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marzo77

Luglio 1996

È passata una settimana dalla serata all’Onagro e non è successo nulla. La calma irreale ci ha permesso di rimetterci sui libri, abbiamo tutti esami imminenti e anche se sembra impossibile farlo, in casa ci mettiamo tutti a studiare. Il relax accompagnato dalle cicale degli orti ci sembra inverosimile e ne godiamo. Io sono in cucina da solo, seminudo e disteso sul divano con il manuale di Storia Romana appoggiato in grembo e una matita in mano, gli unici strumenti che mi servono veramente in questo momento. Sono alla quarta ora di studio in questa giornata e quando Igor arriva a molestarmi in realtà non aspetto altro. Mi chiede di andarci a fare una birra per strada o al parco di Ingegneria in Porta Saragozza, non ci mette molto a convincermi.
Entriamo nel baretto accanto casa e ordiniamo due Heineken da portare via. Dentro al piccolo locale ci sono solo due persone, che parlano in dialetto bolognese, la signora del bar e un anziano habitué. Mentre la signora ci sta per imbustare le birre, riesco a cogliere al volo l’oggetto della discussione.
«No signora, ce le apra, le beviamo qui!»
«Ah bene!»
Igor è sorpreso, ma gli ordino di sedersi, con la scusa che fa più fresco qui nel bar che fuori. Recalcitra per un po’, ma alla fine si arrende. L’anziano signore non fa una piega alla nostra presenza e continua a parlare.
«La Rossella l’è una mata, an voi brisa dir che l’e na cativa dona. L’è sol mess mel…»
«Oh Sgnàur. Acco perché l’è scumparsa, e anca lò, puvràtt!»
«L’ha fàt fòra, t’al deg. S’è mess d’acôrd con dû omen e l’ha accoppà che Dio cmandèr. An’ fazz per dir, me l’ha dett lì una vòta l’atro mèis!»
La settimana di pace svanisce subito. Indugio qualche secondo giusto per capire come inserirmi senza sembrare invadente in questa discussione la cui lingua tra l’altro mi compete poco. Igor è anche lui attonito, ha capito certo meglio di me l’oggetto del discorso. Per fortuna è la signora stessa che ci introduce vedendoci fissare il signore bolognese.
«Sta parlando di una coppia che frequentava il bar, ragazzi, ma ora non vengon più, sono spariti da mesi.»
«Erano Rossella e il suo compagno no? Abitavano qui accanto, dove abitiamo noi. Ci chiedevamo anche noi dove fossero finiti.»
«Lò l’è finè in zel» dice ridacchiando l’uomo.
«Cosa vuol dire?»
«Dice che è morto. Mi stava raccontando che secondo lui l’ha ammazzato la Rossella con due uomini, perché era stanca di mantenerlo e di essere picchiata. Oh ragazzi, ma vi stiamo rovinando la giornata con questi brutti racconti!»
«No, no, non si preoccupi, anzi è interessante.»
«Ora vi dico una cosa allora» prosegue il signore tentando l’italiano questa volta, «ma non ditela a nessuno, mi raccomando. Un giorno eravam lì davanti alla baracheina, l’edicola di Piazza Malpighi, no? E lei era veramente mess mel con un taglio sul viso, puvràtt. Allora ci ho chiesto: che l’è suzes? E lei inizia a raccontare che il tizio lì, Giovanni, l’è un pistulòn, un poco di buono, e che la sta mandando al lastrico con tutto quel che si beve. Quando cerca di dir qualcosa lui la picchia, è andata dalla polizia ma loro non sapevan che dirle, se non di non farlo entrare in casa. Poi un giorno, sempre lei mi raccontava, un giorno l’ha presa un signore della polizia in borghese e le ha detto: noi aiutiamo lei e lei aiuta noi. C’è da fare un lavoretto in società con due nostri agenti, non si preoccupi, lei deve solo stare tranquilla, le daremo un’altra casa dove stare, non deve far niente, roba da poco. Non mi ha detto cosa dovevan fare, ma io l’ho capito subito quando ho sentito del morto l’altro giorno. Era quello il lavoretto: dopo qualche giorno l’han accoppà e l’han seppellito lì nel giardino dove c’eran le case degli anarchici, lì al Pratello, lei gli ha fatto il lavoro di copertura per non far sembrare niente agli altri della casa, pens mì.»
«Oh, ma io non ci credo a questo, ragazzi» interviene la signora «magari può esser vero che l’ha mandato via, ma addirittura che la Rossella c’entri con tutto quel casino… chissà da dove viene quel morto, sarà un rumeno come se ne vedon tanti in questi mesi, Dio al sa!»
«Ma le ha detto proprio così la Rossella?»
«Ostia!»
«Quando l’ha vista l’ultima volta?»
«Oh, sono mesi che non la vedo.»
«Eppure fino a qualche settimana fa noi la vedevamo, proprio nelle case occupate che dice lei.»
«Tel dig che ò rasòn me, alora! O ragassi, ma io non ne voglio saper nulla, io faccio così per parlare non mi mettete in mezzo.»
«Non si preoccupi, anche noi non c’entriamo nulla» gli rispondiamo all’unisono mentre stiamo per finire la nostra birra e svignarcela.

