Intanto…Riforestival è stato un evento contenitore di tanti eventi che ha lasciato in tutte e tutti i partecipanti sensazioni belle, diverse e difficilmente riassumibili. Ho cercato di descrivere il senso di questo evento nel precedente articolo di questo blog.

Qui proverò a restituire qualcosa che è emerso nel laboratorio che ho facilitato nel pomeriggio di sabato 17 settembre, Spazi sociali in contesti rurali. Grazie a tutt’ quant’ per la splendida partecipazione che prelude ad un futuro mirabile su queste latitudini. E grazie a Maurizio Simone per aver ordinato i materiali del laboratorio sugli spazi sociali.

Qui di seguito, prima del report, uno slideshow con alcune mie foto del Riforestival.

Gianluca



SPAZI SOCIALI IN CAMPAGNA: COME E DOVE TROVARLI?


Il laboratorio è stato preceduto da un incontro condotto da Roberta Marra sui beni comuni e su alcuni aspetti sociali e legali riguardanti la possibilità di uscire dalla tenaglia normativa proprietà pubblica / proprietà privata e andare verso forme di proprietà collettiva.

Ho immaginato questo laboratorio principalmente per un motivo: esistono migliaia di abitazioni abbandonate nelle campagne, nelle colline e nelle montagne di tutta Italia, costruzioni di vario tipo e in diverso stato, dai ruderi a edifici sostanzialmente intatti. I motivi sono vari, ma sono probabilmente riassumibili con l’accelerazione del processo di concentrazione urbana forzata che abbiamo vissuto negli scorsi decenni. Processo che è arrivato o sta arrivando al limite di saturazione, soprattutto per lo stile di vita sempre più improponibile e disumano che i grandi centri impongono.

Ognuna e ognuno di noi che abbiamo partecipato al Riforestival, credo, si è dovuto confrontare con questo tema, e anche con le contraddizioni che porta il tentativo di “deurbanizzarsi”.

Ho pensato così di partire da alcune semplici domande e condividerle. Nemmeno io so bene come e cosa si possa fare, ma so che ho dei desideri, e il primo è quello di vivere una socialità armoniosa con l’ambiente e quanto più possibile sana, sia tra gli esseri umani, sia tra gli esseri umani e il resto della vita del pianeta, a partire dalla circostanza in cui mi trovo.

La campagna e le zone di natura salentine sono una circostanza e un’opportunità per costruire qualcosa di nuovo sia rispetto alle società feudali i cui resti sono ancora visibili, sia rispetto allo sfruttamento capitalista? Se sì, come?

Mappa o albero dei desideri: cosa faresti se ti trovassi a condividere uno spazio in campagna?

Rami principali: luoghi di ritrovo sociale, coabitazioni, attività agricole, educazione, laboratori artigianali, arte
  1. Come trovarli
  2. Come organizzarsi politicamente
  3. Cosa Fare

Il gruppo di circa 35-40 partecipanti si è diviso in tre sottogruppi, divisi per zone geografiche (Nord Salento, Sud Salento, Resto della Puglia) e cerca di rispondere a queste tre domande avendo come punto di riferimento la mappa concettuale precedente.

gruppo 1 (nord salento)

“‘A Masseria di Torre Chianca

Partecipati: Francesca, Aurelia, Giulia, Andrea, Nicola, Piero, Maurizio

  1. Come Trovarli

A questo problema il gruppo individua subito una soluzione grazie alla presenza di Nicola che è proprietario di una masseria a due kilometri dal mare nella zona della marina leccese di Torre Chianca, composta da:

  • 12 ettari in biologico certificato
  • 5 stanze di cui 1 ampia sala ex bar, ristorante, concerti
  • Impianti a norma per attività commerciali
  • 4 stalle
  • 1 garage 40 mq²

2. Come Organizzarsi Politicamente

La creazione di patti con la proprietà, l’analisi dei bisogni e la mediazione tra comunità fruitrice e privato sono alla base dell’organizzazione del gruppo. Il proprietario propone la forma contrattuale del “Rent To Buy”.

