Stefania

Articolo pubblicato originariamente sul sito di Maschile Plurale

Orvieto vista da Ciconia
Orvieto vista da Ciconia

Stefania era la presidenta. L’abbiamo conosciuta un giorno di qualche anno fa (forse era il 2012) mentre andava e veniva dalla cucina de La Svolta, mitica Ecosteria di Ciconia, frazione di Orvieto, a poche centinaia di metri dalle scuole in cui avevamo appena iniziato le lezioni sulle differenze e contro la violenza. La Svolta era uno di quei luoghi che io sogno sempre si diffondano a macchia d’olio, dove si praticano discipline orienatali, si fa cultura resistente, musica, si mangia bio ed equosolidale. E che come spesso accade non reggono alla barbarie del capitale, che semina ogni giorno nocività e morte nelle nostre vite. Continua a leggere “Stefania”

Che uomini vogliamo essere?

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di Gianluca Ricciato
ripreso da La Bottega del Barbieri

E’ questa la domanda fondamentale della nostra epoca in crisi? Gli uomini oggi si stanno davvero chiedendo cosa vogliono diventare, dopo più di settant’anni di femminismi, o è soltanto un abile gioco retorico da intellettuali che non possono più fare a meno di affrontare questo discorso? Esiste una nuova narrazione della sessualità maschile fuori dalla pornografia poco attraente dei grandi fratelli vip che sdoganano la complicità maschile alla violenza? Esistono comunità sovversive rispetto alla normatività maschile occidentale bianca e borghese che alimenta in questo momento guerre, distruzioni e tragedie dell’immigrazione, da Aleppo a Lampedusa? Stiamo costruendo, o stiamo riuscendo almeno ad immaginare modalità relazionali alternative agli argentini che stuprano e seviziano in branco una ragazzina sedicenne, all’altro branco nostrano che per anni reitera violenze su un’altra ragazzina nel silenzio generale, alla colonia di molestatori che a capodanno non riesce a controllarsi e tenere le mani a freno, al “normale idiota” che prende una tanica di benzina, sale in macchina e va a mettere fuoco la sua ex quando forse basterebbe qualcuno che gli insegnasse a gestire la sua rabbia e il suo dolore, se non fosse stato cresciuto appunto come un idiota criminale (la banalità del maschio) da questa società? Continua a leggere “Che uomini vogliamo essere?”

Il maschile tra natura, cultura e altre invenzioni

Questo testo di qualche anno fa è nato come rielaborazione di un mio intervento tenuto durante l’incontro: “Sessualità maschile e potere” a Catania il 25 novembre 2009 e pubblicato per la prima volta sul Blog “Daniele Barbieri e altr*” (ora transitato su La Bottega del Barbieri). Molte delle esperienze descritte prendono spunto dal lavoro del Laboratorio Smaschieramenti di Bologna di cui ho fatto parte, nato e vissuto nel centro sociale Atlantide, sgomberato malamente lo scorso novembre e a cui sono sempre vicino e che è il simbolo di quello che in Italia fa sempre fatica a trovare cittadinanza in mezzo alle lamentele mediatiche e alle violenze insensate del potere di turno.

Gianluca Ricciato

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Raccontarsi a scuola fa paura?

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Raccontarsi a scuola fa paura?***

di Gianluca Ricciato

Oggi per me è finito un anno di interventi, laboratori e progetti scolastici nell’educazione alle differenze di genere, come la chiamiamo oggi, più o meno. Lo stesso anno in cui sono spuntati messaggi intimidatori, whatsapp allarmanti, manifesti in strada contro la vendita di bambini alle coppie gay e processioni in piazza per difendersi dalla teoria del gender, come la chiama oggi qualcun altro. Continua a leggere “Raccontarsi a scuola fa paura?”

Scioperare dal privato e dalle doppie morali

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«Dietro ogni grande uomo c’è una grande donna». Sento questa frase da quando sono piccolo e prima mi faceva molto effetto. Mi faceva pensare a qualche specie di trama femminile che si tesseva nelle case private dei grandi uomini pubblici, cantanti, scrittori, presidenti e imprenditori. Mogli, compagne e fidanzate più o meno affascinanti che nei letti notturni suggerivano le grandi frasi e le grandi azioni. E tutto questo, devo dire, aveva il suo fascino e vedo che lo ha ancora. Poi, con l’affermazione della parità («ora che non possiamo farne a meno, per non farci smascherare facciamo in modo che anche le donne abbiano la loro fetta di pubblico, la loro quota rosa», più o meno), anche i veri o immaginari mariti delle donne di potere hanno assunto questo ruolo fascinoso. Questa immagine però ormai da molto tempo ha iniziato a nausearmi.

Prima di tutto voglio specificare una cosa. Non voglio dire che il privato non sia importante. Anzi al contrario credo che ogni azione pubblica o politica abbia in realtà un’origine o un movente personale, credo cioè che la spinta verso cui si muovono tutti e tutte nell’agire pubblico sia comunque una spinta personale, buona o cattiva che sia: si tratti cioè di un piccolo e squallido tornaconto economico o di una grande ingiustizia vista o subita che ti porta ad accogliere una grande causa. Sarà parziale come visione ma io vedo sempre di più questo.

Quindi la nausea che mi iniziò a salire qualche anno fa – nausea reale, non metaforica, in tante occasioni di movimento, a esempio – non mi derivava dalla presenza del privato, quanto invece dalla divisione netta fra questi due spazi, il pubblico/politico e il privato/personale, che sia i capetti alternativi di turno che il mainstream mediatico alimentavano e alimentano più o meno consapevolmente. Questa divisione è anche la divisione fra lo spazio del dicibile e del non dicibile, del fattibile e del non fattibile, che risale storicamente alla divisione fra maschile e femminile innanzitutto e alla doppia morale tipicamente patriarcale fra vizi privati e pubbliche virtù. Altri momenti di nausea, legati a questo discorso, furono il vedere questa divisione agita da tanti maschi e anche da alcune femmine nelle loro relazioni, ancora oggi nel duemilatredici, e nelle nuove versioni del capitalismo emancipatorio.

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