L’estinzione della capacità di fare collegamenti

Trivellazioni, energia, petrolio, guerra, immigrazione, capitalismo, disastri ambientali, crisi economica: è davvero possibile mettere il silenziatore agli intricati ma evidenti collegamenti fra tutti questi problemi?

Pubblicato originariamente su La Bottega del Barbieri, 8 aprile 2016

di Gianluca Ricciato

Un po’ di anni fa, ormai quasi una quindicina, eravamo nel periodo successivo ai fatti del G8 di Genova, al crollo delle Torri Gemelle di New York e alla successiva entrata nella cosiddetta “guerra infinita”. In quel periodo partecipai a un dibattito dove Daniele Barbieri, fondatore di questo sito, disse una cosa che mi è sempre rimasta in mente: uno dei principali strumenti di controllo è cercare di impedire alle persone di fare i collegamenti fra le cose che succedono.

Nei mesi a cavallo tra 2015 e 2016 abbiamo assistito alla distruzione di uno Stato dalla civiltà millenaria (la Siria), a migliaia di esseri umani deportati davanti a una rete di filo spinato in una cittadina macedone di nome Idomeni, a una serie di attacchi terroristici del cosiddetto ISIS, all’indagine riguardante la gestione dei giacimenti petroliferi di Eni e Total in Basilicata e, non ultimo, a un pauroso omicidio, quello del ricercatore Giulio Regeni, che le notizie trapelate proprio in questi giorni stanno iniziando a descrivere come un possibile omicidio di Stato perpetrato dal governo egiziano. Continua a leggere “L’estinzione della capacità di fare collegamenti”

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Marzo 3039, Nucleare, Educazione ambientale

bobkova

Qualche anno fa ho lavorato in un progetto didattico intitolato “Ambiente e sviluppo sostenibile”, in una scuola superiore e in una città di cui non dirò il nome. Dovevo parlare di ambiente in generale, scegliendo io i temi. Decisi di partire dalle questioni legate alla produzione e al consumo di energia, visto che è il mio campo preferito all’interno dell’educazione ambientale, e quello in cui sono più formato. Ed è anche, per quanto mi riguarda, la questione cruciale della nostra civiltà.

I ragazzi e le ragazze che ho trovato, rinchiuse di pomeriggio in un’asfissiante aula (pseudo)multimediale, stavano facendo ovviamente i fatti loro, non avevano alcuna voglia di continuare a prestare attenzione, dopo tutta la mattina di lezioni, a un altro dei tanti adulti che vuole scrivere sulla tavoletta di cera delle loro menti il proprio imprescindibile e luminoso sapere, e ridevano dei miei tentativi di proporre metodologie alternative di dialogo e di relazione. Come sono abituati, nella loro cittadina, a ridere per difesa di qualsiasi cosa di diverso si muova sotto i loro occhi. Rispetto alla loro orrenda normalità, in una delle tante periferie dell’impero globale. Continua a leggere “Marzo 3039, Nucleare, Educazione ambientale”

L’uomo che portò la fisica al capolinea della ragione occidentale

rete della vita

Articolo scritto per le scor-date del Blog di Daniele Barbieri e altr*,

originariamente pubblicato l’1 febbraio 2012 qui

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«Tutte le volte che la natura essenziale delle cose è analizzata dall’intelletto, essa non può non apparire assurda e paradossale. Ciò è sempre stato riconosciuto dai mistici, ma solo recentemente è divenuto un problema interno alla scienza». (Fritjof Capra, «Il Tao della fisica»1)

Compie 74 anni Fritjof Capra, un pensatore ai limiti del linguaggio e della logica, per come noi occidentali siamo abituati a pensare questi due termini. Non è facile parlare di Capra in un breve spazio ma ci proverò. Non mi è facile perché molte cose della mia vita sono passate attraverso i suoi testi, e viceversa, molti suoi testi hanno «illuminato», come direbbe lui, molte esperienza importanti della mia vita. In un andirivieni tra pensiero e realtà, tra parole e cose, che è il nucleo centrale della sua testimonianza di «fisico mistico».

Già dire chi sia Capra è difficile. E’ un professore universitario, studioso di fisica dei sistemi. E’ un pedagogista, propugnatore dell’educazione sostenibile e fondatore del Center For Ecoliteracy2 di Berkeley, in California. È un filosofo che ha portato fino in fondo le conseguenze dei suoi studi scientifici e ha inventato, o forse ha solo scoperto, un ponte fra l’antico pensiero mistico orientale e la fisica moderna post-newtoniana, quella cioè che prende le mosse dalle scoperte della meccanica quantistica e dalla teoria della relatività di Einstein. È un saggista e pensatore politico, che ha messo in connessione i limiti della logica occidentale con la crisi di civiltà che stiamo affrontando – crisi ecologica, sociale, economica, esistenziale.