blu_elefanteAnzi prima di andarcene ce ne facciamo dare altre due e stavolta ce le andiamo a bere in tranquillità al parchetto in Porta, anche se la tranquillità questo pomeriggio ormai l’ha persa. Eppure siamo eccitati. Abbiamo scoperto qualcosa nel modo più semplice che potevamo, al bar sotto casa, qualcosa che non potremo mai provare perché portare come teste un ubriaco del quartiere Malpighi non servirebbe a nulla. Solo che ancora una volta le nostre sensazioni trovano conferma al di là e contro il potere costituito, che sempre più ci appare come un torbido letamaio di sangue e interessi mafiosi. Non male per due quasi ventenni alle prime armi con le vicende vere della vita.
«Ma noi abbiamo le mani legate» mi dice Igor mentre prende il fresco sull’erba «speriamo solo che non si accaniscano su Davide e Betty.»
«Se lo facessero non mi starei zitto di certo.»
«Non ti terrebbero nemmeno in considerazione.»
«Guarda che ci sono gli avvocati, piuttosto che fare andare dentro Betty mi metto in mezzo.»
«Solo per Betty?»
«No, per dire… vabbè per Betty avrei qualche spinta in più, ovvio che lo farei anche per Davide e gli altri.»
«Ma non lo faranno, a loro bastava sgomberare le case.»
«Anche secondo me, bisogna vedere però cosa faranno i ragazzi delle case.»
Ci addormentiamo sull’erba tutt’e due, l’aria è più fresca e le due birre fanno effetto soporifero. Nel dormiveglia mi appare una scena rivelatrice che mi manda quasi in stato di shock.
«Igor, ci hanno visto!»
«Aum… chi ci ha visto?»
«No, dico a me e a tua sorella quella sera, ci hanno visto! Non c’era Rossella dietro la porta, c’erano gli assassini porco il mondo!»
Igor si rianima e ci pensa. In effetti è così, non ci sono dubbi. Questi sanno tutto. Questi sanno pure che stiamo qui a farci una birra, che abbiamo parlato con il tizio. Questi ci hanno messo le cimici, ci pedinano. Maledizione, paranoia. No, stiamo calmi, niente attacchi d’ansia che poi mi ci vogliono settimane per togliermi la nebbia dal cervello.
«Dai stai tranquillo che a loro non servi a nulla.»
«A nulla? Speriamo di essere così inutili.»

