“C’è troppo menefreghismo, c’è troppo individualismo, si ha paura di mettersi in gioco, di rischiare, di perdere la zona di comfort e quindi ci si adegua un po’ a quelli che sono i dettami che vanno avanti di giorno in giorno. Perché lottare contro questi ti toglie la terra sotto i piedi. Non c’è unione di popolo, mentre in altri paesi, tra cui la stessa Francia da cui parte questo flash mob, sono più famosi per la loro unità di popolo. Non è casuale che sia nato nel paese della rivoluzione francese” (1)

Queste sono le parole di uno degli attivisti italiani del movimento Danser encore, se così si può definire. Il “Danzare ancora” è un’azione situazionista diffusa, un flash mob artistico interplanetario nato in Francia, dove un gruppo di persone canta, suona e balla una canzone di libertà in un luogo improvvisato di una città, in mezzo ai passanti. E a prescindere dal regime di restrizioni in atto in quel territorio. “Danser encore è una canzone del cantante HK (nome d’arte di Kaddour Hadadi) pubblicata nel dicembre 2020. La canzone viene ripresa in Francia e in diversi altri paesi durante dei flash mob, in contesti di mobilitazioni che si oppongono alle misure prese contro la pandemia di Covid-19. HK doveva presentare uno spettacolo con il suo gruppo ad Avignone, ma è stato cancellato durante la crisi sanitaria perché ritenuto non essenziale. In quel momento è nata l’idea di creare una canzone.” (2)

Da dicembre a oggi questa azione di resistenza ha letteralmente girato il mondo coinvolgendo o raggiungendo probabilmente milioni di persone. È raro ormai che mi capiti di dover spiegare a qualcuno cosa sia, perché in qualche modo se non si è venuti a contatto diretto è capitato di vedere una di queste performance online.

Ma perché tutti questi non fanno un partito? mi chiedeva un amico, poco dopo che avevamo preso parte al Dancer encore leccese(3), lo scorso maggio.

Bella domanda. E la risposta forse non riguarda solo il fatto che “gli italiani sono poco uniti”. Riguarda il fatto che nonostante tutti ne parlino, non esiste nemmeno un articolo vero, in questo momento, che parli del Flash mob a livello generale, come fenomeno diffuso, a parte alcune poche eccezioni per lo più locali che segnalerò alla fine di questo scritto. Forse da un lato è anche meglio che gli scribacchini di regime si disinteressino di questo fenomeno, vista la distorsione sistematica che fanno ormai di ogni tentativo di sovversione della narrazione capitalista attuale, compresa ovviamente la narrazione pandemica. Ma forse proprio questo imporrebbe la presenza di una presa di parola che nasca dall’esperienza senza deformarla. (4)

«Come sempre nella storia, anche in questo caso vi sono uomini e organizzazioni che perseguono i loro obiettivi leciti o illeciti e cercano con ogni mezzo di realizzarli ed è importante che chi vuole comprendere quello che accade li conosca e ne tenga conto. Parlare, per questo, di un complotto non aggiunge nulla alla realtà dei fatti. Ma definire complottisti coloro che cercano di conoscere le vicende storiche per quello che sono, è semplicemente infame» (5)

Le persone che prendono parte a questi Flash Mob provengono da contesti di vita variegati ma hanno qualcosa in comune, almeno in negativo. E la difficoltà di descriverli in modo unitario forse è legata al fatto che quello che hanno in comune manda letteralmente in tilt il sistema comunicativo binario, quello che in Italia ad esempio associa chi critica l’obbligo vaccinale all’estrema destra. Da quello che ho visto è difficile che in questi flash mob ci siano fascisti o anche solo gente che provenga da destra. Ma allo stesso tempo è difficile che sia presente qualcuno che si mette la mascherina quando cammina da solo/a per strada, in un bosco, in spiaggia, tra amici o in macchina da solo/a. Magari perché pensa che respirare sia un atto biologico fondamentale e non possa diventare oggetto di legge da parte di un potere statale o economico. Che il senso di responsabilità verso gli altri e le altre sia una cosa più complessa dell’accettare supinamente una violenza verso i corpi e le menti inedita e inaudita come quella che stiamo subendo, ripetendo a pappagallo il “tanto non mi costa niente” o “triste è la tua libertà se consiste nel…”, avallando così l’affermazione di uno stato di polizia locale e globale, soffiando sul fuoco della delazione sociale e denigrando chi probabilmente in questi anni ha lavorato molto più concretamente sul senso di responsabilità, attraverso pratiche di vita più sostenibili e relazioni più umane.

Pandemia o meno infatti, credo che la maggior parte tra le/i presenti a questi flash mob abbiano in comune l’aver messo in discussione da tempo gli stili di vita a cui siamo stati sottoposti dalla nascita, che abbiano lavorato sulle scelte alimentari di consumo, sull’impatto ambientale, sul modo di educare le nuove generazioni e, non ultima, sulle possibilità di cura e su tutto ciò che ruota attorno a questo argomento: ed è proprio questo forse il punto critico più forte e più difficile da affrontare, perché negli ultimi decenni le voci critiche verso l’approccio medico riduzionista e meccanicista, e sui suoi legami con il modello capitalista distruttivo, si sono moltiplicate. Spesso il potere e i suoi ripetitori mediatici hanno sfruttato e amplificato i punti deboli delle cosiddette terapie alternative o degli stili di vita non conformi, associando questi percorsi a maghi, stregoni, pazzi e ciarlatani, quando nella maggior parte dei casi chi si ritrova a cercare alternative lo fa partendo da medici, esperti e scienziati che stanno sperimentando nuovi modelli, non da santoni.

