Fenomenologia della percezione della cima di rapa

Una verdura autoctona prodotta senza uso di pesticidi, nell’odierno 2021, viene considerata in tre modi diversi in base alla fetta di società da cui viene percepita, accolta, mangiata e digerita. Prendo un esempio casuale, la cima di rapa, visto che ce l’ho sul fuoco e l’ho appena raccolta dal bancale sinergico che condivido con un mio amico.

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10 autodifese dal fascismo scientista

“In un convegno del settembre 2017 presso il Cicap – Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze, Silvio Garattini, presidente di una fondazione privata di ricerche farmacologiche, tiene una lectio magistralis per smascherare la «finta scienza». Ma si evince subito che i suoi obiettivi non sono i seguaci del paranormale, bensì suoi colleghi medici e ricercatori che hanno idee e pratiche diverse dalla sua. Obiettivo legittimo naturalmente, quello di criticare. All’interno però di questa conferenza – che si può ascoltare online su youtube – Garattini stila un arbitrario «decalogo del perfetto credulone» (visionabile dal minuto 7), in cui invita a fare attenzione ad una serie di persone che hanno almeno «due o tre» delle seguenti caratteristiche, tra cui ad esempio vegetarianesimo, alimentazione biologica e metodi di cura «non ortodossi».”[1]


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La terra metonimia della Terra

Irrompe nel discorso politico di queste settimane il testo della Confluencia femminista “Un’economia femminista per un mondo in trasformazione”, a ricordarci come ecologia e femminismo dovevano essere sovversione del capitalismo, non giardinaggio e passeggiate, e nemmeno occasioni di assimilazione nel sistema senza mettere in discussione il logocentrismo del patriarcato tecnocratico. Agroecologia, ecofemminismo e mediattivismo: le parole scippate dell’inizio millennio antiglobal sono state state pratiche di vita smorzate?  Ci hanno davvero rubato l’agibilità politica in questi venti anni di millennio globalizzato?

echaurren
Immagine di Pablo Echaurren

“La chiesa dice: il corpo è una colpa

La scienza dice: il corpo è una macchina

La pubblicità dice: il corpo è un affare

Il corpo dice: io sono una festa”

Eduardo Galeano

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2001 L’oscena bellezza della verità

Un incrocio di forze astrali nel passaggio del millennio, che apre un passaggio extrasensoriale verso un altro mondo possibile, uno squarcio nella noiosa seriale narrazione quotidiana dell’orrore scintillante consumista, dove l’etica, l’estetica, la logica, la verità hanno dei canali prestabiliti e non esistono altri pensieri possibili.

Tutto inizia a cambiare a cavallo tra i due millenni.

I primi vertici del nuovo villaggio globale, lo zapatismo del Chiapas, la nuova autonomia, la richiesta di principi di precauzione, la rivolta di Seattle. Napoli, Goteborg, Genova. La verità sulle multinazionali farmaceutiche, petrolifere, agro-chimiche, verità già narrate nei quotidiani nazionali, ma mancano i passaggi, i collegamenti, le interpretazioni perché nel mare inutile dell’informazione quotidiana la notizia di oggi lava quella di ieri.

Lo squarcio che si apre è proprio quello sull’orrore violento dell’economia predatoria capitalista, che schiavizza il Sud del mondo e aliena il Nord, distruggendo l’esistente, terra, piante e animali.

E ora si scopre che il dio denaro è nudo. Si sa già tutto, basta solo fare i collegamenti. Ma la novità di questa inedita forma di dominio più virtuale che reale è proprio questa: non si censura la notizia, si rendono incapaci le menti di fare i collegamenti. E’ una guerra psichica quotidiana, apparentemente pacifica, che diventa violenta quando qualcuno cerca di svelarne i meccanismi: allora quelle menti si rivoltano contro la verità, e contro sé stesse principalmente.

