Fiaba tossica 2. La canna pizzicata

“Ma se io la sira me cacciu la divisa e nu aggiu fattu lu dovere meu me sentu fiaccu!”

A queste parole dissi vabbé basta, fatela questa cazzo di segnalazione, non è possibile che stiamo ad aprire un dibattito filosofico su una canna. Che proprio una di numero era. Eccheccazzo. Comunque era la fine. L’inizio era stato che io ero in ipotesi di reato in quanto sostenitore dei Sud Sound System.

Cioè, sostenitore, stavo andando al concerto, come tante altre volte delle mie vacanze in patria. Ma non avevo calcolato l’aggravante mediatica degli ultimi anni: Salento uguale reggae uguale pizzica uguale fricchettoni in vacanza uguale erba uguale scoop dei giornalisti del Quotidiano uguale ‘ntartieni dei carabinieri che normalmente o devono avere a che fare con gente di merda o si rompono le palle. Vuoi mettere ritrovarsi a fermare ragazzini e soprattutto ragazzine di tutta Europa e tenerli mezzore a rovistargli le interiora dei loro zaini da campeggio? Imperdibile.

carabinieri

Comunque noi non eravamo già più ragazzini. Avevamo già raggiunto l’età in cui i nostri genitori si sposavano. Qualcuno era già laureato. Io mi stavo per laureare e lavoravo – lavoravo, parole grosse – in un’associazione che si occupava di borderline di vario tipo della mia città. Mi ero appena studiato la storia del proibizionismo per un articolo che dovevo fare sull’allora disegno di legge Fini sulle droghe, la legge più paracula che sia mai stata fatta nel campo in Italia. Non tanto per le note oscenità che contiene quanto per il fatto che non si sono nemmeno tanto sprecati di inventarle le cose, praticamente hanno rimesso in piedi due articoli che erano stati cassati dal referendum del Novantatre, e chi si è visto si è visto. Mentre la leggevo non ci potevo credere.

Roba imparagonabile alla fantasia che ebbero Anslinger e company nell’inventare il mostro marijuana negli anni d’oro dell’America dello swing. Ma quella era un’altra ben più creativa epoca, mica come gli anni Zero in cui ti passa pure la fantasia di contestarli questi burocrati del nulla. Continua a leggere “Fiaba tossica 2. La canna pizzicata”

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Fiaba tossica 1. La canna mimetica

È una di quelle poche volte che accettiamo di andare a una festicciola di parenti, piccola, una cena all’aperto. Giusto perché è in campagna e si sta bene. Lungi da me è sempre stato costringere una mia amica a cerimonie tardomeridionali, dove la domanda implicita o esplicita in agguato è sempre quella: “quando vi sposate?” Dato che è inutile spiegare quello che siamo perché sarebbe fantascienza, evitiamo. Ma ogni tanto no. Come questa sera che è iniziata l’ultima decade di agosto e la luna è piena. Mangiamo l’anguria e i dolci e ci congediamo con saluti calorosi e “quando volete passare noi stiamo sempre qua”.

Lo spartiacque tra questo mondo e quello ormai lo so qual è. Non c’è nient’altro che ha diviso e divide questi due mondi quanto la droga. Perciò appena usciti da lì abbiamo solo un desiderio, buttarci in spiaggia e farci una canna. Dalle stradine di campagna si arriva in prossimità del mare, mi avventuro e con un po’ di fortuna incrocio la provinciale conosciuta. Prima di andare in spiaggia ci rendiamo conto che come al solito la lancetta della benzina della Uno è appoggiata sotto lo zero e allora entriamo a Gallipoli dove ci sono i distributori.

Supero la prima rotonda e mi immetto sul viale che porta al centro, i distributori sono dall’altro lato della strada e c’è troppo traffico per riuscire ad entrarci, vado avanti e faccio la seconda rotonda per tornare indietro sull’altro lato. Mentre sto girando mi rendo conto che una macchina della finanza si sta per immettere nella rotonda subito dopo il mio passaggio, la quale difatti si aggancia subito al culo della mia Uno in modo da osservare meglio quanto è vecchia e sporca e cosa c’è scritto su quel rettangolino adesivo accanto alla targa: “Stop Esso”, retaggio di qualche manifestazione dell’epoca del movimento antiglobal, che ha subìto qualche anno di intemperie ma è ancora visibile. Poi la macchina in realtà la prendo solo quando torno qui in vacanza, quindi si è anche mantenuto bene. Continua a leggere “Fiaba tossica 1. La canna mimetica”

Di cosa siete in cerca, di storie fantastiche o di storie reali?

Specchia, Cinema del Reale.

Indietro nel tempo, agosto duemilanove.

Alla ricerca di una notte fantastica

Venivamo dall’Adriatico, eravamo buttati illegalmente da qualche parte, in pineta, in riva al mare, senza fare del male a nessuno se non a chi vuole spillare soldi sempre e comunque. In Salento non esiste possibilità di campeggio libero legale. Il contatto libero con la natura, i boschi, le essenze, gli spiriti che aleggiano nelle notti silenziose in riva al mare fa paura. Meglio richiamarli come simulacri da vendere attraverso gli schiamazzi dei palchi, quella natura, quella storia, quella “tradizione” e tutto quello di strano e di inspiegabile che si portano dietro. Così le si neutralizzano in un souvenir e perdono il potenziale sovversivo. Continua a leggere “Di cosa siete in cerca, di storie fantastiche o di storie reali?”

Del resto chi non ha mai fatto un’orgia


Quella casa iniziò a subire fenomeni di transgenderismo dalla mia entrata. Fino ad allora infatti ci avevano abitato quattro donne, una se ne andava e io le subentravo. Le tre donne che rimanevano, tra parentesi, erano le migliori amiche della ragazza con cui bazzicavo da un annetto, o con cui avevo una relazione complicata come si dice ora, e alla mia frase “mannaggia in casa con le tue amiche mi tocca” davanti a lei e Maruska, era seguita una loro reazione scomposta. Non avevano capito che non era questione di disapprovazione, ma di paura.

Ma comunque la convivenza andò bene, e il fenomeno di transgenderismo inaugurato da me continuò per anni e con diversi avvicendamenti di genere. Anche il sesso e gli amori non mancarono per fortuna, ma non ci furono orge, almeno a quanto ne so io che non potevo sapere sempre cosa succedeva nelle varie camere. Continua a leggere “Del resto chi non ha mai fatto un’orgia”