LA RINASCITA SARA’

CAMPAGNE ARADEO

Seminati i fiori.

Piantate le erbe aromatiche.

Suonato il pianoforte. Il jazz libero.

Mangiati unguli, spunzali, rape nfucate e mpille.

Il cibo salentino è una lingua, non un dialetto.

Fatto il bagno nell’Adriatico.

E dopo San Foca No Tap, il mare che resiste.

Alla mafia, ai fossili, alla guerra del capitale.

Fatti i giri in bici nelle campagne fiorite di primavera.

Fatto il bagno nello Jonio.

E dopo la Torre dell’Alto, Porto Selvaggio, il Belvedere Renata Fonte.

Che amava la bellezza e amava la vita.

Per questo sabotava il sistema della guerra, della mafia e del capitale. Continua a leggere “LA RINASCITA SARA’”

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La resistenza del viandante. Appunti di viaggio dal Locomotive Jazz Festival ’12 di Sogliano Cavour

un altro pezzo proveniente direttamente dall’agosto duemiladodici e pubblicato originariamente sul blog della Cellula Paesologica salentina

The day after

Vado a fare colazione a Sogliano, che è già tarda mattina per la campagna che attraverso, dove ci sono gli abitanti che già vanno in cerca di fichi e perine sugli alberi, segno che è arrivato agosto in queste lande. Sono fortunatamente pochi i kilometri che devo fare e questo è sempre stato un buon motivo per partecipare al Locomotive Jazz Festival in questi sette anni, oltre al periodo favorevole dell’anno, ma non è solo questo il motivo.

A Piccapane si svegliano, preparano frise e caffè, che ieri sera c’è stata festa anche qui, in linea d’aria pochi passi dal centro di Sogliano city, sbircio per vedere se c’è già vita mentre sfreccio (si fa per dire) con la Lancia fin de siècle.

The day after non presenterebbe segni della serata precedente se non fosse per la grande impalcatura di Piazza Diaz che con la luce del giorno sembra ingombrante, mentre ieri sera, e le altre sere da quando il festival si è trasferito qui, era armoniosamente collegata con le case bianche, la chiesa gialla dell’Annunziata, il Campanile.

Finisco di nuovo per sbaglio a parcheggiare sul cartello “Non parcheggiare qui per favore che devo entrare il motore”, e come ieri sera la sposto perché mi sembra convincente il motivo, magari  poi ieri sera lo doveva entrare ma stamattina lo deve uscire, il motore. Mentre percorro a piedi la strada per tornare dopo poche ore al bar di Piazza Diaz, mi fissa l’ambulante della frutta per vedere se posso prendergli qualcosa, ma io intanto fisso l’uomo addormentato sulla panchina accanto a lui che pende verso sinistra, per vedere se finirà disteso nella panchina in questo frattempo.

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La resistenza del viandante. Appunti di viaggio dal Locomotive Jazz Festival ’12 di Sogliano Cavour.

New York, Perugia, Sogliano. Un mondo all’incontrario

Monk bisognava vederlo per ascoltare veramente la sua musica. Lo strumento più importante del gruppo – qualunque fosse la formazione – era il suo corpo. Lui in realtà non suonava il pianoforte. Il corpo era il suo strumento, e il piano era soltanto un mezzo per far uscire la musica dal suo corpo, alla velocità e nella quantità che desiderava.*

Per raggiungere New York prendiamo la E45 nel primo pomeriggio di un sabato di luglio. New York, che in questo caso è la capitale dell’Umbria, è una collina afosa piena di gente sudata. Il punto di concentramento è un campeggio subito fuori, ai piedi di un’altra collina, dove la fila è per un posto al sole, che in tenda non è propriamente un luogo fortunato. Complottiamo un attimo, io e Alberto, e decidiamo di andarcene, verso sù, dove c’è l’altro campeggio, quello più caro. Continua a leggere “New York, Perugia, Sogliano. Un mondo all’incontrario”

Il lato positivo. Frammenti di storia minima da un concerto di Sergio Caputo

Sì ok è difficile guardare il lato positivo delle cose quando una mattina inizia così, telefonate con segretarie per svolgere mansioni burocratiche impossibili e che non mi dovrebbero competere. Nel mentre in cui con un’estemporanea ispirazione auroresca mi ero messo al piano con le cuffie, e che scena dev’essere stata per Margherita che è entrata in camera per passarmi la telefonata e che mi credeva ancora a letto. Ma l’adrenalina di tutto questo non leva ma si aggiunge a quella per ieri sera e per l’altro ieri sera.

Sono qui, lavoro da casa, magari cose pallose, ma eccola la svolta, posso scrivere. “Come le poesie scritte in mezzo al traffico”. Come tutte le volte in cui l’ossigeno sembra essere finito perché non riesci ad aprire le finestre. La musica che sùtura le ferite, eccola la rimozione positiva che non è rimozione in senso psicoanalitico chiaramente, è sublimazione e addolcimento malinconico, sutùra appunto di cuori quando sono spezzati in due come quello mio dell’altro ieri sera, quello che chiude per sempre il ciclo dei martedì di incoscienza con lei, al posto dell’autocoscienza che di regola dovrei fare il martedì. E ieri non c’era niente che mi potesse consolare, niente che potesse addolcire il cielo grigiotopo sopra di me e dentro di me. Tranne che una cosa, una sola cosa.

Il concerto di Sergio Caputo.

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