Intanto nel Salento arriva Riforestival

Una grande crescita individuale e collettiva, intanto, è stato il percorso che ha portato alla creazione comunitaria di un festival della terra e della comunità salentine, che si svolgerà alle Fattizze d’Arneo (Nardò) dal 15 al 18 settembre prossimi. Sono le parole di Ermanno, uno degli organizzatori, che si è fatto portavoce di una presentazione collettiva di questo percorso, durato alcuni mesi. E aggiunge: Intanto…Riforestival è un grande laboratorio sperimentale di comunità. Nato con la semplice idea di far festa, di stare insieme e rinverdire piccoli scorci di territorio, con il tempo si è arricchito di tante adesioni libere e spontanee, che ne hanno rimodulato la portata e la consistenza. (…) Gli ulivi sono secchi, le istituzioni non fanno nulla: Intanto…Riforestival. Ci sono tanti incendi, il territorio è devastato: Intanto (tu, noi) …Riforestival. Ci sono le votazioni, ma nessuno ha in programma la riforestazione: Intanto…Riforestival.

La locandina di Intanto…Riforestival
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La seconda primavera

È la seconda primavera consecutiva che passo qui, non succedeva da anni, a parte le vacanze di Pasqua e qualche giorno tra 25 aprile e primo maggio rubato al lavoro nelle scuole di Roma.

È la seconda primavera da confinati, anche se le due non sono uguali. Ma di comune c’è l’uccisione della socialità.

Non so perché mi sono venuti in mente i Sepolcri. Per il secondo anno non ci sono stati. Il potere sa che le abitudini si cambiano con il tempo, e il popolo non sempre se ne accorge di stare perdendo i suoi riti in favore delle abitudini telecomandate. Di stare diventando massa.

È più di un secolo che succede, ma la resistenza maggiore viene dai paesi e dai Sud. E dai paesi del Sud.

I Sepolcri io me li ricordo da piccolo come una mega-camminata inedita nelle tenebre mistiche delle strade di Aradeo. In cui potevo incontrare chiunque. Un’occasione unica, diversa dai riti settimanali in cui si facevano sempre le stesse cose.

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Piombo colorato

Testo e musica di Gianluca Ricciato – Registrato presso Mediterraneo, Nardò (Dicembre 2020) – Mix e master: Michael De Benedittis (FATTA STUDIO) – Hanno suonato: Gianluca Ricciato – voce, tastiere; Alfredo Ronzino – chitarre elettriche, basso; Betta Maggi – sax contralto; Luigi Barone – drum machine

Piombo colorato (G. Ricciato)

Leggera come un piombo colorato
Come un effetto collaterale
Delle mie scelte di vita
Mi bevi le lacrime
Mi bevi il dolore
Nella tua bocca acida

Leggera
come frequenze dei subwoofer
Come una musica leggera
Una deliziosa sciccheria
Che non si chiama borghesia

Leggera che passi volando nei sottopassi
E attraversi pareti postindustriali
Copri di latex i rifiuti morali
Copri di fango le cattedrali
Copri di phard i centri sociali

Leggera
che hai dimenticato il mio rifiuto
Per venire a salvarmi la vita
Mi mordi il piacere
Mi mordi il dolore
Nelle tue labbra acide

Leggera e acida, leggera e acida
Ai confini della coscienza
Leggera e acida, leggera e acida
Dopo tutta questa incoscienza
Leggera e acida, leggera e acida
Senza inutili pentimenti
Leggera e acida, leggera e acida
Mescoli i sensi e i sentimenti…

Genova qui e ora

“Il mio Mediterraneo non è quello delle cartoline. La felicità non ti viene mai regalata, te la devi inventare.”

Jean Claude Izzo

Tramonto su Bogliasco

Genova qui e ora è una città che si sporge ancora sul Mediterraneo.

Genova qui e ora è anche una città, “quella in cui affiorano l’amarezza e la grandiosità dei sogni”, come scrisse il marsigliese Izzo nel suo ultimo libro poco prima di morire. 

Genova qui e ora è molto più di una città, è un modo di vivere vecchio e nuovo al tempo stesso che in quei giorni ci assalì. 

Genova qui e ora è un concentrato di desideri che da allora non se ne è più andato, anzi che esonda più passa il tempo e più si avverano quelle cose. 

Genova qui e ora è l’esibizione spettacolare di una catapulta che ci sputava fuori dal ‘900 dopo aver distrutto tutte le cose belle del ‘900, la vita, l’arte, la bellezza, la trasgressione, le avanguardie, i quartieri, i teatri, i cinema, le trattorie, la solidarietà delle comunità, e ci aveva lasciato in preda ad un futuro tecnocratico senza futuro. 

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Resistere ballando: il movimento Danser encore

“C’è troppo menefreghismo, c’è troppo individualismo, si ha paura di mettersi in gioco, di rischiare, di perdere la zona di comfort e quindi ci si adegua un po’ a quelli che sono i dettami che vanno avanti di giorno in giorno. Perché lottare contro questi ti toglie la terra sotto i piedi. Non c’è unione di popolo, mentre in altri paesi, tra cui la stessa Francia da cui parte questo flash mob, sono più famosi per la loro unità di popolo. Non è casuale che sia nato nel paese della rivoluzione francese” (1)

Queste sono le parole di uno degli attivisti italiani del movimento Danser encore, se così si può definire. Il “Danzare ancora” è un’azione situazionista diffusa, un flash mob artistico interplanetario nato in Francia, dove un gruppo di persone canta, suona e balla una canzone di libertà in un luogo improvvisato di una città, in mezzo ai passanti. E a prescindere dal regime di restrizioni in atto in quel territorio. “Danser encore è una canzone del cantante HK (nome d’arte di Kaddour Hadadi) pubblicata nel dicembre 2020. La canzone viene ripresa in Francia e in diversi altri paesi durante dei flash mob, in contesti di mobilitazioni che si oppongono alle misure prese contro la pandemia di Covid-19. HK doveva presentare uno spettacolo con il suo gruppo ad Avignone, ma è stato cancellato durante la crisi sanitaria perché ritenuto non essenziale. In quel momento è nata l’idea di creare una canzone.” (2)

Da dicembre a oggi questa azione di resistenza ha letteralmente girato il mondo coinvolgendo o raggiungendo probabilmente milioni di persone. È raro ormai che mi capiti di dover spiegare a qualcuno cosa sia, perché in qualche modo se non si è venuti a contatto diretto è capitato di vedere una di queste performance online.

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