Lockdown Playlist – 50 songs

lockdown music
Immagine tratta da Orme svelate

Quando una insopportabile disciplina è stata sopportata solo la musica ti può salvare. Sparare musica sulla guerra psichica è l’unica metafora che accetteremo, ora e sempre. 50 canzoni per un lockdown scelte in modo arbitrario. O forse un senso ce l’hanno. Dall’Italia al resto del mondo, ma senza pulsioni patriottiche. Sono state la mia colonna sonora di questi mesi.

Continua a leggere “Lockdown Playlist – 50 songs”

L’ultimo anno (22) # L’inizio di tutto

PRECEDENTE

ragnatela

Luglio 1996

Mare ca sape tare comu sape liare,
mare ca comu sta musica
nu se face mai dominare.

Sud Sound System

Cosa c’è al di là di questi momenti non riusciamo a capirlo. Non riusciamo a vedere cosa c’è dopo la trappola, dopo la ragnatela in cui siamo finiti senza nemmeno accorgercene. Non riusciamo a decifrarlo questo rebus, quanto è fatto da nostre paranoie e quanto è invece un vero assedio. Cosa dobbiamo fare per vivere tranquilli? Dobbiamo cambiare vestiti, mentalità, abitudini o che cos’altro, forse sono gli orari che non vanno bene, o il modo in cui camminiamo per strada? Camminiamo troppo lenti per la città, o magari dobbiamo solo cambiare strade?
Non riesco a dormire e con gli occhi sbarrati guardo scorrere l’Adriatico dal finestrino. Betty invece si è addormentata accanto a me, lo scompartimento è pieno come sempre nei periodi che si affacciano alle vacanze e ci ho già fatto l’abitudine, anzi bene ci è andata che due posti li abbiamo trovati. Dopo che siamo riusciti a catapultarci al volo sul treno dell’una e trentanove, l’ultimo della serata, il più disperato. Dopo che senza mollarci un attimo siamo passati dalle rispettive case il tempo di prendere lo strettissimo necessario, come se stessimo andando a fare un fine settimana fuori, ma attenti che non ci fosse nessuno all’entrata di casa sua e a quella di casa mia, del relitto. E quasi ci sembrava strana quella pace tardo serale mentre in Piazza c’era la guerra. Poche ore fa.
Non sappiamo nulla degli altri, siamo preoccupati ma anche liberati. Non sappiamo se da una persecuzione mirata nei nostri confronti o da una semplice azione di ordine pubblico, nemmeno questo sappiamo, se c’è un motivo politico dietro tutto questo o è semplicemente un problema tutto nostro interno, della nostra incapacità di stare al mondo. Prima almeno era tutto più chiaro, chi stava con lo Stato e chi stava contro, e si facevano la guerra. Nemmeno questo abbiamo noi, ma nemmeno lo vogliamo. Quanto ci siamo divertiti quest’anno, quante risate ci siamo fatti. Quante storie ridicole e grottesche abbiamo vissuto, quante avventure senza senso.
Il nonsense è diventato il nostro sesto senso per evitare la serietà della vita che ci piomba addosso e non sappiamo affrontare. Solo che tu riesci a dormire bella mia, tu riesci ad acquietare la mente, io sono ancora qui a rimescolarmi le immagini nel cervello per il mio solito vizio di non riuscire a staccarlo, per il solito circolo vizioso di cercare il senso nel nonsenso. Continua a leggere “L’ultimo anno (22) # L’inizio di tutto”

L’ultimo anno (21) # Un sabato qualunque

PRECEDENTE

SUCCESSIVO

Moon over Bologna

È sabato sera, nel giro di qualche ora la piazza si riempie di gente di tutte le età, dagli universitari ai cinni del liceo che vengono a scoprire la multicultura cittadina ai giovani lavoratori appena usciti dagli anni dell’autonomia. Tra il crescentone e gli scalini di San Petronio ci sono centinaia di persone, la calura imprigionata nel suolo sembra non dare troppo fastidio visto che sono quasi tutti seduti per terra. Noi arriviamo intorno alle dieci e riconosciamo il punk suonato con le chitarre acustiche dai nostri amici, quello d’epoca dei Clash e quello ecologista dei Crass e quello nuovo dei NOFX passando per gli Skiantos autoctoni e per le canzoni sconosciute dei gruppetti nostrani.
I nostri cervelli presi dallo sballo modificato del vino della mensa ci dipingono la piazza affollata come una tavolozza del Pazienza, e forse c’è qualcosa di vero in questa immagine. Riconosco Davide ad una delle chitarre e Cesare con un tamburello in mano, vedo Igor alle prese con una ragazza punk a me sconosciuta e tra di loro il bottiglione da cinque litri di vino, presumo proveniente da casa nostra. Poco vicino riconosco alcuni ragazzi delle case occupate e più indietro, vicino alla porta della chiesa, mi accorgo che c’è James, il tipo pazzoide che mi somministrò un pompino mesi prima. Dai movimenti loschi credo stia trafficando cartoni lisergici, non so se dalla parte dell’acquirente o del commerciante. Continua a leggere “L’ultimo anno (21) # Un sabato qualunque”

Gli affari

lagonight

Nel 2010, dopo l’ennesima collaborazione con una benemerita realtà del terzo settore che non voleva pagarmi il lavoro che le avevo prestato, e sfiancato da anni di collaborazioni di questo tipo, decisi di mandare la famosa lettera dell’avvocato per sollecitare il pagamento.
Era una Ong in forma di cooperativa in questo caso, che partecipava ad un bellissimo progetto internazionale a carattere socio-ambientale, insieme ad altre realtà sicuramente migliori di lei. La suddetta Ong aveva scarso interesse a portare avanti questo progetto – aveva solo interesse per i fondi europei che le sarebbero entrati – per cui durante il lavoro rese la vita impossibile a noi collaboratori/trici precarie che ci facevamo il culo girando l’Italia con passione e mezzi di fortuna, e poi, ciliegina sulla torta, si dimenticò di noi e dei nostri soldi appena finimmo la collaborazione.  Continua a leggere “Gli affari”

Il bambino nell’acquario, Lunar Park e Jay McInerney

tnc-bret-easton-ellis.jpg
Bret Easton Ellis

Il bambino nell’acquario, Lunar Park e Jay McInerney

Gianluca Ricciato

hedda-gabler«I bambini erano inaffidabili – gli psicofarmaci che prendevano ne erano la prova. Inoltre Robby aveva appena cambiato antidepressivi. Gli avevano prescritto il Luvox per gli attacchi d’ansia che lo tormentavano da quando aveva sei anni e che dal mio arrivo si erano fatti più intensi – chi poteva davvero dire quali fossero gli effetti collaterali? Il suo medico ci aveva assicurato che non ce n’erano, salvo qualche leggero problema gastrointestinale, ma i dottori dicevano sempre così, e comunque senza quella medicina Robby non riusciva a star fermo. Senza le pasticche non sarebbe riuscito a superare il planetarium. Senza il Ritalin non si sarebbe mai spinto fino al centro commerciale per cercare un costume, come aveva fatto all’inizio della settimana. Per poco non scivolai su uno skateboard, entrando nella sua stanza, ma il volume della Tv era così alto che Robby, seduto sul letto, non se ne accorse.»

(Bret Easton Ellis, Lunar Park) Continua a leggere “Il bambino nell’acquario, Lunar Park e Jay McInerney”