1984 occhio«”Tutte le passate oligarchie hanno dovuto rinunziare al potere o perché si sono irrigidite, o perché si sono addolcite. Sia che divenissero, insomma, troppo sciocche o troppo arroganti, non furono capaci di adattare se stesse alle circostanze, e vennero rovesciate: se invece diventarono liberali e per debolezza fecero delle concessioni allorché avrebbero, invece, dovuto usare la forza, furono rovesciate anche allora. Vale a dire che esse caddero sia per la consapevolezza della propria natura sia per la non consapevolezza di essa. È appunto opera del Partito l’aver prodotto un sistema filosofico nel quale entrambe le condizioni possono esistere simultaneamente. Ed infatti non si può pensare ad altro fondamento sul quale il dominio del Partito avrebbe potuto raggiungere appunto quel suo carattere di permanenza. Se si vuol comandare e persistere nell’azione di comando, bisogna anche essere capaci di manovrare e dirigere il senso della realtà. Poiché il segreto del comando consiste, per l’appunto, nel combinare, fra loro, da un lato la fede nella propria infallibilità e dall’altro la capacità di apprendere da passati errori.


Va da sé che i più raffinati adepti del sistema che si rifà al bispensiero sono poi proprio coloro che hanno inventato il bispensiero e che lo conoscono come un potente sistema per ingannare la mente. Nella nostra società, coloro che sanno meglio quel che sta succedendo sono quegli stessi che meno riescono a vedere il mondo così com’è. In generale, più è profonda la comprensione di un dato soggetto, e più profonda è anche la delusione che ne segue: più si è intelligenti, meno si è sani di mente. Un chiaro esempio di ciò si trova nel fatto che l’isterismo guerriero cresce d’intensità man mano che uno sale nella scala sociale. L’atteggiamento verso la guerra si avvicina di più a essere razionale proprio presso le popolazioni soggette dei territori disputati. Per costoro la guerra è soltanto una continua calamità che passa e ripassa sui loro corpi, incessantemente, come un’onda di terremoto. Quale sia la parte vincente costituisce, per essi, un argomento di totale indifferenza: infatti sanno benissimo che il mutamento di governo significherà soltanto che essi dovranno compiere l’identico lavoro che compivano prima, per i nuovi padroni, i quali li tratteranno nell’identico modo con cui li trattavano gli antichi. Quei lavoratori, in certo modo più favoriti, che noi chiamiamo prolet sono solo di tanto in tanto coscienti del fenomeno guerra. Allorché si rende necessario è anche possibile precipitarli in una sorta di frenesia d’odio o di terrore, ma, ove siano invece lasciati a se stessi, sono capaci anche di dimenticare, per lunghi periodi, che una guerra è in corso. È nelle file del Partito e soprattutto del Partito Interno, che si può trovare un autentico entusiasmo guerriero. La conquista del mondo è tenuta per un atto di fede incrollabile proprio da coloro che sono perfettamente a parte del fatto che essa è, per contro, del tutto impossibile. Questa particolare tendenza ad accoppiar fra loro gli opposti (la conoscenza con l’ignoranza, il cinismo con il fanatismo) è una delle caratteristiche più spiccate della società dell’Oceania. L’ideologia ufficiale abbonda di contraddizioni anche quando non c’è propriamente alcuna ragione pratica perché esse vengano mantenute. Così, ad esempio, il Partito rigetta e mortifica ogni principio difeso originariamente dal vecchio Partito Socialista e pretende di farlo appunto in nome del Socialismo. Predica un disprezzo per le classi lavoratrici che non trova un solo esempio nei secoli passati, e nello stesso tempo fa vestire i suoi membri d’una uniforme che fu propria, appunto, ai lavoratori manuali, e che fu adottata, soprattutto, per venire incontro ai loro bisogni. Mina e corrompe sistematicamente il sentimento di solidarietà della famiglia e chiama nello stesso tempo il suo capo con un nome che è, invece, un diretto appello al sentimento di lealtà familiare. Persino i nomi dei quattro Ministeri dai quali siamo governati mostrano una sorta di deliberata impudenza nel rovesciare la verità dei fatti che presiedono. Il Ministero della Pace si occupa della guerra, il Ministero della Verità, della menzogna, il Ministero dell’Amore, delle torture, e il Ministero dell’Abbondanza, infine, della carestia. Codeste contraddizioni non sono accidentali né sono il risultato di una volgare ipocrisia: esse sono, invece, deliberati esercizi di bispensiero. Poiché solo conciliando tra loro le contraddizioni il potere si può tenere in pugno indefinitamente. Non c’è altro modo per cui il vecchio ciclo possa venire interrotto. Se l’eguaglianza umana ha da andar distrutta per sempre (se gli Alti, come li abbiamo chiamati, debbono mantenere per sempre il loro posto) ne consegue che le condizioni mentali su cui deve poggiar la regola hanno da esser qualcosa che chiameremo “controllata pazzia”. Ma c’è una domanda che, fino a questo momento, noi abbiamo quasi del tutto ignorata. Essa è: perché l’uguaglianza umana deve andar per sempre distrutta? Presupponendo che la tecnica del procedimento sia stata descritta in modo chiaro e adeguato, qual è il motivo di questo sforzo immenso, e magistralmente organizzato, per arrestare la storia in un determinato momento?
Eccoci qui giunti al segreto centrale. Come abbiamo veduto, la mistica del Partito, e soprattutto del Partito Interno, è fondata sul bispensiero. Ma ancora più profondo di questo è il motivo originale che per primo condusse alla conquista del potere e portò seco il bispensiero, la Psicopolizia, la guerra continua e tutto il resto del necessario gigantesco meccanismo. Tale motivo consiste propriamente…”

