Spazi sociali in zone rurali. Un laboratorio nel Riforestival

Intanto…Riforestival è stato un evento contenitore di tanti eventi che ha lasciato in tutte e tutti i partecipanti sensazioni belle, diverse e difficilmente riassumibili. Ho cercato di descrivere il senso di questo evento nel precedente articolo di questo blog.

Qui proverò a restituire qualcosa che è emerso nel laboratorio che ho facilitato nel pomeriggio di sabato 17 settembre, Spazi sociali in contesti rurali. Grazie a tutt’ quant’ per la splendida partecipazione che prelude ad un futuro mirabile su queste latitudini. E grazie a Maurizio Simone per aver ordinato i materiali del laboratorio sugli spazi sociali.

Qui di seguito, prima del report, uno slideshow con alcune mie foto del Riforestival.

Gianluca


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Intanto nel Salento arriva Riforestival

Una grande crescita individuale e collettiva, intanto, è stato il percorso che ha portato alla creazione comunitaria di un festival della terra e della comunità salentine, che si svolgerà alle Fattizze d’Arneo (Nardò) dal 15 al 18 settembre prossimi. Sono le parole di Ermanno, uno degli organizzatori, che si è fatto portavoce di una presentazione collettiva di questo percorso, durato alcuni mesi. E aggiunge: Intanto…Riforestival è un grande laboratorio sperimentale di comunità. Nato con la semplice idea di far festa, di stare insieme e rinverdire piccoli scorci di territorio, con il tempo si è arricchito di tante adesioni libere e spontanee, che ne hanno rimodulato la portata e la consistenza. (…) Gli ulivi sono secchi, le istituzioni non fanno nulla: Intanto…Riforestival. Ci sono tanti incendi, il territorio è devastato: Intanto (tu, noi) …Riforestival. Ci sono le votazioni, ma nessuno ha in programma la riforestazione: Intanto…Riforestival.

La locandina di Intanto…Riforestival
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Il maschio burionico

Il maschio burionico – Gianluca Ricciato (scarica e leggi in pdf)


La “puerilità” dell’Oriente ha qualcosa da insegnarci, fosse anche l’angustia delle nostre idee di adulti (Maurice Merleau-Ponty) [1] 


Il maschio burionico

Qui e ora noi viviamo in una sorta di iperuranio tecnologico in cui le funzioni cognitive sono privilegiate rispetto a tutte le altre, in particolare rispetto alle funzioni sensoriali, emozionali e sentimentali. Questa non è una novità, le radici di questo modo di vivere sono quelle della nostra cultura greco-latina e la pervasività di un certo tipo di technè nello sviluppo umano inizia con le rivoluzioni industriali dell’epoca moderna. Tuttavia, da circa 20 anni a questa parte, l’avvenuto sdoppiamento della nostra identità quotidiana tra cosiddetta vita reale e vita virtuale ha posto la questione in termini diversi a livello antropologico, non solo rispetto alla pervasività degli strumenti, ma soprattutto rispetto all’organizzazione delle vite e al rapporto soggetto-mondo.

Questo vuol dire che un’esistenza che non passa attraverso lo sdoppiamento virtuale è un’esistenza che fa fatica ad avere voce. E specularmente, che una presenza mediatica ossessiva rende iper-reale un’idea o un fatto. Ciò non rende più o meno vera quell’idea, ma la percezione di quell’idea come vera.

In questo panorama si è innestata una apparentemente nuova figura di uomo di potere, le cui caratteristiche sono sempre apparentemente diverse da quelle del passato, ma rispetto al modello epistemologico esse fanno perno sulle classiche leve del dominio patriarcale che le culture femministe del ‘900 (e non solo quelle) hanno letteralmente messo a nudo.

Provo ad elencarle perché siano più chiare possibili, in quanto sono il nucleo di quello che sto cercando di evidenziare:

  • logocentrismo epistemologico e fallocentrismo morale
  • mito del progresso come deificazione della techné
  • competitività contro cultura cooperativa
  • primato delle competenze a scapito delle conoscenze sistemiche
  • cultura della guerra come modello mentale e linguistico
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R-I-C-O-N-N-E-S-S-I-O-N-I

L’anima libera è rara, ma quando la vedi la riconosci: soprattutto perché provi un senso di benessere, quando gli sei vicino.

Charles Bukowski


Il distacco delle menti dai corpi, della ragione dalle emozioni, del sé dal mondo non avviene in due anni.

L’accettazione della narrazione totalitaria della globalizzazione è stato un processo lungo decenni che a sua volta aveva le radici nella società capitalista fordista e nel modello dominatore e competitivo patriarcale.

Il capitalismo globale ha lavorato negli ultimi due decenni per distruggere qualsiasi forma di aggregazione sociale reale e sostituirla con la finzione dell’aggregazione virtuale.

Non solo perché questa è più controllabile rispetto ai corpi reali, ma perché in questo modo ogni interazione è monetizzabile. Ogni amicizia social, ogni riunione online, ogni contatto telefonico porta soldi alle multinazionali hi-tech.

E soprattutto, ogni fatto reale può essere facilmente distorto dalla sua riproducibilità virtuale deformandone il senso.

Non si arriva in pochi giorni o mesi o anni a un tipo del genere di distruzione sociale, a una psicosi di massa e a una falsità ideologica tanto palesi quanto invisibili, su scala globale o quanto meno a livello così invasivo nei paesi dove la vita sociale delle comunità è stata compromessa. La si mette in atto quando si è lavorato bene e a lungo a creare deserto dove prima c’era vita. La riconnessione mente-corpo, la riconnessione delle comunità territoriali e la riconnessione umani-natura sono le uniche vie in questo momento per affrontare la crisi antropologica interna al tardo capitalismo che ognuno/a di noi ha alimentato e da cui non si esce con una manifestazione o con un boicottaggio.

Per smettere di essere automi imboccati dalla notizia di oggi che cancella la notizia di ieri, di essere telecomandati/e nelle nostre scelte di vita, per smettere di essere scelti/e come burattini occorre riconnetterci ad uno stadio di profondità difficile e doloroso, che può essere indipendente dal livello di indottrinamento che abbiamo.

Paradossalmente proprio questo può essere il momento giusto. Perché è il momento in cui la persecuzione si è orientata in modo chiaro verso i nudi corpi.

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