Non detti

Non so quanto abbia ancora senso questo raccontino. Non lo so nel senso che vorrei capirlo. Vorrei capire quanto quello che dieci anni fa aveva ancora  un territorio di scontro tra una maggioranza e una minoranza – e oggi è territorio deserto – sia veramente risolto. O se è solo sopito, ridotto al silenzio, come tante libertà che vengono annullate e sembra non siano mai esistite. La libertà di essere altrove

Ps.: la resistenza, per quanto mi riguarda, durò fino al dicembre 2007 


Non detti (2003)

“L’innesto violento tra tecnologia e comunità vivente è così rapido da impedire qualsiasi narrativa coerente della vita collettiva.”

Enzo Scandurra

 

Alla fine mi sono buttato a terra, sulla terra, appoggiato al muretto di cinta, a guardare le femmine e i maschi che passavano. Erano quasi le quattro mi sembra, se avevo esagerato nel bere sicuramente avevo già smaltito, e mi piaceva stare lì a guardare e non partecipare, con l’arietta notturna di agosto e il fresco che emanava la campagna. Avevo perso tutti. Anzi, forse non mi ricordavo nemmeno con chi ero arrivato lì, sicuramente mi ricordavo con chi ero stato, e alla fine li avevo persi perché queste feste di fine estate vanno sempre a finire così.

A seguire il vento come tira, con gli odori di quelli ca sta ‘rrustenu (la carne) e gli altri aromi di quelli ca sta ‘rrullanu (le canne), e in mezzo varie e diversificate quantità di corpi umani seminudi, giovani vecchi e fanciulle, che vagano e ballano e scuotono i pareo variopinti al ritmo dei tamburi e delle chitarre. Continua a leggere “Non detti”

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