La foto in cui guardo l’assedio dell’Eastmed

Orte Palascia.jpg

Nel tratto di mare che guardo in questa foto hanno deciso di costruire la piattaforma di approdo di un gasdotto (un altro in Salento, dopo Tap). Ciò è avvenuto grazie alla società Igi-Poseidon, alla multinazionale energetica francese Edison e ai governi israeliano, greco, cipriota e italiano.

L’accordo è stato firmato dal precedente governo Gentiloni nella persona del ministro Carlo Calenda. Il governo attuale è schizofrenico (che novità), da un lato nelle settimane scorse ha richiesto al parlamento europeo nuove valutazioni di impatto ambientale, mentre poche settimane prima Salvini era in Isreale a tranquillizzare i suoi soci in affari su questo gasdotto.[1] Continua a leggere “La foto in cui guardo l’assedio dell’Eastmed”

Annunci

Cineracconto e i dieci anni prima

100_1742
Panorama di Bologna da Villa Spada, 2009

Visto che siamo in tema di #tenyearschallenge, che tradotto significa più o meno #chestavofacendodieciannifa, allora ne approfitto per dire una cosa importante che ho fatto dieci anni fa, e lo faccio nell’occasione della mia prima uscita musicale ufficiale, il mini-disco Cineracconto.

Dieci anni fa, nel 2009, decisi che erano troppi anni che suonavo, scrivevo e componevo cose per me senza riuscire a dare loro una forma accettabile per il mondo esterno, per vari motivi, mia indolenza, mondo difficile, altre cose da fare sempre più importanti, tendenza alla dispersività, paura.

E intanto mi erano successe nella vita tante cose che mi avevano riempito i taccuini, la mente e le orecchie, tante che rischiavano di esondare, e infatti esondarono, proprio nel 2009, ten years ago. Continua a leggere “Cineracconto e i dieci anni prima”

Il Daniele che irrompe nell’alienazione della sinistra

pertini pazienzaDopo anni di cretinizzazione della sinistra, dove le cose più importanti che si riescono a dire collettivamente sono frasi del tipo: “devono parlare solo gli esperti”, “in questo mondo di ignoranti, trogloditi, medievali”, “non ci sono più i professori di una volta, le scuole di una volta, la cultura di una volta, i Pertini di una volta, gli Andreotti di una volta”.

Dopo anni in cui si è totalmente persa qualunque capacità pratica di contrastare il consumismo capitalista che asfissia menti corpi e spiriti, quello che Pasolini chiamava la merda borghese che è un fascismo peggiore del fascismo, ed esserne diventati i più strenui difensori, che ridicolizzano chiunque pratichi alternative di vita, brandendo la virile verga del debunking autoritario (gomblotto!, feik nius!) e vomitando bile contro chiunque legga la realtà non accettando la neoscolastica tecnonazista (questa sì, di matrice agostiniano-medievale).

Dopo anni in cui si è persa qualunque capacità politica collettiva, polverizzata in mezzo ai commenti autoflagellanti su facebook e su twitter, e quello che (r)esiste sono pratiche totalmente illegibili da parte del sistema mediatico, ma sono pratiche che ovviamente esistono, perché esisterà sempre qualcuno che riesce ad andare avanti in mezzo a qualunque totalitarismo, solo che il telegiornale non te lo dice.

Pratiche che rompono lo schema e irrompono nonostante vengano deformate e bullizzate quelle poche volte che arrivano al mainstream, e tra queste, le più importanti, le pratiche di pedagogia alternativa che mettono in pratica (aiuto, la pratica!) quello che da settant’anni stanno dicendo le ricerche pedagogiche più importanti, le marie montessori messe sulle mille lire e dimenticate. Continua a leggere “Il Daniele che irrompe nell’alienazione della sinistra”

Italian express apartheid

Lo so sembrano archeologia certe cose oggi. Non ne ero convinto e non l’avevo mai pubblicato. Non avevo nemmeno cambiato i nomi veri con quelli inventati, e non li cambierò adesso. Ma dato che il blog è mio e me lo gestisco io, e dato che le fiabe atroci sono inattuali per definizione, e dato anche che è bello leggere di quando questa merda chiamata (Tren)italia faceva già schifo ma in confronto ad ora prende quasi la nostalgia, allora eccolo a voi. Raccontino espresso notturno, a.d. 2003

ITALIAN EXPRESS APARTHEID

Gianluca Ricciato

 

Alle 5 e 55. Questo è l’unico Espresso per andare a Roma, me ne faccio una ragione.

Di giorno ci sono solo Eurostar e gli altri Espressi sono stati soppressi. Di questo non riesco ancora a farmene una ragione, che i servizi diventino merci su cui fare la grana.

Ma a Roma ci voglio andare, c’è la manifestazione ma non ci sono treni organizzati da Bologna, e poi c’è Daniela che mi aspetta ed è un’occasione per stare qualche giorno insieme, in questo periodo complicato. Allora mi faccio coraggio e metto la sveglia alle 5, dovrei farcela a svegliarmi e ad arrivare in stazione, che è qui vicino, forse riesco anche a fare colazione.

È bella all’alba la stazione di Bologna, non è come la sera quando vengo a fare il servizio mobile, quando devo litigare con il custode di turno per farmi alzare la sbarra e poter arrivare vicino ai binari con la macchina dell’associazione, vicino all’accolita disordinata e multietnica che aspetta il tè caldo, i vestiti, le informazioni. E ogni tanto passa la PolFer che ci lancia occhiate indispettite e annoiate, e poi il passante collettobianco-cravatta-borsetta che ci guarda schifato correndo verso la sua camera di hotel a 5 stelle che l’azienda gli ha prenotato per il convegno sul marketing globale del giorno dopo in fiera. No, all’alba non c’è niente di tutto questo, i ragazzi stanno dormendo mimetizzati negli anfratti bui o nei sottopassaggi o chissà dove, e tutto mi sembra lunare. Continua a leggere “Italian express apartheid”