1984 occhio«Noi siamo i sacerdoti del potere» disse. «Iddio è il potere. Ma in questo momento, per quanto riguarda te, il potere è soltanto una parola. Siamo arrivati al punto in cui è bene tu abbia una qualche idea di che cosa realmente significa il potere. La prima cosa che tu devi capire è che il potere è collettivo. L’individuo raggiunge il potere solo in quanto cessa di essere individuo. Tu conosci lo slogan del Partito: “La libertà è schiavitù”. Hai mai pensato che si può rovesciarlo? La schiavitù è libertà. Fino a quando è solo e libero, l’essere umano è sempre condannato alla sconfitta. Deve essere così, perché ogni essere umano è condannato a morire, il che costituisce la maggiore di tutte le possibili sconfitte. Ma se egli riesce a fare una completa, totale sottomissione e rinunzia, se riesce a evadere dalla sua stessa identità, se si può completamente immedesimare nel Partito, in modo da fare che egli sia il Partito, solo allora riesce a essere onnipotente e immortale. La seconda cosa che tu devi capire è che il potere significa il potere sugli uomini. Sul corpo… ma soprattutto sulla mente. Il potere sulla materia, quella che tu chiami realtà esterna, non è importante. Il nostro controllo della materia è già assoluto e totale.»
Per un attimo Winston ignorò il quadrante. Fece uno sforzo per sollevarsi a sedere e riuscì, seppure con pena, a piegare un pó il corpo.
«Ma come potete controllare la materia?» esplose. «Non riuscite nemmeno a controllare le condizioni atmosferiche o la legge di gravità. E ci sono le malattie, il dolore, la morte…»
Con la mano O’Brien gli fece cenno di tacere. «Noi controlliamo la materia perché controlliamo lo spirito. La realtà sta dentro il cranio. Tu impari, a poco a poco, Winston. Non c’è nulla che noi non possiamo fare. Invisibilità… levitazione… tutto! Io potrei librarmi di su questo pavimento come una bolla di sapone, se volessi. Non lo voglio, perché il Partito non lo vuole. Devi mettere da parte, devi liberarti di quelle tali cognizioni ottocentesche attorno alle leggi di natura. Le facciamo noi, le leggi di natura.»
«Ma non le fate affatto voi! Non siete nemmeno padroni di tutt’intero questo pianeta. Che dirai dell’Eurasia e della Estasia? Non le avete ancora vinte!»
«Questo non ha nessuna importanza. Le vinceremo quando sarà necessario. E se non lo abbiamo ancora fatto, che differenza ne viene? Le possiamo cancellare dall’esistenza. L’Oceania è il mondo.»
«Ma il mondo stesso non è che un granello di polvere. E l’uomo è piccolo… disarmato! Da quanto tempo esiste? Per milioni di anni la terra rimase disabitata.»
«Sciocchezze. La terra è vecchia quanto siamo vecchi noi: ha la nostra stessa età. Come potrebbe averne una maggiore? Non esiste nulla se non nella mente dell’uomo.»
«Ma le rocce sono piene di ossa d’animali estinti… mastodonti, mammuth, rettili enormi che già vivevano su questo pianeta, moltissimo tempo prima che si sentisse mai parlare dell’uomo.»
«Hai mai veduto queste ossa, Winston? Naturalmente, no. I biologi del diciannovesimo secolo le inventarono. Prima dell’uomo non c’era niente. Dopo l’uomo, s’egli dovesse, infine, esaurirsi, non vi sarebbe più niente. Non c’è niente al di fuori e oltre l’uomo.»
«Ma l’intero universo è fuori di noi. Guarda le stelle! Alcune di esse sono lontane da noi milioni di anni-luce. Esse saranno per sempre fuori della nostra portata.»
«Che cosa sono le stelle?» chiese O’Brien senza scomporsi. «Sono frammenti di fuoco distanti qualche chilometro. Potremmo benissimo raggiungerle, se volessimo. Come potremmo anche eliminarle. La terra è il centro dell’universo. Il sole e le stelle ci girano attorno.»
Winston ebbe nuovamente un sussulto. Ma stavolta non disse nulla. O’Brien continuò, come se rispondesse mentalmente a una obiezione mossagli da Winston.
«In un certo senso, e per certi determinati fini, naturalmente, questo non è vero. Quando navighiamo sull’Oceano, ovvero quando dobbiamo predire una eclissi, risulta assai più conveniente ritenere che sia la terra a girare attorno al sole e che le stelle si trovino a milioni di milioni di chilometri di distanza. E con ciò? Credi davvero che non sia possibile stabilire un doppio sistema astronomico? Le stelle possono essere vicine o lontane, a seconda delle necessità che ci si presentano. Credi davvero che i nostri matematici non arrivino a dimostrare una simile verità? Ti sei scordato del bispensiero?»
Winston si rannicchiò nel suo giaciglio. Qualunque cosa dicesse, una pronta risposta lo colpiva come una bastonata. Eppure egli sapeva, sapeva di aver ragione. Credere che non esistesse nulla al di fuori della propria mente… Ci doveva certamente essere un mezzo per dimostrare che tutto ciò era falso. Non era stata già dimostrata erronea, una teoria simile, già molto tempo prima? Quella teoria aveva anche un nome, un nome che lui aveva dimenticato. Un lieve sorriso incurvava gli angoli della bocca di O’Brien mentre guardava verso Winston.
