Notte di pensieri lunghi e faticosi quanto questi mesi quanto questi anni

Notti di ricongiungimento con un lato profondo, il lato futuro e il lato ancestrale, quello che non si accontenta più

Notti interrotte da fuochi e spari illegali di ragazzini che sgusciano via nel buio delle strade buie delle campagne intorno

Notti di una luna araba che sale al di sopra delle palme e disegna un cerchio bianco di luce, unica luce sui muschi e sulle lamie

Notti di stufe accese amori sbagliati massaggi tantrici e partite a carte, di sguardi incrociati tra le carteddhate

Ad inseguire feste e comitive senza senso perché il senso non è lì, il senso si sta liquefacendo sta evaporando in qualcosa di nuovo, qualcosa di più

Notti a cercare qualcosa di più, notti della cupa dei cippuni e delle focare, perché nelle settimane cupe dei giorni brevi la voce degli spiriti si fa più forte

Notti degli spiriti che vengono a dirti qualcosa di inedito per le menti programmate all’obsolescenza consumista

Vengono a dirti che sopravviverai solo se ricomincerai a cercarti, e non è detto che ti troverai ma non hai altra scelta, né altro ti interessa adesso più

Notti a correre spegnendo la mente e notti a correre con la mente spegnendo il corpo, notti a cercare lo spirito che ti riunirà la mente e il corpo

Lo spirito che ti guarirà, che ci guarirà

Notti di ultimi bicchieri di limoncello per fare scendere le pitte rustiche e le fave nette, ma che ti stanno dicendo altro

Notti in cui stai brancolando nel buio alla ricerca della chiave per riconnetterti con quello che ti hanno scippato

La Natura che non è buona né incontaminata ma è semplicemente la verità di quello che sei al di fuori al di sopra e al di qua delle chiacchiere virtuali nei bar virtuali

Notti a cercare brandelli di realtà negata, riunioni in piazza, birra passata di bocca in bocca, cani che pisciano e leccano il selciato, locali di dieci metri quadri in cui chiudersi per scappare dal freddo polare, in cui spogliarsi, strusciarsi, ballare, limonare e poi scappare di nuovo per andare a vedere un’alba adriatica che nelle notti della cupa non arriva mai

Notti a fuggire altrove da tran tran quotidiani di un altrove un tempo scelto per motivi che ormai non ci ricordiamo nemmeno più

Notti a chiedersi come fare a cambiare quello che sembrava non si potesse più cambiare e poi arriva la vita a costringerti a cambiare

Notti in cui parli fino all’alba delle cose che non vanno e che vorresti cambiare a partire dalla tua vita insana e nel frattempo bevi e fumi mille sigarette

Notti in cui resti solo dopo aver visto abbracciato salutato sentito e chattato con mille persone e ripensi a tutto quello che è stato senza capacitarti che sia possibile

Eppure è stato. E non è nemmeno male guardare in faccia la realtà e ritrovarsi vivo nella realtà.

Notti gelide di dicembre in cui si acquieta tutto, in cui sei finalmente sereno e pensi che è inutile qualsiasi sforzo, qualsiasi tensione, qualsiasi conflitto, qualsiasi discorso che non tocchi veramente le corde profonde di quello che senti, di quello che cerchi, di quello che sei

Notti di cupe vampe che sono solo l’inizio di un viaggio alla ricerca di una riconnessione necessaria, un viaggio dentro di te ma che stai facendo insieme a tante altre persone che sentono esattamente la stessa cosa e che tu senti perfettamente appena riesci a spostare il rumore di fondo virtuale che ti ruba il tempo e le cose vere.

Notti in cui la libertà è stata proprio questo, avere il presente qui che racchiude tutto, il passato e il futuro, e in cui non sei più rincorso da un tempo tiranno che ti ruba la vita.

Perché la vita, qui e ora, non te la farai rubare più da nessuno.



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