Gli affari

lagonight

Nel 2010, dopo l’ennesima collaborazione con una benemerita realtà del terzo settore che non voleva pagarmi il lavoro che le avevo prestato, e sfiancato da anni di collaborazioni di questo tipo, decisi di mandare la famosa lettera dell’avvocato per sollecitare il pagamento.
Era una Ong in forma di cooperativa in questo caso, che partecipava ad un bellissimo progetto internazionale a carattere socio-ambientale, insieme ad altre realtà sicuramente migliori di lei. La suddetta Ong aveva scarso interesse a portare avanti questo progetto – aveva solo interesse per i fondi europei che le sarebbero entrati – per cui durante il lavoro rese la vita impossibile a noi collaboratori/trici precarie che ci facevamo il culo girando l’Italia con passione e mezzi di fortuna, e poi, ciliegina sulla torta, si dimenticò di noi e dei nostri soldi appena finimmo la collaborazione.  Continua a leggere “Gli affari”

La foto in cui guardo l’assedio dell’Eastmed

Orte Palascia.jpg

Nel tratto di mare che guardo in questa foto hanno deciso di costruire la piattaforma di approdo di un gasdotto (un altro in Salento, dopo Tap). Ciò è avvenuto grazie alla società Igi-Poseidon, alla multinazionale energetica francese Edison e ai governi israeliano, greco, cipriota e italiano.

L’accordo è stato firmato dal precedente governo Gentiloni nella persona del ministro Carlo Calenda. Il governo attuale è schizofrenico (che novità), da un lato nelle settimane scorse ha richiesto al parlamento europeo nuove valutazioni di impatto ambientale, mentre poche settimane prima Salvini era in Isreale a tranquillizzare i suoi soci in affari su questo gasdotto.[1] Continua a leggere “La foto in cui guardo l’assedio dell’Eastmed”

Il fiore più felice

sanacore

Reeno: “E’ la storia di un sogno in cui una persona incontra dei fiori che, divisi per colore, sono chiusi in un recinto di fili di ferro. Ad un tratto chiede ad un fiore: ‘Perchè siete separati e non vivete tutti insieme?’, e il fiore risponde: ‘Guarda che il fiore più felice è quello senza radice, che corre come un cane senza guinzaglio e senza padrone’. Improvvisamente arriva un uomo molto grande che toglie i recinti di filo di ferro, taglia i fiori e li porta al mercato. I fiori, stesi sulla bancarella, fanno a gara tra di loro per farsi notare dagli acquirenti, ma a un certo punto si accorgono che la loro diversità è una diversità impostagli dal coltivatore, e quando si rendono conto di essere tutti fiori vanno via mano nella mano! Dietro questa immagine infantil-sognatoria c’è il tentativo di dire che gli uomini vivono in recinti-nazioni e che il capitalismo di fatto sradica il background culturale e nazionale dei popoli, mettendo su una grande bancarella-mercato di persone sradicate che si incontrano con altri sradicati, che inizialmente danno vita alla guerra tra poveri (che è quello che succede oggi), ma in seguito avranno il dovere di trovare un’unione nella diversità. Il mercato insomma ha una doppia faccia: da un lato aliena e distrugge e dall’altro dà la possibilità, nella tragedia dello sradicamento, di fare incontrare persone di luoghi differenti e lontani. Questa è una cosa che deve essere sfruttata, la storia non si ripete e indietro non si ritorna”.

da Alessandro Pestalozza, Almamegretta. Frammenti Rock, Arcana Editrice

Continua a leggere “Il fiore più felice”

Il primo sciopero nero

boncuri

 

 

 

 

 

 

 

 

Articolo scritto originariamente per le “scor-date” de Il blog di Daniele Barbieri e altr*

«O vogliono che questi giovani che hanno famiglia, vadano alla disperazione, come quei poveri contadini giù nel Tacco? Loro gli mandano i soldati e i carabinieri, sparano, legano, buttano in galera, e credono d’aver tutto bello e sistemato. Qui è question di fame, è question»

Vasco Pratolini[1]

Prendi una piccola terra del Sud Italia chiamata Salento, che vive da secoli di agricoltura e da qualche anno di turismo, da quando le amministrazioni locali si sono inventate amene attività folkloristiche come la riscoperta della pizzica e quella della lingua grika, che tanto attirano le masse urbane alienate bisognose di divertimenti alternativi.

Prendi una popolazione, quella salentina, in cui una larga fetta non è mai riuscita ad uscire dalla mentalità feudale, che chiama ancora «feudi» le zone di campagna limitrofe alle aree urbane, che ragiona spesso e volentieri in termini di razza e di identità e funziona, dal punto di vista lavorativo, in termini di padroni, caporali e servi della gleba. E mai criticare o contraddire quella larga fetta, se no si innervosisce e non ragiona più.

Prendi un’altra popolazione più eterogenea che vive in Italia, quella dei «negri» che fanno lavori stagionali nelle campagne perché gli italiani non vogliono più farli, girano dal Trentino all’Emilia al Tavoliere delle Puglie e verso luglio arrivano anche in Salento per raccogliere angurie e pomodori, dato che questi due prodotti sono richiestissimi dalle masse urbane alienate di cui sopra, che vanno a fare la spesa nei loro luoghi sacri, i supermercati. Continua a leggere “Il primo sciopero nero”