La foto in cui guardo l’assedio dell’Eastmed

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Nel tratto di mare che guardo in questa foto hanno deciso di costruire la piattaforma di approdo di un gasdotto (un altro in Salento, dopo Tap). Ciò è avvenuto grazie alla società Igi-Poseidon, alla multinazionale energetica francese Edison e ai governi israeliano, greco, cipriota e italiano.

L’accordo è stato firmato dal precedente governo Gentiloni nella persona del ministro Carlo Calenda. Il governo attuale è schizofrenico (che novità), da un lato nelle settimane scorse ha richiesto al parlamento europeo nuove valutazioni di impatto ambientale, mentre poche settimane prima Salvini era in Isreale a tranquillizzare i suoi soci in affari su questo gasdotto.[1] Continua a leggere “La foto in cui guardo l’assedio dell’Eastmed”

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Il fiore più felice

sanacore

Reeno: “E’ la storia di un sogno in cui una persona incontra dei fiori che, divisi per colore, sono chiusi in un recinto di fili di ferro. Ad un tratto chiede ad un fiore: ‘Perchè siete separati e non vivete tutti insieme?’, e il fiore risponde: ‘Guarda che il fiore più felice è quello senza radice, che corre come un cane senza guinzaglio e senza padrone’. Improvvisamente arriva un uomo molto grande che toglie i recinti di filo di ferro, taglia i fiori e li porta al mercato. I fiori, stesi sulla bancarella, fanno a gara tra di loro per farsi notare dagli acquirenti, ma a un certo punto si accorgono che la loro diversità è una diversità impostagli dal coltivatore, e quando si rendono conto di essere tutti fiori vanno via mano nella mano! Dietro questa immagine infantil-sognatoria c’è il tentativo di dire che gli uomini vivono in recinti-nazioni e che il capitalismo di fatto sradica il background culturale e nazionale dei popoli, mettendo su una grande bancarella-mercato di persone sradicate che si incontrano con altri sradicati, che inizialmente danno vita alla guerra tra poveri (che è quello che succede oggi), ma in seguito avranno il dovere di trovare un’unione nella diversità. Il mercato insomma ha una doppia faccia: da un lato aliena e distrugge e dall’altro dà la possibilità, nella tragedia dello sradicamento, di fare incontrare persone di luoghi differenti e lontani. Questa è una cosa che deve essere sfruttata, la storia non si ripete e indietro non si ritorna”.

da Alessandro Pestalozza, Almamegretta. Frammenti Rock, Arcana Editrice

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Il primo sciopero nero

boncuri

 

 

 

 

 

 

 

 

Articolo scritto originariamente per le “scor-date” de Il blog di Daniele Barbieri e altr*

«O vogliono che questi giovani che hanno famiglia, vadano alla disperazione, come quei poveri contadini giù nel Tacco? Loro gli mandano i soldati e i carabinieri, sparano, legano, buttano in galera, e credono d’aver tutto bello e sistemato. Qui è question di fame, è question»

Vasco Pratolini[1]

Prendi una piccola terra del Sud Italia chiamata Salento, che vive da secoli di agricoltura e da qualche anno di turismo, da quando le amministrazioni locali si sono inventate amene attività folkloristiche come la riscoperta della pizzica e quella della lingua grika, che tanto attirano le masse urbane alienate bisognose di divertimenti alternativi.

Prendi una popolazione, quella salentina, in cui una larga fetta non è mai riuscita ad uscire dalla mentalità feudale, che chiama ancora «feudi» le zone di campagna limitrofe alle aree urbane, che ragiona spesso e volentieri in termini di razza e di identità e funziona, dal punto di vista lavorativo, in termini di padroni, caporali e servi della gleba. E mai criticare o contraddire quella larga fetta, se no si innervosisce e non ragiona più.

Prendi un’altra popolazione più eterogenea che vive in Italia, quella dei «negri» che fanno lavori stagionali nelle campagne perché gli italiani non vogliono più farli, girano dal Trentino all’Emilia al Tavoliere delle Puglie e verso luglio arrivano anche in Salento per raccogliere angurie e pomodori, dato che questi due prodotti sono richiestissimi dalle masse urbane alienate di cui sopra, che vanno a fare la spesa nei loro luoghi sacri, i supermercati. Continua a leggere “Il primo sciopero nero”

Italian express apartheid

Lo so sembrano archeologia certe cose oggi. Non ne ero convinto e non l’avevo mai pubblicato. Non avevo nemmeno cambiato i nomi veri con quelli inventati, e non li cambierò adesso. Ma dato che il blog è mio e me lo gestisco io, e dato che le fiabe atroci sono inattuali per definizione, e dato anche che è bello leggere di quando questa merda chiamata (Tren)italia faceva già schifo ma in confronto ad ora prende quasi la nostalgia, allora eccolo a voi. Raccontino espresso notturno, a.d. 2003

ITALIAN EXPRESS APARTHEID

Gianluca Ricciato

 

Alle 5 e 55. Questo è l’unico Espresso per andare a Roma, me ne faccio una ragione.

Di giorno ci sono solo Eurostar e gli altri Espressi sono stati soppressi. Di questo non riesco ancora a farmene una ragione, che i servizi diventino merci su cui fare la grana.

Ma a Roma ci voglio andare, c’è la manifestazione ma non ci sono treni organizzati da Bologna, e poi c’è Daniela che mi aspetta ed è un’occasione per stare qualche giorno insieme, in questo periodo complicato. Allora mi faccio coraggio e metto la sveglia alle 5, dovrei farcela a svegliarmi e ad arrivare in stazione, che è qui vicino, forse riesco anche a fare colazione.

È bella all’alba la stazione di Bologna, non è come la sera quando vengo a fare il servizio mobile, quando devo litigare con il custode di turno per farmi alzare la sbarra e poter arrivare vicino ai binari con la macchina dell’associazione, vicino all’accolita disordinata e multietnica che aspetta il tè caldo, i vestiti, le informazioni. E ogni tanto passa la PolFer che ci lancia occhiate indispettite e annoiate, e poi il passante collettobianco-cravatta-borsetta che ci guarda schifato correndo verso la sua camera di hotel a 5 stelle che l’azienda gli ha prenotato per il convegno sul marketing globale del giorno dopo in fiera. No, all’alba non c’è niente di tutto questo, i ragazzi stanno dormendo mimetizzati negli anfratti bui o nei sottopassaggi o chissà dove, e tutto mi sembra lunare. Continua a leggere “Italian express apartheid”