di fave e cicorie”

15 anni sono abbastanza per fermare il golpe globale

A 15 anni  dal G8 di Genova imperversano ovunque  stati di polizia senza scrupoli, Ttip deliranti, poteri transnazionali criminali, guerre, crisi econonomica ed ecologica, alienazione individuale e sociale: cosa serve ancora per farci capire che mettersi in discussione e  costruire un altro mondo è necessario e urgente?

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Per molte e molti che l’hanno vissuto, o con cui hanno avuto un contatto, il summit dei G8 del 2001 a Genova è stato un grande male e un grande bene. Già questa stessa contraddizione ha spesso segnato l’interpretazione di quegli eventi. In alcuni casi ha prevalso la sensazione di terrore, di orrore rispetto a una violenza cieca, in altri ha prevalso il desiderio e il bisogno di andare avanti e costruire qualcosa di nuovo, di inedito rispetto alla situazione che avevamo intorno. Probabilmente in moltissime persone queste emozioni hanno convissuto al proprio interno e si sono alternate. In me è stato così e forse lo è ancora. Continua a leggere “15 anni sono abbastanza per fermare il golpe globale”