Leggere “Carcajada profunda y negra” nell’era della paranoia social

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C’è stata, nemmeno tanto tempo fa, un’epoca in cui in ambiti intellettuali di movimento era possibile diffondere ricostruzioni diverse da quelle ufficiali, anche quando si trattava di terrorismo e di grandi poteri capitalisti.
Poi sono arrivate le fake news, i gomblotti e gli antibufalari di professione; la derisione e l’odio bipartisan per il diverso per razza o stile di vita; il binarismo delle posizioni e l’alternanza dei due nazicapitalismi; l’ossessione per il terrapiattismo e altre notizie pompate ad arte per deviare e mistificare i dibattiti scomodi; l’invenzione in laboratorio, da parte di novelli Mengele virtuali, di una maggioranza pro tav, pro tap, pro vax, maggioranza che prima non si era mai occupata di nessuno di questi argomenti (tav, tap, vax); l’invenzione in laboratorio di una sinistra geneticamente modificata edificata sui simboli del passato; l’interiorizzazione di un tecnicismo rudimentale, acefalo e acritico innalzato a verità scientifica assoluta da parte della maggioranza schiacciante della popolazione.
È  arrivata, insomma, la nuova fase più profonda di quella rarefazione della realtà già intravista da molti intellettuali, di movimento o meno: la fase della paranoia social.
Abbiamo tuttavia reperti di quel periodo passato, reperti di inizio millennio, a volte macabri e crudi nella loro insolenza, anche nei confronti della morte.
Questi reperti potevano a volte, per ipotesi, riportare ricostruzioni verosimili e plausibili.
E potranno farlo in futuro, quando i posteri usciranno da questa paranoia e ricominceranno ad abitare la Terra reale.
G.R.

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Una settimana da paura

Manifesto - Campagna di Vaccinazione
Immagine del Manifesto apparso sui muri di Roma per la campagna di vaccinazione della Regione Lazio (2016)

Una settimana da paura. Il capitalismo scientista occupa giornali, televisioni e Senato

di Gianluca Ricciato

 

Nel giro di una manciata di giorni, dal 7 al 13 ottobre, il capitalismo finanziario legato alle multinazionali farmaceutiche è riuscito in Italia, con i suoi esponenti e fiancheggiatori, ad occupare giornali, editoria, televisione e Senato. Roberto Burioni con la sua nuova uscita “Balle mortali” onnipresente. La Glaxo Smith Kline, multinazionale farmaceutica condannata per tangenti, in Italia e non solo[1], e che ha investito nel 2016 un milione di euro in Toscana[2] per il business dei vaccini, viene ospitata in una sala del Senato insieme a Walter Ricciardi, numero uno dell’Istituto Superiore Sanità (ISS) e consulente più o meno velato della Glaxo, come emerso nel libro Vacci-nazione[3] della giornalista Giulia Innocenzi, in barba ai conflitti d’interesse. Lo stesso Ricciardi che riparte con una campagna d’odio virale, questa volta contro Giancarlo Pizza, da anni presidente dell’ordine dei medici, per aver osato esprimere dubbi sulla legge 119/2017, la cosiddetta legge Lorenzin, ormai famigerata. E tutta la solita manciata di “scienziati” pop provax, gli stessi onnipresenti in questa settimana sui media che si ritrovano pronti, a poche ore dalla morte di una bambina a Melfi, in Basilicata, a insultare l’intelligenza collettiva fornendo diagnosi last minute, e a schernire il dolore dei genitori che chiedono l’ovvio, ossia che venga aperta un’inchiesta partendo dai sospetti, visto che la morte è avvenuta a 24 ore dalla vaccinazione. Continua a leggere “Una settimana da paura”

C’era una volta un movimento globale. Che partiva dal personale


di Gianluca Ricciato

 

movimento altermondialista.jpgIl movimento globale dentro di me iniziò in un preciso momento, anche se ci furono molti altri momenti preparatori. Questo preciso momento avvenne durante una festa di laurea in una casa studentesca bolognese. Una festa in cui tutti erano piuttosto alticci o proprio sfatti dai festeggiamenti. Ma io no, e non perché fossi particolarmente virtuoso, ma perché in quel momento avevo dentro un’inquietudine. Ero nervoso. Era la sera del 20 luglio 2001 e nel salone c’era la TV accesa sugli scontri per le strade di Genova, ed era da poco stata data la notizia di un morto. Forse uno spagnolo, sicuramente uno del blocco nero.

