La messa in scena della normalità e la paura di trovarsi fuori posto

LA MESSA IN SCENA DELLA NORMALITA’

«Secondo alcuni studiosi, il linguaggio scientifico sarebbe una buona approssimazione del linguaggio non retoricamente elaborato. A ciò si potrebbe opporre che il discorso scientifico, almeno in alcuni suoi passaggi decisivi, fa delle operazioni che sono di carattere squisitamente retorico (*).

Si capisce tuttavia come esso appaia vicino al grado zero se si considera che nella ricerca scientifica i procedimenti metonimici e metaforici (**) si articolano in maniera insieme elastica e stabile, molto più che in altre pratiche significanti dove spadroneggiano ignoranza e licenza.

Discussioni secolari su induzione o deduzione per capire alla fine che la scienza non si trova ad affrontare simile alternativa. Non ne ha bisogno, dico io, poiché il passaggio dal particolare all’universale e viceversa è un’operazione pratica che si fa in tanti modi e versi, ogni volta che sia possibile oltre che opportuno. Ed è possibile appena si riesce ad inventare un significato capace di esprimere e progettare il senso globale di un movimento esplorativo, poco importa quanto esteso o di quale natura. I botanici lavorano su lunghe e minuziose raccolte, Galileo si è concentrato su pochi esperimenti mentali, Freud si è dibattuto con i fantasmi suoi e dei suoi pazienti. Naturalmente le scienze non sono tutte uguali neanche da questo punto di vista.

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Zone rosse

“Noi non vogliamo che il governo ci tenda la mano, quello che vogliamo è che ci levi i piedi di dosso. Abbiamo dimostrato che possiamo governare e governarci meglio di coloro che lassù in alto si arricchiscono alle nostre spalle” (EZLN)

Il luogo esatto in cui è stata fondata la società della paura ed è iniziata la psicosi di massa che stiamo vivendo. Visibile in una mappa di Genova, 20 anni dopo.

Le zone rosse sono l’arma del terrorismo globale.

1: Palazzo Ducale – sede del Vertice G8 (where the G8 summit took place)
2: piazza Portello
3: piazza Manin
4: piazza Dante
5: piazza Paolo da Novi
6: Boccadasse
7: Arrivo del corteo dei sindacati di base (end of the free unions demo)
8: Partenza del corteo della disubbidienza civile – Tute Bianche (TB) (starting point of the civil disobedience)
9: piazzale M. L. King – GSF convergence center
10: Punta Vagno – GSF public forum
11. Scuole Diaz – GSF media center
12: Fiera – “cittadella” delle Forze dell’ordine (temporary housing for Police Forces)
13: Questura (Police HQ).
14: piazza delle Americhe – dove sarebbe dovuto arrivare il corteo delle TB (where the TB demo should have ended).
15: percorso (route of) Mondelli + carabinieri BTG. “Lombardia”. All’incrocio con via Tolemaide si fermano e attaccano il corteo delle TB (at the Via Tolemaide intersection carabinieri forces stop, and attack the TB demo)
16: percorso (route of) Pagliazzo Bonanno + reparti mobili PS. In Piazza Manin caricano i pacifisti della Rete Lilliput (Police anti riot-units led by Pagliazzo Bonanno attack the Lilliput Net pacifists in Piazza Manin)
17: piazza Giusti, attacco al supermercato “DìxDì” (“DìxDì” supermarket attacked)
18: Marassi, attacco al carcere (the Marassi prison attacked)
19: piazza Alimonda, uccisione di Carlo Giuliani (where Carlo Giuliani was killed)
20: corso Gastaldi e via Tolemaide, carica finale e pestaggi (final police attack and beatings)

Fonte: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:G8_genova_map.jpg

Un altro mondo è possibile

Genova qui e ora

“Il mio Mediterraneo non è quello delle cartoline. La felicità non ti viene mai regalata, te la devi inventare.”

Jean Claude Izzo

Tramonto su Bogliasco

Genova qui e ora è una città che si sporge ancora sul Mediterraneo.