Non è un discorso facile da fare, è un discorso di una complessità profonda, globale. Ci siamo coinvolti/e tutti/e nella guerra psichica, siamo vittime e carnefici di noi stessi/e, ma gli squarci di liberazione sono inenarrabile fonte di ossigeno, vita e felicità. Chi invece tratta con superficialità questa situazione, non fa che produrre danni peggiori, riproducendo il sistema che vorrebbe combattere. Come quelli che giocano al machismo sulle barricate.

Dal 2001, fino ad oggi, pistole, bombe, manganelli e depistaggi informativi quotidiani, spesso raffinatissimi come quello di far credere che “possa parlare di genocidio solo chi è laureato in genocidio” hanno provvisoriamente spezzato i collegamenti, e tengono in vita un sistema in coma, sempre più violento.

Ma l’oscena bellezza della verità, ormai, ha rotto gli argini della morale consumista.

Limes Marzo 2001
http://www.limesonline.com/sommari-rivista/i-popoli-di-seattle

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Piccapane online!

Piccapane online!

Breve storia di questi due anni di vita

 “Che voglia di lasciare tutto e andare a fare quella vita” è stata una delle frasi ricorrenti che ci siamo sentiti dire dagli spettatori dopo la proiezione di Piccapane.

Abbiamo avuto così la sensazione di aver colto nel segno quando esattamente due anni fa, fine novembre 2009, durante un ritrovo tra amici sulle colline marchigiane, ci venne in mente l’idea di questo piccolo documentario dal lungo titolo: Piccapane. Un esperimento di socialità, di sostenibilità ambientale, di stile di vita radicalmente diverso dalla società dei consumi.

Abbiamo raccontato una storia agricola ed ecologista, che è anche la storia di un salto in avanti verso un mondo post-capitalista: forse proprio per questo raccontare una storia come questa, nell’epoca della crisi infinita, diventa una finestra sui mondi possibili, uno spiraglio di luce decrescente all’interno di un’economia incapace di uscire dalla sua patologica bulimia consumista.

Piccapane ha girato locali, librerie, spazi sociali, festival in tutta Italia. Tra queste la partecipazione più importante probabilmente è stata quella al Biografilm Festival di Bologna del giugno 2010. Importante anche perché è stato il riconoscimento della rilevanza della narrazione biografica alla base del nostro racconto filmato: la scelta non facile di modificare uno stile di vita, la decisione radicale di cambiare la rotta della produzione e del consumo, prima individualmente e poi collettivamente.

Come la storia che narra, anche la vita del documentario non è stata facile. Abbiamo optato fin dall’inizio per la piccola produzione indipendente, contando sulle professionalità che avevamo a disposizione, noi due autori e tutti gli amici che ci hanno dato una mano. Nonostante il continuo interesse manifestato, Piccapane non ha trovato una vera e propria distribuzione ed ha circolato solo grazie agli sforzi gratuiti di chi l’ha prodotto e alla disponibilità di chi l’ha ospitato, condividendone l’idea di fondo.

Ma le peripezie di questi due anni non sono state inutili, ci hanno fatto capire tante cose nel bene e nel male, ci hanno fatto discutere su problematiche economiche ed esistenziali, ci hanno impegnato e ci hanno divertito.

È arrivata l’ora quindi di dare Piccapane in pasto al web!

Chi vuole vederlo o rivederlo lo trova da oggi sul canale youtube di Ateneriena:www.youtube.com/ateneriena

Chi vuole averne una copia originale e impacchetta può ancora richiederla all’indirizzo:ateneriena@gmail.com

 

Gianni Donvito

Gianluca Ricciato

Link del documentario intero:

 

http://www.youtube.com/watch?v=vQAQvQfUOGA

 

Scheda

Titolo: Piccapane. Un esperimento di socialità, sostenibilità ambientale, di stile di vita radicalmente diverso dalla società dei consumi

Regia: Gianni Donvito

Soggetto e sceneggiatura: Gianluca Ricciato

Montaggio: Gianni Donvito

Voce narrante: Antonio Cesari

Musiche: Ateneriena e Anima Lunae

Durata: 17 min

Ita 2010

Produzione: Ateneriena