Ma tutto questo va ben oltre l’alimentazione e la sanità, secondo me. Tutto quello che sta succedendo da un anno, in particolare nella declinazione italiana, ha a che fare con il controllo sociale di una fase di capitalismo globale nata molto prima del covid: probabilmente l’affermazione politica della globalizzazione capitalista e dei suoi corollari socio-economici, dall’ossessione hitech-biotech alla finanziarizzazione della politica, è avvenuta definitivamente tra i mesi estivi del 2001, tra la repressione delle giornate genovesi contro un movimento che invocava un altro stile di vita per un altro mondo possibile, e lo spettacolo surreale degli aerei dirottati sulle Twin Towers e conseguente guerra infinita globale. Da allora lo stato di psico-polizia mondiale non è mai finito, e la politica della psicosi ha dettato l’agenda politica di qualunque partito che facesse parte delle cosiddette democrazie occidentali, ormai svuotate tra l’altro di senso visto che le decisioni reali le prendono i meccanismi transnazionali.(6)

Perché non nasce un partito, o almeno un movimento visibile, delle milioni di persone che partecipano al Danser encore? Che cantano, suonano, ballano e si abbracciano in piazza, che credono che la follia di una vita da automi mascherati perennemente non sia una vita? Che prima di accettare un trattamento sanitario obbligatorio qualsiasi credono che occorra un dibattito pubblico reale e che le voci dissidenti non vengano oscurate e ridicolizzate, tanto più se si tratta di un farmaco sperimentale? Che prendersi cura del sistema immunitario e non sottometterlo, indebolirlo e bombardarlo, sia la via d’uscita per una vita migliore? Che un sistema informativo che si auto-definisce “unica fonte possibile di informazione” sia un problema molto più grande dei terrapiattisti?

Perché la quasi totalità degli artisti, a partire da quelli di sinistra, sedicenti dissidenti, nominalmente rivoluzionari, libertari a parole, in privato fanno concertini e performance varie, e in pubblico hanno paura di esporre qualunque idea che possa essere associata a un reale dissenso rispetto alla narrazione pandemica?

L’unica risposta che io trovo si chiama appunto “società della paura”. E l’unica soluzione, anche se è difficile, è quella di superare la paura. Forse finalmente non possiamo più sfuggire: il personale è diventato davvero politico, e tutte le resistenze trasversali e bipartisan a capire cosa sta succedendo e ad agire di conseguenza ne sono la prova. Che la vecchia politica è finita.

L’ingresso del neoliberismo nel contesto gestionale della medicina è stato uno dei più gravi errori che si potessero compiere. Un altro gravissimo errore è stato quello di non considerare più l’uomo al centro, nella sua interezza e totalità, ma di scomporlo in parti sempre più piccole, di parcellizzarlo, escludendo completamente la Natura nel contesto della crescita, dello sviluppo e della salute dell’essere umano. Credo fermamente che il futuro sia rappresentato da un vero e proprio ritorno al passato, che non ha nulla a che fare con un richiamo nostalgico ma ha a che fare con un recupero autentico e profondo dell’Arte Medica, dove le parole arte e medica sono scritte entrambe con la lettera maiuscola poiché rappresentano un ritorno alla Medicina Ippocratica. (7)

Frame dal documentario L'altro Messico. Il Subcomandante Marcos - https://progettonaturaldurante.wordpress.com/2018/08/23/laltro-messico-subcomandante-marcos-film/
Frame dal documentario L’altro Messico. Il Subcomandante Marcos – https://progettonaturaldurante.wordpress.com/2018/08/23/laltro-messico-subcomandante-marcos-film/

“DANZARE ANCORA IN ITALIA – ARTICOLI E VIDEO

Danser encore: flash mob in tutta Italiahttps://www.youtube.com/watch?v=p2RIX9MwuSc

Lo spettacolo che resiste: a Lavagna il flash mob di ‘Danser encore’https://www.lavocedigenova.it/2021/06/02/leggi-notizia/argomenti/attualita-4/articolo/lo-spettacolo-che-resiste-a-lavagna-il-flash-mob-di-danser-encore.html

“Danser encore”: traduzione e base per manifestazioni e flash mobhttps://www.lascuolacheaccoglie.org/2021/05/danser-encore-traduzione-e-base-per-manifestazioni-e-flash-mob.html


NOTE

(1) Intervista agli artisti del Flash mob Dancer encorehttps://www.youtube.com/watch?v=gkcs8sIWohA&t=704s

(2) Da wikipedia – https://fr.wikipedia.org/wiki/Danser_encore

(3) Danser encore Leccehttps://www.youtube.com/watch?v=dWU3I2bOroM

(4) Ne ho parlato più diffusamente nel testo Dieci autodifese dal fascismo scientista: https://fiabeatroci.wordpress.com/2021/01/09/10-autodifese-dal-fascismo-scientista/

(5) Da Due vocaboli infami di Giorgio Agamben – https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-due-vocaboli-infami

(6) Se solo diffondessimo di nuovo al livello di massa le guide ai crimini delle multinazionali come furono diffuse negli anni del movimento altermondialista, magari nelle versioni aggiornate, credo che lo scenario politico cambierebbe nel giro di poco tempo: Guida al nuovo consumo criticohttp://www.cnms.it/pubblicazioni-menu/22-guida-al-consumo-critico-nuova-edizione

(7) Da Una medicina alternativa e illuminata di Stefano Manera – https://www.stefanomanera.it/blog/medicina-alternativa-illuminata/

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