«Ti ho già detto che la metafisica non è il tuo forte. La parola che stai cercando di ricordarti è solipsismo. Ma ti stai sbagliando. Questo non è solipsismo. È solipsismo collettivo, se ti piace. Che sarebbe, cioè, una cosa del tutto diversa: di fatto è assolutamente il contrario. Ma tutto ciò non è che una parentesi, una digressione» aggiunse in un tono diverso di voce. «Il potere reale, quello per cui noi combattiamo notte e giorno, non è il potere sulle cose ma il potere sugli uomini.» Tacque, e per un momento riprese quella sua aria di maestro di scuola che fa le domande a uno scolaretto promettente:
«Come fa un uomo ad affermare il suo potere su un altro uomo, Winston?»
Winston ci pensò un pó su. «Facendolo soffrire» disse infine.
«Esattamente. Facendolo soffrire. L’obbedienza non basta. Se non soffre, come si fa a essere sicuri che egli non obbedisca alla sua volontà, anziché alla tua? Il potere consiste appunto nell’infliggere la sofferenza e la mortificazione. Il potere consiste nel fare a pezzi i cervelli degli uomini e nel ricomporli in nuove forme e combinazioni di nostro gradimento. Riesci a vedere, ora, quale tipo di mondo stiamo creando? Esso è proprio l’esatto opposto di quella stupida utopia edonistica immaginata dai riformatori del passato. Un mondo di paura, di tradimenti e di torture, un mondo di gente che calpesta e di gente che è calpestata, un mondo che diventerà non meno, ma più spietato, man mano che si perfezionerà. Il progresso, nel nostro mondo, vorrà dire soltanto il progresso della sofferenza. Le civiltà del passato pretendevano di essere fondate sull’amore e sulla giustizia. La nostra è fondata sull’odio. Nel nostro mondo non vi saranno altri sentimenti oltre la paura, il furore, il trionfo, e l’automortificazione. Tutto il resto verrà distrutto, completamente distrutto. Già stiamo abbattendo i residui del pensiero che erano sopravvissuti da prima della Rivoluzione. Abbiamo abolito i legami tra figli e genitori, tra uomo e uomo, e tra uomo e donna. Nessuno ha il coraggio di fidarsi più della propria moglie, del proprio figlio; nel futuro non ci saranno né mogli, né amici. I bambini verranno presi appena nati alle loro madri così come le uova vengono sottratte alle galline. L’istinto sessuale verrà sradicato. La procreazione diventerà una formalità annuale come il rinnovo della tessera annonaria. Noi aboliremo lo stesso piacere sessuale. I nostri neurologi stanno facendo ricerche in proposito. Non esisterà più il concetto di lealtà, a meno che non si tratti di lealtà verso il Partito. Non ci sarà più amore eccetto l’amore per il Gran Fratello. Non ci sarà più il riso, eccetto il riso di trionfo su un nemico sconfitto. Non ci sarà più arte, più letteratura, più scienza. Una volta onnipotenti, non avremo più alcun bisogno della scienza. Non ci sarà più alcuna distinzione tra la bellezza e la bruttezza. Non vi sarà più alcun interesse, più alcun piacere a condurre l’esistenza. Le soddisfazioni che derivano dallo spirito di emulazione non esisteranno più. Ma ci sarà sempre, intendimi bene, Winston, l’ubriacatura del potere, che crescerà e si perfezionerà costantemente e costantemente diverrà più raffinata e sottile. Sempre, a ogni momento, ci sarà il brivido della vittoria, la sensazione di vivido piacere che si ha nel calpestare un nemico disarmato. Se vuoi un simbolo figurato del futuro, immagina uno stivale che calpesta un volto umano… per sempre.»
Si fermò, come s’aspettasse di sentir parlare Winston. Winston aveva tentato di raggomitolarsi ancora nel letto. Non riusciva a dire più nulla. Il cuore sembrava un pezzo di ghiaccio. O’Brien proseguì.
«E ricordati che ciò sarà per sempre. Il volto umano si troverà sempre lì, per essere calpestato. L’eretico, che è il nemico della società, si troverà sempre lì, in modo da poter essere sempre sconfitto e mortificato di nuovo. Tutto quel che tu hai dovuto sopportare da quando sei nelle nostre mani, tutto ciò continuerà per sempre, e anche peggio. Le spiate, gli appostamenti, i tradimenti, gli arresti, le torture, le esecuzioni, le sparizioni non avranno mai fine. Sarà un mondo di terrore e di trionfo. Più il Partito è potente e meno esso sarà tollerante, più debole sarà l’opposizione e più spietato e intenso sarà il dispotismo. Goldstein e le sue eresie vivranno per sempre. Ogni giorno, ogni momento esse saranno sconfitte, screditate, messe in ridicolo, svillaneggiate… eppure continueranno per sempre a sopravvivere. Questo dramma che io ho recitato con te per sette anni sarà recitato ancora innumerevoli volte, di generazione in generazione, e sempre in una forma più raffinata che la precedente. Avremo sempre gli eretici a nostra disposizione che invocano pietà, che urlano per il dolore, rotti, battuti, miserabili… e infine profondamente pentiti, salvati dai pericoli che erano in loro medesimi, strisceranno ai nostri piedi, di loro propria iniziativa. Questo è il mondo che stiamo preparando, Winston. Un mondo di vittoria su vittoria, di trionfi su trionfi su trionfi: una spinta, e una spinta, e una spinta all’infinito, sul nerbo del potere. Comincio a pensare che tu stai per intuire come sarà il mondo futuro. Ma infine tu farai qualcosa di più che intuirlo e comprenderlo. Tu lo accetterai, tu ne auspicherai l’avvento, tu ne diventerai parte.»

 

modern slavery

 

GEORGE ORWELL – 1984

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