Leggere “Carcajada profunda y negra” nell’era della paranoia social

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C’è stata, nemmeno tanto tempo fa, un’epoca in cui in ambiti intellettuali di movimento era possibile diffondere ricostruzioni diverse da quelle ufficiali, anche quando si trattava di terrorismo e di grandi poteri capitalisti.
Poi sono arrivate le fake news, i gomblotti e gli antibufalari di professione; la derisione e l’odio bipartisan per il diverso per razza o stile di vita; il binarismo delle posizioni e l’alternanza dei due nazicapitalismi; l’ossessione per il terrapiattismo e altre notizie pompate ad arte per deviare e mistificare i dibattiti scomodi; l’invenzione in laboratorio, da parte di novelli Mengele virtuali, di una maggioranza pro tav, pro tap, pro vax, maggioranza che prima non si era mai occupata di nessuno di questi argomenti (tav, tap, vax); l’invenzione in laboratorio di una sinistra geneticamente modificata edificata sui simboli del passato; l’interiorizzazione di un tecnicismo rudimentale, acefalo e acritico innalzato a verità scientifica assoluta da parte della maggioranza schiacciante della popolazione.
È  arrivata, insomma, la nuova fase più profonda di quella rarefazione della realtà già intravista da molti intellettuali, di movimento o meno: la fase della paranoia social.
Abbiamo tuttavia reperti di quel periodo passato, reperti di inizio millennio, a volte macabri e crudi nella loro insolenza, anche nei confronti della morte.
Questi reperti potevano a volte, per ipotesi, riportare ricostruzioni verosimili e plausibili.
E potranno farlo in futuro, quando i posteri usciranno da questa paranoia e ricominceranno ad abitare la Terra reale.
G.R.

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L’ultimo anno (13) # La paura l’ha fatto volare

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animale da pratelloCi prepariamo in fretta e corriamo giù per il giro scale polveroso. Pochi passi dopo svoltiamo in via Pietralata e la percorriamo in silenzio fino all’incrocio con via del Pratello. Si affollano pensieri vari nella mia testa, ma tra questi il principale riguarda Betty, vorrei chiamarla ma mi rendo conto che non ho il numero di telefono del suo appartamento in zona San Donato.
Una delle persone più importanti di quest’anno non mi ha mai dato il suo numero di telefono, né io gliel’ho mai chiesto. Ci siamo sempre incontrati per caso, anzi per voglia sua, non ho mai fatto nulla per vederla o cercarla eppure è stata così presente nella mia vita e in quella dei miei amici, è stata sempre lei a venire a bussare a casa o telefonare per chiedere compagnia.
Naturalmente Davide ce l’ha il suo numero, e forse anche Cesare, sarà forse che non l’ho mai voluto per evitare simbolicamente di ostentare il mio interesse nei suoi confronti? Eppure ci siamo visti e ci vogliamo bene. Continua a leggere “L’ultimo anno (13) # La paura l’ha fatto volare”

L’ultimo anno (12) # Abbiamo sputato

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Abbiamo sputato sulla fine della storia, per questo ci siamo salvati. Abbiamo sputato sul mondo pacificato, conforme a chi non si è capito mai, uguale a se stesso e alla sua immagine, contenitore vuoto di cose vuote, all’infinito, come la sequenza infinita delle televisioni che contengono altre televisioni che contengono altre televisioni e così via, all’infinito. Negli anni Ottanta si vedeva spesso questa immagine, ora non più, chissà perché. Continua a leggere “L’ultimo anno (12) # Abbiamo sputato”

L’ultimo anno (11) # Venite alle case occupate

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Immagine ripresa da: https://berlinocacioepepemagazine.com/come-nacque-il-movimento-delle-case-occupate-a-berlino-degli-anni-80-e-90-0121/

 

Giugno 1996

L’umido caldo di Bologna non si sopporta.
Maggio è speranza e anche tradimento. La brezza sensuale dell’Appennino che attraversava le finestre aperte del corridoio e della cucina, che portava il buon umore e altri umori vari era sparita. Avevo sperato in lei. Le sere a parlare sul divano davanti alla TV, sere che sembravano inutili in cui nessuno passava e non ci andava di uscire e ci ritrovavamo a raccontarci, con Cesare e Betty, rilassati, complici, amiche. Le sere erano tirate da quella brezza che acquietava le nostre ansie avventuriere anche se non ce ne accorgevamo, ci faceva diventare sereni e disinteressati. L’afasia sentimentale non ci impediva la condivisione amicale, del resto quella amicale era l’unica via che conoscevo per arrivare ai sentimenti, sempre così era andata e nonostante mi sentissi continuamente dire che non era possibile conciliare amicizia e sentimenti. È possibile se lo vivo, e questo mi basta. Ma anche altri lo vivevano anche se parlavano continuamente di semplice coinvolgimento fisico. Non mi bastava per considerarli liberi dai sentimenti. Lo vedevo Davide nelle sere storte con Betty, era coinvolto anche così. La via amicale era l’unica che il mio corpo sapeva e non era questione di sesso o almeno non subito e non soprattutto. Era questione di essere morbide e lente e con Betty lo eravamo. Morbide e lente. Anche con Cesare ma non si sbottonava, sul più bello dei discorsi ci tirava dentro il cinismo rigido dei muri maschili, il dover essere per natura come stabilito dai suoi avi, il dover dire “io non accetto” quando Betty ad esempio ci parlava dell’innamoramento quinquennale per la sua compagna di banco, non esperito. Continua a leggere “L’ultimo anno (11) # Venite alle case occupate”