La seconda primavera

È la seconda primavera consecutiva che passo qui, non succedeva da anni, a parte le vacanze di Pasqua e qualche giorno tra 25 aprile e primo maggio rubato al lavoro nelle scuole di Roma.

È la seconda primavera da confinati, anche se le due non sono uguali. Ma di comune c’è l’uccisione della socialità.

Non so perché mi sono venuti in mente i Sepolcri. Per il secondo anno non ci sono stati. Il potere sa che le abitudini si cambiano con il tempo, e il popolo non sempre se ne accorge di stare perdendo i suoi riti in favore delle abitudini telecomandate. Di stare diventando massa.

È più di un secolo che succede, ma la resistenza maggiore viene dai paesi e dai Sud. E dai paesi del Sud.

I Sepolcri io me li ricordo da piccolo come una mega-camminata inedita nelle tenebre mistiche delle strade di Aradeo. In cui potevo incontrare chiunque. Un’occasione unica, diversa dai riti settimanali in cui si facevano sempre le stesse cose.

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Piombo colorato

Testo e musica di Gianluca Ricciato – Registrato presso Mediterraneo, Nardò (Dicembre 2020) – Mix e master: Michael De Benedittis (FATTA STUDIO) – Hanno suonato: Gianluca Ricciato – voce, tastiere; Alfredo Ronzino – chitarre elettriche, basso; Betta Maggi – sax contralto; Luigi Barone – drum machine

Piombo colorato (G. Ricciato)

Leggera come un piombo colorato
Come un effetto collaterale
Delle mie scelte di vita
Mi bevi le lacrime
Mi bevi il dolore
Nella tua bocca acida

Leggera
come frequenze dei subwoofer
Come una musica leggera
Una deliziosa sciccheria
Che non si chiama borghesia

Leggera che passi volando nei sottopassi
E attraversi pareti postindustriali
Copri di latex i rifiuti morali
Copri di fango le cattedrali
Copri di phard i centri sociali

Leggera
che hai dimenticato il mio rifiuto
Per venire a salvarmi la vita
Mi mordi il piacere
Mi mordi il dolore
Nelle tue labbra acide

Leggera e acida, leggera e acida
Ai confini della coscienza
Leggera e acida, leggera e acida
Dopo tutta questa incoscienza
Leggera e acida, leggera e acida
Senza inutili pentimenti
Leggera e acida, leggera e acida
Mescoli i sensi e i sentimenti…

L’ultimo anno (finale) – Appendice sul 36 occupato

L’appendice finale de L’ultimo anno

odia

Agosto 1996

Sgomberi d’agosto: la polizia chiude anche il “36 occupato”[1]

Dopo le case del Pratello e di via Mascarella sgomberate venerdì scorso, ieri le forze dell’ordine sono tornate nuovamente in azione a Bologna. All’alba hanno circondato la zona universitaria, hanno piazzato i blindati e iniziato a murare gli ingressi del “36 Occupato”: una sala studio autogestita dal ’91 e riconosciuta per le numerose iniziative politiche e culturali. Continua a leggere “L’ultimo anno (finale) – Appendice sul 36 occupato”

L’ultimo anno (22) # L’inizio di tutto

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ragnatela

Luglio 1996

Mare ca sape tare comu sape liare,
mare ca comu sta musica
nu se face mai dominare.

Sud Sound System

Cosa c’è al di là di questi momenti non riusciamo a capirlo. Non riusciamo a vedere cosa c’è dopo la trappola, dopo la ragnatela in cui siamo finiti senza nemmeno accorgercene. Non riusciamo a decifrarlo questo rebus, quanto è fatto da nostre paranoie e quanto è invece un vero assedio. Cosa dobbiamo fare per vivere tranquilli? Dobbiamo cambiare vestiti, mentalità, abitudini o che cos’altro, forse sono gli orari che non vanno bene, o il modo in cui camminiamo per strada? Camminiamo troppo lenti per la città, o magari dobbiamo solo cambiare strade?
Non riesco a dormire e con gli occhi sbarrati guardo scorrere l’Adriatico dal finestrino. Betty invece si è addormentata accanto a me, lo scompartimento è pieno come sempre nei periodi che si affacciano alle vacanze e ci ho già fatto l’abitudine, anzi bene ci è andata che due posti li abbiamo trovati. Dopo che siamo riusciti a catapultarci al volo sul treno dell’una e trentanove, l’ultimo della serata, il più disperato. Dopo che senza mollarci un attimo siamo passati dalle rispettive case il tempo di prendere lo strettissimo necessario, come se stessimo andando a fare un fine settimana fuori, ma attenti che non ci fosse nessuno all’entrata di casa sua e a quella di casa mia, del relitto. E quasi ci sembrava strana quella pace tardo serale mentre in Piazza c’era la guerra. Poche ore fa.
Non sappiamo nulla degli altri, siamo preoccupati ma anche liberati. Non sappiamo se da una persecuzione mirata nei nostri confronti o da una semplice azione di ordine pubblico, nemmeno questo sappiamo, se c’è un motivo politico dietro tutto questo o è semplicemente un problema tutto nostro interno, della nostra incapacità di stare al mondo. Prima almeno era tutto più chiaro, chi stava con lo Stato e chi stava contro, e si facevano la guerra. Nemmeno questo abbiamo noi, ma nemmeno lo vogliamo. Quanto ci siamo divertiti quest’anno, quante risate ci siamo fatti. Quante storie ridicole e grottesche abbiamo vissuto, quante avventure senza senso.
Il nonsense è diventato il nostro sesto senso per evitare la serietà della vita che ci piomba addosso e non sappiamo affrontare. Solo che tu riesci a dormire bella mia, tu riesci ad acquietare la mente, io sono ancora qui a rimescolarmi le immagini nel cervello per il mio solito vizio di non riuscire a staccarlo, per il solito circolo vizioso di cercare il senso nel nonsenso. Continua a leggere “L’ultimo anno (22) # L’inizio di tutto”

L’ultimo anno (21) # Un sabato qualunque

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Moon over Bologna

È sabato sera, nel giro di qualche ora la piazza si riempie di gente di tutte le età, dagli universitari ai cinni del liceo che vengono a scoprire la multicultura cittadina ai giovani lavoratori appena usciti dagli anni dell’autonomia. Tra il crescentone e gli scalini di San Petronio ci sono centinaia di persone, la calura imprigionata nel suolo sembra non dare troppo fastidio visto che sono quasi tutti seduti per terra. Noi arriviamo intorno alle dieci e riconosciamo il punk suonato con le chitarre acustiche dai nostri amici, quello d’epoca dei Clash e quello ecologista dei Crass e quello nuovo dei NOFX passando per gli Skiantos autoctoni e per le canzoni sconosciute dei gruppetti nostrani.
I nostri cervelli presi dallo sballo modificato del vino della mensa ci dipingono la piazza affollata come una tavolozza del Pazienza, e forse c’è qualcosa di vero in questa immagine. Riconosco Davide ad una delle chitarre e Cesare con un tamburello in mano, vedo Igor alle prese con una ragazza punk a me sconosciuta e tra di loro il bottiglione da cinque litri di vino, presumo proveniente da casa nostra. Poco vicino riconosco alcuni ragazzi delle case occupate e più indietro, vicino alla porta della chiesa, mi accorgo che c’è James, il tipo pazzoide che mi somministrò un pompino mesi prima. Dai movimenti loschi credo stia trafficando cartoni lisergici, non so se dalla parte dell’acquirente o del commerciante. Continua a leggere “L’ultimo anno (21) # Un sabato qualunque”