 

Interferenze

 

«Buongiorno avvocato! Allora, sono arrivati gli esperti?»
«Buongiorno Presidente! Sì, sono già qui, la aspettano.»
«Cosa dice, avremo la soluzione in giornata finalmente?»
«Credo di sì. Abbiamo scambiato qualche parola nell’attesa del suo arrivo, mi sono sembrati convinti. Pare che abbiano trovato l’idea giusta.»
«Lo spero bene con quello che li pago, eh eh, cosa dice avvocato?»
«Ha perfettamente ragione, Presidente, sono ben retribuiti, naturalmente sono i migliori.»
«Eh, lo so lo so. Cosa fanno?»
«Beh, vengono dall’intelligence bolognese. Uno, Maffei, è stato capo della Digos per anni, a lui si deve la pulizia che è stata fatta negli ultimi anni nel capoluogo emiliano. L’altro, Marinelli, è un professionista della comunicazione, è poco più di un ragazzo, ma ha studiato Scienze della Comunicazione, la facoltà di Eco, e dopo ha iniziato subito a lavorare per la polizia.»
«Ah Eco, quel comunista!»
«Beh, lo sa meglio di me che la nostra migliore arma è usare l’intelligenza dei comunisti.»
«Certo, se aspetto che arrivino idee dai miei leccapiedi. Oh, non mi riferisco a lei avvocato naturalmente.»
«Certo certo, Presidente, non si preoccupi.»
«Allora ragazzi, cosa abbiamo elaborato?»
«Dunque Presidente, veniamo subito alla questione. Noi crediamo che in questo momento l’unico stratagemma possibile sia quello del rovesciamento d’immagine.»
«Rovesciamento?»
«Sì, le spiego: lei in questo momento appare all’opinione pubblica, o almeno a parte di essa, come l’uomo più potente, quello che si può permettere tutto e può decidere di tutto e di tutti, anche, mi permetta, di chi deve venire a letto con lei. Mi scusi la franchezza, ma è per capirci.»
«Non si preoccupi, vada avanti.»
«Dall’altro lato, ci sono le presunte vittime, sua moglie, le ragazze minorenni, e su questo c’è una campagna mediatica ormai internazionale come lei sa.»
«Certo, anche se non è questo il motivo per cui l’Europa ce l’ha con me. È questione di interessi come sempre.»
«Certo certo, noi qui dentro lo sappiamo. Ma la gente fuori, le persone, anche parte di quelli che hanno sempre votato per lei, ora anche loro stanno incrinando le proprie convinzioni, stanno iniziando a dubitare che lei sia dalla loro parte.»
«In poche parole stanno iniziando a vedermi come carnefice.»
«Esatto! E proprio da qui nasce l’idea del ribaltamento. Lei deve tornare a fare la vittima. Ma non funzionano più gli attacchi ai giudici e alla stampa di sinistra. Ci vuole l’evento!»
«Bene. E avete pensato a questo evento?»
«Sì, ci abbiamo pensato, vuole spiegarlo lei, dottor Marinelli? Il dottore è un importante esperto in comunicazione, per cui abbia fiducia.»
«Sentiamo, Marinelli…»
«Presidente, noi abbiamo pensato che lei deve essere vittima di un attentato.»
«Un attentato!? Come sarebbe?»
«Un finto attentato naturalmente, non una cosa grave, un attacco alla sua persona che funzioni mediaticamente, ma che non abbia alcuna ripercussione sulla sua incolumità.»
«Non riesco ad immaginarmelo.»
«Ecco, io ho pensato a questo. Lei si trova in mezzo alla gente, magari dopo un comizio, meglio se in un comizio dove abbia subìto delle contestazioni da parte di gruppi politici a lei ostili. Dunque, dalla folla parte un oggetto apparentemente contundente.»
«In che senso apparentemente contundente?»