La sociocrazia viene scelta come organizzazione, in quanto garanzia di orizzontalità, e il Lazy Consent (trad. Consenso Pigro) come metodo decisionale, più appropriato del metodo del consenso classico per le realtà produttive che hanno necessità di essere più snelle e dinamiche. Il “consenso pigro” si fonda sulla trasparenza di tutti i processi e la semi-indipendenza di chi lavora in un certo ambito del progetto collettivo. In pratica chi fa decide salvo eventuali obiezioni di altri membri del collettivo.

Eventuale costituzione in associazione di II livello, come nelle gestioni di beni pubblici, distretti e reti di Economia Solidale  (Solidarity Economy).


3. Cosa Fare

Produzione a breve termine: orti naturali, seminativi di cereali, giardino di erbe officinali, pollaio felice, apicoltura per la produzione di miele, onoterapia (asini)

Produzione a medio termine: riforestazione, agricoltura sintropica e bio-rigenerativa, creazione di biodiversità, laboratorio di conserve di comunità, officina-laboratorio multifunzionale (falegnameria, artigianato, oreficeria), laboratorio cosmetico ed essiccatoio (erbe officinali)

La gestione andrebbe in mano ad una cooperativa che ne detiene l’usufrutto o la proprietà. Le attività dovrebbero essere in seno alla cooperativa e quindi ai soci residenti o esterni. Tali attività costituirebbero l’economia di chi le sviluppa e contribuirebbero al mantenimento del bene comune con una quota proveniente dall’attività stessa.

L’economia privata dei residenti dovrebbe in parte alimentare il sostentamento della coop che gestisce la proprietà.

Il cartellone originale prodotto dal gruppo Nord Salento



GRUPPO 2 (SUD SALENTO)

“Senza titolo”

Partecipati: Ermanno, Giulia, Tommaso, Giancarlo, Danilo, altr* (circa 15)

Il gruppo decide di non seguire lo schema delle domande, si interroga a lungo sulla possibilità di riuscire ad accordarsi in un collettivo non scelto intenzionalmente (come quello in cui ci si ritrova in questo laboratorio) e si chiede anche se ci sia una reale volontà condivisa di trovare un luogo e le risorse economiche e umane per gestirlo. Decide che è più propenso a vivere i luoghi sociali già presenti sul proprio territorio. La discussione quindi vira sulle necessità sociali e più in generale su quali principi dovrebbe vertere qualsiasi iniziativa collettiva del territorio.

L’utilizzo degli spazi dovrebbe essere basato sui seguenti assunti o principi:

  1. rispetto di luoghi e persone;
  2. attenzione e cura;
  3. responsabilità degli spazi e delle attività produttive, assegnando ruoli e referenti;
  4. autoregolazione;
  5. capacità di produrre reddito per il sostentamento del luogo e delle persone che lavorano;
  6. spazi abitativi propri.
Il cartellone originale prodotto dal gruppo Sud Salento



gruppo 3 (puglia del centro-nord e altri luoghi)

 “Orticola – Casa di comunità e benessere”

Partecipanti: Lucia, Vito, altr* (circa 10-12)

  1. Come Trovarli
  • Elenco beni immobili comunali su siti web dei Comuni (*)
  • Agenzia del demanio
  • Avvisi diretti
  • Cessione del bene all’ente pubblico
  • Beni ecclesiastici
  • Beni confiscati
  • Siti web

(*) Comuni:

  • Regolamento comunale immobili
  • Avviso pubblico art. 151 codice degli appalti
  • Accordi partenariato pubblico e privato.

2. Come organizzarsi politicamente

Non trattato


3. Cosa fare

  • Abitare comunitario
  • Economie bio-sostenibili: agricoltura e artigianato
  • Cultura, arti e educazione con approccio olistico
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