Leggere “Carcajada profunda y negra” nell’era della paranoia social

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C’è stata, nemmeno tanto tempo fa, un’epoca in cui in ambiti intellettuali di movimento era possibile diffondere ricostruzioni diverse da quelle ufficiali, anche quando si trattava di terrorismo e di grandi poteri capitalisti.
Poi sono arrivate le fake news, i gomblotti e gli antibufalari di professione; la derisione e l’odio bipartisan per il diverso per razza o stile di vita; il binarismo delle posizioni e l’alternanza dei due nazicapitalismi; l’ossessione per il terrapiattismo e altre notizie pompate ad arte per deviare e mistificare i dibattiti scomodi; l’invenzione in laboratorio, da parte di novelli Mengele virtuali, di una maggioranza pro tav, pro tap, pro vax, maggioranza che prima non si era mai occupata di nessuno di questi argomenti (tav, tap, vax); l’invenzione in laboratorio di una sinistra geneticamente modificata edificata sui simboli del passato; l’interiorizzazione di un tecnicismo rudimentale, acefalo e acritico innalzato a verità scientifica assoluta da parte della maggioranza schiacciante della popolazione.
È  arrivata, insomma, la nuova fase più profonda di quella rarefazione della realtà già intravista da molti intellettuali, di movimento o meno: la fase della paranoia social.
Abbiamo tuttavia reperti di quel periodo passato, reperti di inizio millennio, a volte macabri e crudi nella loro insolenza, anche nei confronti della morte.
Questi reperti potevano a volte, per ipotesi, riportare ricostruzioni verosimili e plausibili.
E potranno farlo in futuro, quando i posteri usciranno da questa paranoia e ricominceranno ad abitare la Terra reale.
G.R.

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Pasolini e la globalizzazione finanziaria

petrolio.jpgPier Paolo Pasolini fu ucciso il 2 novembre 1975. Lasciò incompleto il romanzo Petrolio, ispirato alla figura di Eugenio Cefis, protagonista della scalata ENI-Montedison e probabile fondatore della P2. Le ricerche di PPP prendono avvio da un discorso pubblico in cui Cefis descrive la nascita della finanza multinazionale, che per Pasolini era la causa del furto dell’identità, della storia, della cultura e della dignità dei popoli e la loro riduzione a ridicoli automi servi del mercato e del consumismo. Il film La Macchinazione descrive come PPP fu ucciso da un gruppo neofascista assoldato da “poteri forti”. 

Ma il 2 novembre 1975 gli italiani seppero che Pasolini morì perché era omosessuale e aveva giri torbidi. E 43 anni dopo gli italiani pensano ancora questo. O non pensano più niente perché pensa la finanza multinazionale al posto loro.  Continua a leggere “Pasolini e la globalizzazione finanziaria”

Sembrava facile toccarlo con un dito

Una sera mi trovavo dentro la Trattoria da Vito, a Bologna, in piedi nell’atrio antistante la sala grande, vicino alle foto e al pianoforte. Vidi Guccini passare e avviarsi verso l’uscita, lo chiamai: “Francesco”. Lui si girò e mi disse “oohh”. Ero giovane, ma la mia gioventù era quella degli anni Novanta, non degli anni Settanta.

Gli chiesi a bruciapelo: “Ma Keaton, chi l’ha scritta?”

“L’ha scritta Lolli”, mi rispose, con l’accento dell’Appennino Modenese. Mi guardò con la faccia che diceva cinno, brisa strazzer i maron, e se ne andò.

RITRATTO LOLLI 2.jpgMi vergognai naturalmente. Di diecimila canzoni scritte da lui e amate da me, gli andai a chiedere proprio quella che non ha scritto lui. Il fatto è che la mia canzone preferita di Guccini è proprio Keaton. Naturalmente è anche la mia preferita di Lolli. La querelle sulle differenze tra le due versioni, sui reali patrocini, su se e quanto scritto dall’uno e dall’altro, sul significato di quel “Lolli-Guccini-Lolli” come credit all’interno dell’album Signora Bovary, poco mi importano, e poco mi importavano anche allora, in quella seconda metà degli anni Novanta in cui facevo lo studente borderline a Bologna. Mi interessava il mondo che descriveva quella canzone. Mi interessavano la musica, il cinema, la politica, l’esistenza, la fine del cinema muto, come i Weather Report erano forti, le tastiere in cui tutti mettono le mani, quelle ingiallite dal tempo, un po’ scordate dall’ignoranza e dalla passione degli umani.

Il mondo in cui era importante che la gente non fosse una somma di persone sole. Continua a leggere “Sembrava facile toccarlo con un dito”

C’era una volta un movimento globale. Che partiva dal personale


di Gianluca Ricciato

 

movimento altermondialista.jpgIl movimento globale dentro di me iniziò in un preciso momento, anche se ci furono molti altri momenti preparatori. Questo preciso momento avvenne durante una festa di laurea in una casa studentesca bolognese. Una festa in cui tutti erano piuttosto alticci o proprio sfatti dai festeggiamenti. Ma io no, e non perché fossi particolarmente virtuoso, ma perché in quel momento avevo dentro un’inquietudine. Ero nervoso. Era la sera del 20 luglio 2001 e nel salone c’era la TV accesa sugli scontri per le strade di Genova, ed era da poco stata data la notizia di un morto. Forse uno spagnolo, sicuramente uno del blocco nero.

Mentre guardavo la TV apparve una foto di questo presunto spagnolo: di spalle, incollato ad una camionetta dei carabinieri bloccata contro un cassonetto riverso dei rifiuti, intento a scagliarle addosso un estintore rosso da distanza ravvicinatissima. La foto fu mandata in onda a lungo, mentre di sottofondo i commentatori blateravano. La guardai a lungo e iniziai a non credere che quello fosse possibile, che non fosse la realtà. Iniziai a non credere a quella foto perché mi sembrava una fiction. Iniziai a pensare che non era così, che quella ricostruzione che stavano dando non fosse vera. Che fosse falsa. Che fosse una fake news come si dice oggi, una bufala. O meglio, come si dovrebbe dire in questi casi, un depistaggio. E non so perché ebbi questa intuizione, visto che normalmente non è che mi occupi di omicidi o cose del genere. Ma quella intuizione era fondata: quella foto non rispecchiava la realtà, ma la deformava, la depistava. Perché, e questo da studente di filosofia estetica lo sapevo, il rapporto tra immagine e realtà è una cosa complessa e non lineare. Un’immagine può essere usata per imporre un’opinione, travisata, mal compresa o manipolata. 

In quel preciso momento, a quell’ora e in quella festa, iniziò dentro di me il movimento globale. Continua a leggere “C’era una volta un movimento globale. Che partiva dal personale”