Zone rosse

“Noi non vogliamo che il governo ci tenda la mano, quello che vogliamo è che ci levi i piedi di dosso. Abbiamo dimostrato che possiamo governare e governarci meglio di coloro che lassù in alto si arricchiscono alle nostre spalle” (EZLN)

Il luogo esatto in cui è stata fondata la società della paura ed è iniziata la psicosi di massa che stiamo vivendo. Visibile in una mappa di Genova, 20 anni dopo.

Le zone rosse sono l’arma del terrorismo globale.

1: Palazzo Ducale – sede del Vertice G8 (where the G8 summit took place)
2: piazza Portello
3: piazza Manin
4: piazza Dante
5: piazza Paolo da Novi
6: Boccadasse
7: Arrivo del corteo dei sindacati di base (end of the free unions demo)
8: Partenza del corteo della disubbidienza civile – Tute Bianche (TB) (starting point of the civil disobedience)
9: piazzale M. L. King – GSF convergence center
10: Punta Vagno – GSF public forum
11. Scuole Diaz – GSF media center
12: Fiera – “cittadella” delle Forze dell’ordine (temporary housing for Police Forces)
13: Questura (Police HQ).
14: piazza delle Americhe – dove sarebbe dovuto arrivare il corteo delle TB (where the TB demo should have ended).
15: percorso (route of) Mondelli + carabinieri BTG. “Lombardia”. All’incrocio con via Tolemaide si fermano e attaccano il corteo delle TB (at the Via Tolemaide intersection carabinieri forces stop, and attack the TB demo)
16: percorso (route of) Pagliazzo Bonanno + reparti mobili PS. In Piazza Manin caricano i pacifisti della Rete Lilliput (Police anti riot-units led by Pagliazzo Bonanno attack the Lilliput Net pacifists in Piazza Manin)
17: piazza Giusti, attacco al supermercato “DìxDì” (“DìxDì” supermarket attacked)
18: Marassi, attacco al carcere (the Marassi prison attacked)
19: piazza Alimonda, uccisione di Carlo Giuliani (where Carlo Giuliani was killed)
20: corso Gastaldi e via Tolemaide, carica finale e pestaggi (final police attack and beatings)

Fonte: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:G8_genova_map.jpg

Un altro mondo è possibile

Genova qui e ora

“Il mio Mediterraneo non è quello delle cartoline. La felicità non ti viene mai regalata, te la devi inventare.”

Jean Claude Izzo

Tramonto su Bogliasco

Genova qui e ora è una città che si sporge ancora sul Mediterraneo.

Genova qui e ora è anche una città, “quella in cui affiorano l’amarezza e la grandiosità dei sogni”, come scrisse il marsigliese Izzo nel suo ultimo libro poco prima di morire. 

Genova qui e ora è molto più di una città, è un modo di vivere vecchio e nuovo al tempo stesso che in quei giorni ci assalì. 

Genova qui e ora è un concentrato di desideri che da allora non se ne è più andato, anzi che esonda più passa il tempo e più si avverano quelle cose. 

Genova qui e ora è l’esibizione spettacolare di una catapulta che ci sputava fuori dal ‘900 dopo aver distrutto tutte le cose belle del ‘900, la vita, l’arte, la bellezza, la trasgressione, le avanguardie, i quartieri, i teatri, i cinema, le trattorie, la solidarietà delle comunità, e ci aveva lasciato in preda ad un futuro tecnocratico senza futuro. 

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Resistere ballando: il movimento Danser encore

“C’è troppo menefreghismo, c’è troppo individualismo, si ha paura di mettersi in gioco, di rischiare, di perdere la zona di comfort e quindi ci si adegua un po’ a quelli che sono i dettami che vanno avanti di giorno in giorno. Perché lottare contro questi ti toglie la terra sotto i piedi. Non c’è unione di popolo, mentre in altri paesi, tra cui la stessa Francia da cui parte questo flash mob, sono più famosi per la loro unità di popolo. Non è casuale che sia nato nel paese della rivoluzione francese” (1)

Queste sono le parole di uno degli attivisti italiani del movimento Danser encore, se così si può definire. Il “Danzare ancora” è un’azione situazionista diffusa, un flash mob artistico interplanetario nato in Francia, dove un gruppo di persone canta, suona e balla una canzone di libertà in un luogo improvvisato di una città, in mezzo ai passanti. E a prescindere dal regime di restrizioni in atto in quel territorio. “Danser encore è una canzone del cantante HK (nome d’arte di Kaddour Hadadi) pubblicata nel dicembre 2020. La canzone viene ripresa in Francia e in diversi altri paesi durante dei flash mob, in contesti di mobilitazioni che si oppongono alle misure prese contro la pandemia di Covid-19. HK doveva presentare uno spettacolo con il suo gruppo ad Avignone, ma è stato cancellato durante la crisi sanitaria perché ritenuto non essenziale. In quel momento è nata l’idea di creare una canzone.” (2)

Da dicembre a oggi questa azione di resistenza ha letteralmente girato il mondo coinvolgendo o raggiungendo probabilmente milioni di persone. È raro ormai che mi capiti di dover spiegare a qualcuno cosa sia, perché in qualche modo se non si è venuti a contatto diretto è capitato di vedere una di queste performance online.

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L’isola che non c’è piú, lo sgombero del rifugio Chez JesOulx

Le Fiabe Atroci ospitano oggi un articolo che parla degli ultimi giorni di vita della Casa Cantoniera Chez JesOulx, in Val di Susa, brutalmente sgomberata il 23 marzo 2021

di Silvia Parmeggiani

Martedì scorso è stata sgomberata la Casa Cantoniera Occupata di Oulx, in alta Val di Susa, che da dicembre 2018 ospitava migranti in transito. L’edificio, abbandonato da anni, aveva ripreso vita, animandosi e accogliendo donne, uomini, bambini e bambine in fuga da guerre, persecuzioni, o semplicemente alla ricerca di un luogo altro in cui vivere. Molti di loro, in viaggio da mesi, avevano percorso migliaia di chilometri a piedi o nascosti su tir, navi e quant’altro, per ricongiungersi con la famiglia già stabilita in Europa.

Il rifugio, detto anche Chez JesOulx – in ricordo della prima occupazione a Claviere sgomberata nell’autunno del 2018 – era molto di più di un tetto sulla testa offerto a chi cercava un ricovero per la notte. Prima che svanisse nel nulla per l’ennesimo sgombero senza senso, ho avuto anche io l’opportunità di viverlo e credo sia importante raccontare e condividere l’esperienza che è stata. Ogni volta che viene spazzato via uno spazio liberato si perde molto di più di un luogo, quattro mura pericolanti: si perdono spazi d’incontro, di attività, di comunità, in questo caso fondamentali per chi ha bisogno di sostare brevemente, di riprendere fiato per proseguire nel viaggio, di ricaricarsi. Eliminando questa oasi si sta togliendo una possibilità di ristoro davvero preziosa, anche capace di salvare vite umane.

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Fenomenologia della percezione della cima di rapa

Una verdura autoctona prodotta senza uso di pesticidi, nell’odierno 2021, viene considerata in tre modi diversi in base alla fetta di società da cui viene percepita, accolta, mangiata e digerita. Prendo un esempio casuale, la cima di rapa, visto che ce l’ho sul fuoco e l’ho appena raccolta dal bancale sinergico che condivido con un mio amico.

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