Le uova di Genova arrivano da Mogadiscio?

 

 

 

FICTION DELLA DEMOCRAZIA, DEMOCRAZIA DELLA FICTION

 

Molte persone come me si sono chieste come mai quelle 300.000 che eravamo sulle strade di Genova nel luglio 2001 e quelle milioni che eravamo nel mondo – a tentare di smascherare la dittatura finanziaria che di lì a poco sarebbe esplosa in tutta la sua violenza – invece di moltiplicarci in questi anni ci siamo divise. La risposta in realtà dovremmo già saperla da tempo, almeno da quando è finito il Novecento.

“E’ vano fare la critica dell’esistente con lo scopo di cambiarlo: l’esistente si riproduce non perché sia giudicato buono ma perché lo riproduce un meccanismo che può risultare più forte delle nostre intenzioni e critiche, per quanto giuste. Il problema è, allora, di spezzare il meccanismo della ripetizione”(1)

Per spezzare quel meccanismo avevamo e abbiamo messo in atto pratiche che si sono troppo spesso interrotte. Fuori di noi e dentro di noi. E così, invece di queste esperienze, sono cresciute le devastazioni dei territori, i diktat finanziari delle multinazionali petrolifere e agrochimiche, l’alienazione delle nostre vite, l’impoverimento culturale, i sordidi conati razzisti delle masse, perfettamente funzionali alla crisi infinita del capitalismo del terzo millennio. Continua a leggere “Le uova di Genova arrivano da Mogadiscio?”

Io so

Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il ’68, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del “referendum”. Continua a leggere “Io so”

Lo Yeti cercava giustizia ma trovò la legge

Lo Yeti è uno dei pochissimi locali romani che io conosca ad avere il bagno a norma di legge per chi non è “normodotato”, come si dice. Non sarà veramente una rarità mi auguro, perché io non ho visitato tutti i locali romani, ma qualche centinaio ormai credo di sì e sono quasi sicuro di non averne quasi mai incontrati, di bagni a norma di legge, nella capitale italiana (l’unico altro bagno a norma che mi viene in mente è quello di Tuba, sempre al  quartiere Pigneto).
Ci penso sempre, mentre mi infilo in anfratti angusti e spesso maleodoranti, alle poche leggi giuste come sempre disattese, e alle tante sbagliate che vengono usate contro le persone ogni giorno.
La storia dello Yeti di questi giorni parla più o meno di questo, anzi di molto peggio, e per questo voglio condividere una lettera scritta di getto dalla mia amica Francesca, scrittrice e ricercatrice, affezionata allo Yeti come me, anzi più di me.
La lettera è stata indirizzata alle istituzioni romane. Mi sembra che in poche parole dica un po’ tutto delle “normali” atrocità quotidiane che viviamo. Specialmente quando siamo un po’ meno “normali”.
Gianluca
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LA RINASCITA SARA’

CAMPAGNE ARADEO

Seminati i fiori.

Piantate le erbe aromatiche.

Suonato il pianoforte. Il jazz libero.

Mangiati unguli, spunzali, rape nfucate e mpille.

Il cibo salentino è una lingua, non un dialetto.

Fatto il bagno nell’Adriatico.

E dopo San Foca No Tap, il mare che resiste.

Alla mafia, ai fossili, alla guerra del capitale.

Fatti i giri in bici nelle campagne fiorite di primavera.

Fatto il bagno nello Jonio.

E dopo la Torre dell’Alto, Porto Selvaggio, il Belvedere Renata Fonte.

Che amava la bellezza e amava la vita.

Per questo sabotava il sistema della guerra, della mafia e del capitale. Continua a leggere “LA RINASCITA SARA’”