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L’eresia della decrescita divide la sinistra (2008)

Il movimento della Decrescita, nato in Francia da qualche anno e ora ampiamente diffuso anche in Italia, sembra l’unica proposta teorica e pratica attualmente capace di mettere in discussione pacificamente il modello di vita capitalista postmoderno e ipertecnologizzato. E per questo è attaccato. Anche a sinistra, anche dentro Rifondazione.

C’è un tabù che non si può toccare all’interno dell’opinione pubblica occidentale: la crescita del PIL, cioè del Prodotto Interno Lordo, l’indice che calcola la crescita economica di una nazione. Se cresce il PIL tutti stiamo meglio, “se l’economia gira”, come ammiccava uno slogan qualche anno fa. E allora bisogna riprendere a produrre e a comprare automobili nuove, bisogna costruire nuove centrali per produrre più energia, magari anche nucleari, l’importante che sia il “nucleare sicuro” o il “carbone pulito”.

Bisogna costruire nuove infrastrutture ad alta velocità che rendano più rapidi gli spostamenti delle merci, a costo di bucare montagne piene di amianto in valli di confine già massacrate dallo sviluppo: così avremo sulle tavole l’olio spagnolo e le acque francesi, non importa se poi il nostro olio va buttato e se il mondo diventa una pattumiera di bottiglie di plastica. All’occorrenza, bisogna anche inventarsi qualche guerra, che rimetta in moto il mercato mondiale del petrolio, delle armi, dell’oppio afghano e del lavoro a basso costo nei paesi “in via di sviluppo”.

Questa che ho descritto sarcasticamente è a grandi linee l’ideologia “sviluppista”, secondo cui la crescita economica porta sempre e comunque benessere, occupazione, felicità. Ma basta prendere i dati Istat italiani degli ultimi quarant’anni, per capire che è una falsità, ad esempio perché dagli anni ’60 ad oggi i dati percentuali della disoccupazione sono rimasti pressocchè stabili a fronte di una crescita considerevole del PIL. Basterebbe questo senza addentrarsi nei danni ecologici, sociali, psichici che uno sviluppo cieco e devastante sta portando sulla Terra e nel genere umano, in cambio della comodità tecnologica (che comunque vale solo per noi occidentali, cioè il 20% della popolazione mondiale).

Ma il tabù del PIL non si tocca: se qualche giornalista televisivo si permette di farlo, viene immediatamente messo a tacere o preso per pazzo. Perché significa sradicare modelli culturali fortemente sedimentati nelle coscienze. Ad esempio, nonostante all’interno del centrosinistra, soprattutto di Rifondazione Comunista e dei Verdi ci siano degli esponenti vicini alle idee della Decrescita, o che comunque mettono in discussione il modello dello sviluppo a senso unico, arrivano spesso critiche violente e sdegnate, ad esempio da parte di alcuni economisti marxisti (il quotidiano “Liberazione” di Rifondazione è stato teatro pochi mesi fa di un acceso dibattito in questo senso).

Ma chi pratica la Decrescita? Facciamo qualche esempio: chi si autoproduce gli alimenti – pane, verdure, vino – o sceglie di acquistarli direttamente dai produttori, evitando di alimentare la distribuzione industriale (è una cosa che ad esempio da noi ha una lunga tradizione); chi lavora o pratica il risparmio energetico in generale, perché non si continui a sprecare energia prodotta con risorse critiche come il petrolio; chi “ricicla, riusa, recupera”, come dice un famoso slogan ecologista; chi sceglie di valorizzare i mezzi pubblici o ecologici rispetto alle automobili; e anche chi cerca di fare tutte queste cose ma non ci riesce fino in fondo, perché per sradicare abitudini interiori sbagliate occorrono attenzione, dedizione e lentezza, cose che troppe volte in questo mondo sembrano non esistere più. Sembrano.

Qualche indicazione italiana:

www.decrescita.it

www.decrescitafelice.it

Maurizio Pallante, La decrescita felice, Ed. Riuniti, 2005

Paolo Cacciari, Pensare la decrescita, ed. Carta – Intra Moenia, 2006

AA. VV. Disfare lo sviluppo per rifare il mondo, Jaca Book, 2005

Gianluca Ricciato

Articolo scritto per il settimanale La Pulce