Winston si accorse del silenzio allo stesso modo con cui, di solito, ci si accorge del suo contrario, il rumore. Gli parve che Julia fosse stata del tutto immobile, per qualche tempo. Giaceva su un fianco, nuda dalla vita in su, con una mano che le faceva cuscino alla gota e un ricciolo nero che le tremava sugli occhi. Il suo seno si levava e si abbassava lentamente e regolarmente.
«Julia!»
Nessuna risposta.
«Julia, sei sveglia?»
Nessuna risposta. Dormiva. Winston chiuse il libro, lo posò piano piano sul pavimento, si distese sul letto, e attirò la coperta del letto su tutt’e due.
Non aveva ancora appreso, rifletté per un istante, l’ultimo segreto. Egli aveva capito come: ma non aveva capito perché. Il Capitolo I, così come il Capitolo III, non gli avevano appreso nulla ch’egli non sapesse già; ma soltanto avevano posto un ordine sistematico in una serie di conoscenze che egli possedeva alla rinfusa. Ma dopo averlo letto, Winston seppe, con molta più sicurezza di prima, che non era pazzo. L’essere in minoranza, anche l’esser rimasto addirittura soli, non voleva dire affatto esser pazzi. C’era la verità e c’era la non verità, e se ci si fosse aggrappati alla verità, anche mettendosi contro tutto il mondo intero, non si era pazzi. Un raggio giallognolo del sole che stava tramontando venne di sbieco attraverso la finestra e cadde sul cuscino. Winston chiuse gli occhi. Il sole sul suo volto e il tocco del corpo liscio della ragazza che gli giaceva al fianco gli diedero una sensazione in cui erano misti il senso della forza, l’abbandono del sonno, e una ferma fiducia in se stesso. Era al sicuro, ogni cosa andava per il suo meglio. S’addormentò prununziando le parole: L’intelligenza non è soggetta alla statistica con la ferma coscienza che in quella proposizione fosse racchiusa una profonda saggezza.»

 

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GEORGE ORWELL – 1984

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