loggiap2«Ecco noi abbiamo pensato… glielo dico… abbiamo pensato ad una statuina, una madonnina, insomma qualcosa che appaia di facile reperibilità. Naturalmente provvederemo a farne costruire una perfettamente credibile, ma di spugna. Secondo noi, l’attentato deve apparire come qualcosa di isolato, nato quasi per caso, frutto di uno squilibrato che è stato fomentato dai media. In questo modo si evitano inutili ripercussioni politiche ed emerge unicamente la figura di lei come vittima dell’odio sociale alimentato dai giornali.»
«Non lo so, non mi convince. Ma come si fa ad evitare che i giornalisti e le televisioni presenti scoprano tutto?»
«Le televisioni dovranno essere informate. Non tutti gli apparati naturalmente, ma almeno i cameraman e i giornalisti che il suo entourage riesce a coinvolgere. Anzi, ci potrebbero essere molto utili a costruire la scena. Ecco lei deve immaginare di essere, come dire, su un set. Lei sta girando una scena…»
«Ah su questo non ci sono problemi.»
«Infatti, lei deve mimare il ferimento al volto nel momento in cui le arriva l’oggetto, deve essere pronto a coprirsi subito fin quando non salirà in macchina. Lì ci sarà un nostro uomo fidato che le tingerà il volto di sangue finto, in modo che lei appaia subito dopo sanguinante davanti alle telecamere. A quel punto potrete scappare via. La cosa migliore sarebbe anche farsi fare un referto da un ospedale di fiducia e non farsi vedere in giro per un po’.»
«Per l’ospedale non ci sarebbero problemi. Mi resta il dubbio che i polli ci caschino. Lei sa bene che con internet gira subito la controinformazione, non mi preoccupo certo dei miei avversari politici, loro non hanno le palle di smentire le versioni della polizia. Ma pensi ai video che girano sul web, alle ricostruzioni.»
«Mi permetta, Presidente, scusa Marinelli, io ero a Genova, e anche lei. Lo sa bene quante ricostruzioni ci sono state dell’omicidio Giuliani. Secondo lei quanti italiani mettono in dubbio oggi la legittima difesa? Pochissimi, e ben neutralizzabili come estremisti ideologizzati che hanno una visione distorta della realtà. Poi le do atto che a livello storico le cose cambiano, che potrà uscire in seguito questa vicenda, le do atto anche che i rischi ci sono. Il problema è che è arrivato il momento di tentare il tutto per tutto, se vuole continuare a tenere il timone del paese.»
«Certo lo so, è per questo che vi ho chiamati. Ma, chi sarebbe poi l’attentatore? Avete pensato a qualcuno?»
«Sì, certo. Dovrà essere un uomo giovane, senza precedenti, altamente ricattabile e con problemi di instabilità mentale. Non pazzo, come dire, un po’ esaurito, con problemi economici e familiari. Ovviamente dovremo pagarlo bene e lei dovrà perdonarlo, questo fa parte del gioco. Se lei ci da l’ok abbiamo già in mente i servizi sociali a cui rivolgerci per individuare l’attore giusto.»
«Non lo so, non lo so, fatemi riflettere almeno un po’. L’idea è sicuramente buona, non metto in discussione il vostro operato.»
«Faccia lei, Presidente, noi restiamo a disposizione, appena lei ci dà una risposta noi ci mettiamo all’opera. Naturalmente possiamo anche cambiare i dettagli o se preferisce pensare a qualcos’altro.»
«Avvocato, cosa ne pensa lei?»
«Presidente, a dir la verità l’idea mi sembra ottima. Non mi sembra che lei abbia da temere la controinformazione, non l’ha scalfita di un solo voto in vent’anni e continuerà a non scalfirla. Deve solo vedere lei se se la sente. Ma mi permetta, conoscendola, lei non avrà certo problemi, lo dice sempre anche lei che nella sua vita precedente è stato un attore di successo, giusto?»
«Giusto! Va bene mi avete convinto!»
«Affare fatto allora?»
«Affare fatto, brindiamo! Segretaria? Porti il carrello dei drink, veloce!»

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Alcune copie cartacee de L’ultimo anno sono ancora reperibili online. Per informazioni clicca qui

 

2 pensieri riguardo “L’ultimo anno (18) # Interferenze

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