Genova qui e ora è anche una città, “quella in cui affiorano l’amarezza e la grandiosità dei sogni”, come scrisse il marsigliese Izzo nel suo ultimo libro poco prima di morire. 

Genova qui e ora è molto più di una città, è un modo di vivere vecchio e nuovo al tempo stesso che in quei giorni ci assalì. 

Genova qui e ora è un concentrato di desideri che da allora non se ne è più andato, anzi che esonda più passa il tempo e più si avverano quelle cose. 

Genova qui e ora è l’esibizione spettacolare di una catapulta che ci sputava fuori dal ‘900 dopo aver distrutto tutte le cose belle del ‘900, la vita, l’arte, la bellezza, la trasgressione, le avanguardie, i quartieri, i teatri, i cinema, le trattorie, la solidarietà delle comunità, e ci aveva lasciato in preda ad un futuro tecnocratico senza futuro. 

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Resistere ballando: il movimento Danser encore

“C’è troppo menefreghismo, c’è troppo individualismo, si ha paura di mettersi in gioco, di rischiare, di perdere la zona di comfort e quindi ci si adegua un po’ a quelli che sono i dettami che vanno avanti di giorno in giorno. Perché lottare contro questi ti toglie la terra sotto i piedi. Non c’è unione di popolo, mentre in altri paesi, tra cui la stessa Francia da cui parte questo flash mob, sono più famosi per la loro unità di popolo. Non è casuale che sia nato nel paese della rivoluzione francese” (1)

Queste sono le parole di uno degli attivisti italiani del movimento Danser encore, se così si può definire. Il “Danzare ancora” è un’azione situazionista diffusa, un flash mob artistico interplanetario nato in Francia, dove un gruppo di persone canta, suona e balla una canzone di libertà in un luogo improvvisato di una città, in mezzo ai passanti. E a prescindere dal regime di restrizioni in atto in quel territorio. “Danser encore è una canzone del cantante HK (nome d’arte di Kaddour Hadadi) pubblicata nel dicembre 2020. La canzone viene ripresa in Francia e in diversi altri paesi durante dei flash mob, in contesti di mobilitazioni che si oppongono alle misure prese contro la pandemia di Covid-19. HK doveva presentare uno spettacolo con il suo gruppo ad Avignone, ma è stato cancellato durante la crisi sanitaria perché ritenuto non essenziale. In quel momento è nata l’idea di creare una canzone.” (2)

Da dicembre a oggi questa azione di resistenza ha letteralmente girato il mondo coinvolgendo o raggiungendo probabilmente milioni di persone. È raro ormai che mi capiti di dover spiegare a qualcuno cosa sia, perché in qualche modo se non si è venuti a contatto diretto è capitato di vedere una di queste performance online.

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Controstoria di un’epidemia

Imponente raccolta di dati statistici e analisi rigorosa delle incongruenze nella narrazione della pandemia legata alla malattia denominata Covid19. Focus in particolare sulla situazione italiana dall’autunno 2019 al 31 dicembre 2020.

Video-inchiesta realizzata dal giornalista Matteo Gracis sulle analisi raccolte dallo statistico Mirco Vandelli (disponibile anche nel pdf – Covid-19, analisi dei fatti).

“Nonostante sia quasi un anno che l’argomento Covid-19 è onnipresente su qualsiasi TG, radio, quotidiano e sito web, un’analisi dei dati, delle statistiche e dei fatti – basata esclusivamente su fonti ufficiali – non è mai stata offerta all’attenzione del pubblico. Questa relazione cerca di colmare tale lacuna.

Con questo lavoro si vuole offrire una panoramica completa di quanto successo in Italia dall’arrivo del virus Sars-Cov-2 ad oggi, utilizzando la statistica e la matematica, due scienze che ci permettono di analizzare l’intera questione – estremamente complessa – con lucidità e senso critico.

Oltre a ringraziarvi per l’attenzione vi invito a divulgare il video con quante più persone possibili, dal momento che contenuti simili purtroppo non vengono portati all’attenzione dell’opinione pubblica.

Grazie e buona visione.”

Matto Gracis*


Covid-19: analisi dei fatti


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