L’ultimo anno (9) # L’eterno ritorno della gatta

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CAMPAGNE ARADEO

Nuovo Millennio

 

La gatta ha generato sei gattini nel giardino della mia casa di famiglia. Saranno vent’anni che questa gatta se ne va in giro a scoparsi chi gli pare, torna per il cibo e per le coccole e partorisce micro gatti. In realtà non è sempre lei, lei è stata una dei micro gatti, una figlia, ma la sua mamma, la sua nonna, la sua bisnonna erano uguali a lei.
Tigrate, sveglie, occhio di lince, promiscue e allo stesso tempo tenere, affettuose, concilianti e mediatrici con il mondo degli umani. Quando nascevano erano le più forti, quest’ultima in particolare perse la madre dopo un mese di vita, schiacciata da una macchina un giorno che si era inoltrata sulla strada principale, e praticamente svezzò lei i suoi due fratellini che le succhiavano il pelo cercando inutilmente un capezzolo. Continua a leggere “L’ultimo anno (9) # L’eterno ritorno della gatta”

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L’ultimo anno (8) # Il sud, la fuga, gli Almamegretta

 

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ionio
 

Nella permanenza temporanea in madrepatria succedeva spesso in quegli anni che andassi in giro con una vecchia Uno piena di amici musicassette e marijuana, tra le strade provinciali che univano i paesi e le stradine di campagna che portavano ai luoghi del lavoro agricolo.

C’era una strada che degradava lentamente verso lo Jonio, la percorrevamo spesso per avvicinarci al livello del mare. In alcuni punti la si poteva vedere chiaramente dall’alto, era una striscia grigia e luccicante ai raggi del sole, lunga e quasi puntiforme tra le migliaia di ulivi con le chiome bionde e la terra rossa.

Avevamo i sensi aperti dall’erba e dalla vita. I bassi elettrizzanti di Anima Migrante e di Sanacore erano la loro colonna sonora. Erano i primi due album degli Almamegretta che avevano consumato il mio stereo e portavano una verità forte e poco comprensibile da noi in quei momenti. Era una certa idea di natura che da allora non mi lasciò più, nulla a che fare con la natura selvaggia e incontaminata, quella che sarebbe bene rimanesse tale, quella poca che ancora c’è. Continua a leggere “L’ultimo anno (8) # Il sud, la fuga, gli Almamegretta”

L’ultimo anno (7) # Trance mediterranea

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Aprile 1996

 

IMG_20160604_174209Alla fine del primo semestre avevo già lasciato Semiotica, Latino e altre lezioni che per un motivo o per l’altro non mi interessava più portare avanti. Nonostante la moretta fascinosa, non avevo più intenzione di ritentare i test e stavo iniziando ad appassionarmi alla filosofia. Non mi imposi alcun obiettivo iniziale di sostenere esami, nella mia situazione generale nebbie comprese non era il caso di spingere il pedale della produttività.
Decisi di tentare due esami entro luglio e li scelsi, uno era Storia Romana perché comunque due storie le dovevo fare, il professore era simpatico e mio padre aveva a casa già parte dei libri. Le reminiscenze del liceo miste ai racconti paterni riguardanti la presenza della storia antica nella nostra terra meridionale mi avevano già acceso la curiosità, nonostante il programma sterminato, quasi mille anni di nascente vita occidentale in un solo esame. L’altro che scelsi fu Poetica e Retorica, un’eccentrica materia che spaziava dalla letteratura alla filosofia del linguaggio, dal Medioevo alle teorie decostruzioniste, ma con la leggerezza divertita e sovversiva di chi ama immergersi nei libri per piacere. Uno spasso, avevo anche frequentato il seminario correlato per tutto il primo semestre dove conobbi la ragazzina pendolare di Modena, il seminario che parlava dei cliché e dell’ironia e di come fosse difficile tentare di prendere in giro Emilio Fede facendone l’imitazione, in quanto era già lui l’imitazione di se stesso. Era così, sosteneva il ricercatore, che oggi come oggi il potere gestisce l’immaginario collettivo attraverso il linguaggio e i suoi multilivelli di senso. Continua a leggere “L’ultimo anno (7) # Trance mediterranea”

L’ultimo anno (6) # Anatroccoli della comunicazione

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unibo

Settembre-Ottobre 1995

E comunque non è vero che non ho tentato di seguire Erika. Ci eravamo iscritti, io e Tonio, ai test di Scienze della Comunicazione di Roma e di Bologna. Tonio era un altro mio amico e compagno di classe con cui condividevo grandi sogni. Era napoletano per metà da parte di madre, aveva un sacco di sorelle tornate alla terra materna per fare l’università e la loro casa spesso diventava un nostro punto d’appoggio negli anni turbolenti in cui iniziavamo a preparare la fuga dal Salento.
Ci iscrivemmo ai test di Roma ad agosto e a settembre andammo a farli, in due viaggi in cui il quartier generale era Napoli. Nella seconda sortita venne anche Erika che si iscrisse a Fisica a Roma e rimase un po’ con noi a Napoli e un po’ da una sua amica a Roma. Mi sentivo in famiglia in queste due città, avevo già amici e parenti e respiravo un’atmosfera di Sud solo più allargata e incasinata.
Le sorelle di Tonio ci accoglievano con affetto divertito, io ammiravo la vita comunitaria che facevano e sognavo di vivere come loro in una specie di famiglia allargata, i loro amici e compagni ci portavano in giro per la città ed erano sempre disponibili davanti alle nostre domande curiose.
Io e Tonio giravamo per Napoli, ci segnavamo le scritte fantasiose sui muri e gli eventi strani che notavamo in giro con rispetto e devozione, senza mai giudicare.
Nessuno dei due passò i test, né a Roma né a Bologna, anche se per poco. C’erano migliaia di piccoli intellettuali increduli di trovarsi di fronte a tali numeri da concorso militare per racimolare le poche decine di posti disponibili. Piccoli intellettuali che si guardavano male, si giudicavano a vicenda ed erano attenti a notare qualsiasi possibile irregolarità cui appigliarsi, con un’ansia moralizzatrice totalmente dettata dalla sanguinaria competizione cui stavano partecipando. Continua a leggere “L’ultimo anno (6) # Anatroccoli della comunicazione”