Mentre guardavo la TV apparve una foto di questo presunto spagnolo: di spalle, incollato ad una camionetta dei carabinieri bloccata contro un cassonetto riverso dei rifiuti, intento a scagliarle addosso un estintore rosso da distanza ravvicinatissima. La foto fu mandata in onda a lungo, mentre di sottofondo i commentatori blateravano. La guardai a lungo e iniziai a non credere che quello fosse possibile, che non fosse la realtà. Iniziai a non credere a quella foto perché mi sembrava una fiction. Iniziai a pensare che non era così, che quella ricostruzione che stavano dando non fosse vera. Che fosse falsa. Che fosse una fake news come si dice oggi, una bufala. O meglio, come si dovrebbe dire in questi casi, un depistaggio. E non so perché ebbi questa intuizione, visto che normalmente non è che mi occupi di omicidi o cose del genere. Ma quella intuizione era fondata: quella foto non rispecchiava la realtà, ma la deformava, la depistava. Perché, e questo da studente di filosofia estetica lo sapevo, il rapporto tra immagine e realtà è una cosa complessa e non lineare. Un’immagine può essere usata per imporre un’opinione, travisata, mal compresa o manipolata. 

In quel preciso momento, a quell’ora e in quella festa, iniziò dentro di me il movimento globale. Continua a leggere “C’era una volta un movimento globale. Che partiva dal personale”

Il prossimo pasto

ghandi“Quando non si capisce una cosa bisogna fare uno sforzo di comprensione, non negare quella cosa. La negazione di ciò che non si capisce genera dei mostri” diceva Giuseppe Bucalo vent’anni fa, agli albori delle pratiche antipsichiatriche, dove anti-psichiatria, come dice lui, etimologicamente è agire prima della psichiatria, non contro. Quando i danni non sono ancora fatti. Oggi tra i danni psichiatrici quotidiani c’è la logica binaria dei social network dove la complessità viene cancellata dai conati reazionari che riducono i problemi filosofici, ecologici, alimentari, sociali e culturali a battaglie di schieramento. Dove la messa in discussione e il superamento di pratiche che hanno raggiunto i loro limiti evidenti – come ad esempio la produzione e il consumo alimentare nella nostra società, per dirne solo una – sono preda di isterie collettive al grido di gomblotto gomblotto, bufala bufala, vegani vegani. Isterie speculari e complementari a chi diffonde sul web bufale e complotti senza praticare il cambiamento che si vorrebbe. Come se, seguendo la logica binaria, a causa dei complottisti che vedono ovunque il Big Pharma spariscano i crimini delle multinazionali petrolifere, alimentari, farmaceutiche e chimiche. Il tempo come sempre spiegherà le cose fuori dalle logiche binarie, perché il tempo non è un’unità binaria come pensa la ragione riduzionista. Il tempo farà i collegamenti che la nostra ragione non riesce più a fare. Spiegherà perché diciamo da quindici anni che “voti ogni volta che fai la spesa”, ed è un voto politico molto più pesante delle fiction elettorali delle post-democrazie capitaliste. Perché diciamo da quindici anni che bisogna cambiare il mondo senza prendere il potere. Perché abbiamo iniziato a dire che un altro mondo, un’altra razionalità, un’altra scienza, un’altra cultura, un’altra intercultura, un’altra politica, un’altra forma di produzione, un’altra forma di convivenza e un altro linguaggio sono necessari. E le pratiche alternative sono in corso, nonostante le isterie e le guerre infinite. Con piacere quindi, ospitiamo questa riflessione. Per andare oltre.

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