La terra metonimia della Terra

Irrompe nel discorso politico di queste settimane il testo della Confluencia femminista “Un’economia femminista per un mondo in trasformazione”, a ricordarci come ecologia e femminismo dovevano essere sovversione del capitalismo, non giardinaggio e passeggiate, e nemmeno occasioni di assimilazione nel sistema senza mettere in discussione il logocentrismo del patriarcato tecnocratico. Agroecologia, ecofemminismo e mediattivismo: le parole scippate dell’inizio millennio antiglobal sono state state pratiche di vita smorzate?  Ci hanno davvero rubato l’agibilità politica in questi venti anni di millennio globalizzato?

echaurren
Immagine di Pablo Echaurren

 

“La chiesa dice: il corpo è una colpa

La scienza dice: il corpo è una macchina

La pubblicità dice: il corpo è un affare

Il corpo dice: io sono una festa”

Eduardo Galeano

Continua a leggere “La terra metonimia della Terra”

La metafora della guerra

gabbie-mentaliAprile 2020. Siamo in cattività. Costrette e costretti a casa e con una marea di relazioni e comunicazioni mediate e non dirette. Quelle dirette, i rapporti in carne e ossa con familiari o conviventi risentono di questa cattività. Ci troviamo bloccate e bloccati dove eravamo nel momento in cui non abbiamo più potuto circolare. Magari per molti di noi sarebbe stato diverso 6 mesi o un anno fa, diversissimo.

Siamo bombardati. E non uso a caso questo termine: siamo assediati, minacciati, terrorizzati, attaccati (volgetele anche al femminile).

Tutte queste espressioni fanno parte di una macro-espressione che si fonda su un grande concetto metaforico: la discussione è una guerra. Accanto a questa grande metafora, che sottende alla comunicazione soprattutto in questi giorni, ne abbiamo un’altra: la malattia è una guerra. Continua a leggere “La metafora della guerra”

Il Daniele che irrompe nell’alienazione della sinistra

pertini pazienzaDopo anni di cretinizzazione della sinistra, dove le cose più importanti che si riescono a dire collettivamente sono frasi del tipo: “devono parlare solo gli esperti”, “in questo mondo di ignoranti, trogloditi, medievali”, “non ci sono più i professori di una volta, le scuole di una volta, la cultura di una volta, i Pertini di una volta, gli Andreotti di una volta”.

Dopo anni in cui si è totalmente persa qualunque capacità pratica di contrastare il consumismo capitalista che asfissia menti corpi e spiriti, quello che Pasolini chiamava la merda borghese che è un fascismo peggiore del fascismo, ed esserne diventati i più strenui difensori, che ridicolizzano chiunque pratichi alternative di vita, brandendo la virile verga del debunking autoritario (gomblotto!, feik nius!) e vomitando bile contro chiunque legga la realtà non accettando la neoscolastica tecnonazista (questa sì, di matrice agostiniano-medievale).

Dopo anni in cui si è persa qualunque capacità politica collettiva, polverizzata in mezzo ai commenti autoflagellanti su facebook e su twitter, e quello che (r)esiste sono pratiche totalmente illegibili da parte del sistema mediatico, ma sono pratiche che ovviamente esistono, perché esisterà sempre qualcuno che riesce ad andare avanti in mezzo a qualunque totalitarismo, solo che il telegiornale non te lo dice.

Pratiche che rompono lo schema e irrompono nonostante vengano deformate e bullizzate quelle poche volte che arrivano al mainstream, e tra queste, le più importanti, le pratiche di pedagogia alternativa che mettono in pratica (aiuto, la pratica!) quello che da settant’anni stanno dicendo le ricerche pedagogiche più importanti, le marie montessori messe sulle mille lire e dimenticate. Continua a leggere “Il Daniele che irrompe nell’alienazione della sinistra”

DOPO L’AMORE, DOPO LA COPPIA, DOPO IL LAVORO, DOPO IL SISTEMA

Scazzottata recensiva sul libro «L’amore ai tempi dello tsunami»

di Gianluca Ricciato

(articolo uscito per La Bottega del Barbieri, http://www.labottegadelbarbieri.org/dopo-lamore-dopo-la-coppia-dopo-il-lavoro-dopo-il-sistema/)

FridaKahlo-L’amoroso

«L’amore ai tempi dello tsunami»1 è un testo ricchissimo e denso che consiglio di leggere a chiunque. In particolar modo a chi sta cercando delle chiavi di lettura alle proprie instabilità di vita, di relazioni, di situazioni economico-lavorative; insomma a chi si trova per scelta o per necessità a mettere in discussione i cosiddetti “binari prestabiliti”.

In questo senso, a me sembra che sia uno dei pochi testi usciti in Italia negli ultimi anni che riesca a porre le domande giuste – più che dare risposte – attraversando una serie di tematiche, dalla transessualità alla diversabilità, dalla genitorialità gay e lesbica al rapporto fra mercato del lavoro e società, dalle nuove migrazioni al capitalismo nell’era virtuale, dai movimenti contro la globalizzazione alle nuove relazioni affettive, spesso intersecandole fra loro e cercando un bandolo della matassa che riguarda appunto la domanda generale: che cosa stiamo vivendo nei nostri microcosmi, in questo dopo 2000, di guerre globali e di crisi infinite?

Non farò una panoramica di tutti i saggi contenuti nel testo, sono tanti e non potrei esaurirli nello spazio di un articolo, ma scenderò nei particolari di alcuni che forse mi sono più vicini. Mi limito a dire che il libro ha tre curatrici, che sono anche ricercatrici sulle tematiche di genere e che ne hanno tessuto la trama chiedendo alle e ai partecipanti di non dimenticare di partire da sé, cioè di far risuonare nelle loro esposizioni il proprio vissuto e le motivazioni che le hanno portate/i a occuparsi dei loro argomenti. Alla fine di questo articolo potete trovare l’indice, che è già un buon modo per farsi un’idea. Continua a leggere “DOPO L’AMORE, DOPO LA COPPIA, DOPO IL LAVORO, DOPO IL SISTEMA”

Marzo 3039, Nucleare, Educazione ambientale

bobkova

Qualche anno fa ho lavorato in un progetto didattico intitolato “Ambiente e sviluppo sostenibile”, in una scuola superiore e in una città di cui non dirò il nome. Dovevo parlare di ambiente in generale, scegliendo io i temi. Decisi di partire dalle questioni legate alla produzione e al consumo di energia, visto che è il mio campo preferito all’interno dell’educazione ambientale, e quello in cui sono più formato. Ed è anche, per quanto mi riguarda, la questione cruciale della nostra civiltà.

I ragazzi e le ragazze che ho trovato, rinchiuse di pomeriggio in un’asfissiante aula (pseudo)multimediale, stavano facendo ovviamente i fatti loro, non avevano alcuna voglia di continuare a prestare attenzione, dopo tutta la mattina di lezioni, a un altro dei tanti adulti che vuole scrivere sulla tavoletta di cera delle loro menti il proprio imprescindibile e luminoso sapere, e ridevano dei miei tentativi di proporre metodologie alternative di dialogo e di relazione. Come sono abituati, nella loro cittadina, a ridere per difesa di qualsiasi cosa di diverso si muova sotto i loro occhi. Rispetto alla loro orrenda normalità, in una delle tante periferie dell’impero globale. Continua a leggere “Marzo 3039, Nucleare, Educazione ambientale”