Intanto nel Salento arriva Riforestival

Una grande crescita individuale e collettiva, intanto, è stato il percorso che ha portato alla creazione comunitaria di un festival della terra e della comunità salentine, che si svolgerà alle Fattizze d’Arneo (Nardò) dal 15 al 18 settembre prossimi. Sono le parole di Ermanno, uno degli organizzatori, che si è fatto portavoce di una presentazione collettiva di questo percorso, durato alcuni mesi. E aggiunge: Intanto…Riforestival è un grande laboratorio sperimentale di comunità. Nato con la semplice idea di far festa, di stare insieme e rinverdire piccoli scorci di territorio, con il tempo si è arricchito di tante adesioni libere e spontanee, che ne hanno rimodulato la portata e la consistenza. (…) Gli ulivi sono secchi, le istituzioni non fanno nulla: Intanto…Riforestival. Ci sono tanti incendi, il territorio è devastato: Intanto (tu, noi) …Riforestival. Ci sono le votazioni, ma nessuno ha in programma la riforestazione: Intanto…Riforestival.

La locandina di Intanto…Riforestival
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La seconda primavera

È la seconda primavera consecutiva che passo qui, non succedeva da anni, a parte le vacanze di Pasqua e qualche giorno tra 25 aprile e primo maggio rubato al lavoro nelle scuole di Roma.

È la seconda primavera da confinati, anche se le due non sono uguali. Ma di comune c’è l’uccisione della socialità.

Non so perché mi sono venuti in mente i Sepolcri. Per il secondo anno non ci sono stati. Il potere sa che le abitudini si cambiano con il tempo, e il popolo non sempre se ne accorge di stare perdendo i suoi riti in favore delle abitudini telecomandate. Di stare diventando massa.

È più di un secolo che succede, ma la resistenza maggiore viene dai paesi e dai Sud. E dai paesi del Sud.

I Sepolcri io me li ricordo da piccolo come una mega-camminata inedita nelle tenebre mistiche delle strade di Aradeo. In cui potevo incontrare chiunque. Un’occasione unica, diversa dai riti settimanali in cui si facevano sempre le stesse cose.

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L’uomo che annullava il tempo

Repost da La Bottega del Barbieri

“Ecco cosa succede, in un giorno d’inverno del 1977, in una grande città italiana, a un piccolo industriale di quarantacinque anni:

L’APPUNTAMENTO DIFFICILE

Deve incontrare un avvocato per fargli vedere dei documenti che si riferiscono alla sua dichiarazione fiscale. L’appuntamento gli viene fissato alle 18.30; chiede di spostarlo di un’ora, perché prima deve andare dallo psicanalista. L’appuntamento gli viene spostato dunque alle 19.30 circa. Dopo di che, comincia a essere colto da un’incertezza: a quell’ora, sua moglie non è ancora tornata a casa dall’ufficio e allora, come fa ad andare dall’avvocato?

 La moglie lo deve dunque accompagnare? Non è così. I documenti che vuol far vedere all’avvocato sono collocati, a casa sua, su uno scaffale e l’altro giorno sua moglie ci ha messo un settimanale, ‘Il Mondo’. Ora, guardando di sbieco la copertina del settimanale, gli è parso di veder scritto: ‘Supplemento del Corriere della Sera’, o qualcosa di simile. Cioè, supplemento di un quotidiano, vale a dire di qualcosa che egli non può leggere, perché i quotidiani escono anche la domenica, e lavorare la domenica è peccato mortale. Toccare il settimanale per tirar fuori i documenti sarebbe ugualmente peccato mortale, per lui, e perciò, se la moglie fosse a casa, chiederebbe a lei di fare l’azione proibita. Ma la moglie, per le 19-19.30 non sarà ancora a casa.

Pensa di telefonare all’avvocato per rimandare l’appuntamento. Ma non è possibile: ha accettato lui stesso l’appuntamento, poco prima, quello lo prenderebbe per matto. Bisogna dunque che si decida a estrarre da solo i documenti e ad andare dall’avvocato. Dopo, farà l’‘annullamento’.

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Il maschio burionico

Il maschio burionico – Gianluca Ricciato (scarica e leggi in pdf)


La “puerilità” dell’Oriente ha qualcosa da insegnarci, fosse anche l’angustia delle nostre idee di adulti (Maurice Merleau-Ponty) [1] 


Il maschio burionico

Qui e ora noi viviamo in una sorta di iperuranio tecnologico in cui le funzioni cognitive sono privilegiate rispetto a tutte le altre, in particolare rispetto alle funzioni sensoriali, emozionali e sentimentali. Questa non è una novità, le radici di questo modo di vivere sono quelle della nostra cultura greco-latina e la pervasività di un certo tipo di technè nello sviluppo umano inizia con le rivoluzioni industriali dell’epoca moderna. Tuttavia, da circa 20 anni a questa parte, l’avvenuto sdoppiamento della nostra identità quotidiana tra cosiddetta vita reale e vita virtuale ha posto la questione in termini diversi a livello antropologico, non solo rispetto alla pervasività degli strumenti, ma soprattutto rispetto all’organizzazione delle vite e al rapporto soggetto-mondo.

Questo vuol dire che un’esistenza che non passa attraverso lo sdoppiamento virtuale è un’esistenza che fa fatica ad avere voce. E specularmente, che una presenza mediatica ossessiva rende iper-reale un’idea o un fatto. Ciò non rende più o meno vera quell’idea, ma la percezione di quell’idea come vera.

In questo panorama si è innestata una apparentemente nuova figura di uomo di potere, le cui caratteristiche sono sempre apparentemente diverse da quelle del passato, ma rispetto al modello epistemologico esse fanno perno sulle classiche leve del dominio patriarcale che le culture femministe del ‘900 (e non solo quelle) hanno letteralmente messo a nudo.

Provo ad elencarle perché siano più chiare possibili, in quanto sono il nucleo di quello che sto cercando di evidenziare:

  • logocentrismo epistemologico e fallocentrismo morale
  • mito del progresso come deificazione della techné
  • competitività contro cultura cooperativa
  • primato delle competenze a scapito delle conoscenze sistemiche
  • cultura della guerra come modello mentale e linguistico
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