pertini pazienzaDopo anni di cretinizzazione della sinistra, dove le cose più importanti che si riescono a dire collettivamente sono frasi del tipo: “devono parlare solo gli esperti”, “in questo mondo di ignoranti, trogloditi, medievali”, “non ci sono più i professori di una volta, le scuole di una volta, la cultura di una volta, i Pertini di una volta, gli Andreotti di una volta”.

Dopo anni in cui si è totalmente persa qualunque capacità pratica di contrastare il consumismo capitalista che asfissia menti corpi e spiriti, quello che Pasolini chiamava la merda borghese che è un fascismo peggiore del fascismo, ed esserne diventati i più strenui difensori, che ridicolizzano chiunque pratichi alternative di vita, brandendo la virile verga del debunking autoritario (gomblotto!, feik nius!) e vomitando bile contro chiunque legga la realtà non accettando la neoscolastica tecnonazista (questa sì, di matrice agostiniano-medievale).

Dopo anni in cui si è persa qualunque capacità politica collettiva, polverizzata in mezzo ai commenti autoflagellanti su facebook e su twitter, e quello che (r)esiste sono pratiche totalmente illegibili da parte del sistema mediatico, ma sono pratiche che ovviamente esistono, perché esisterà sempre qualcuno che riesce ad andare avanti in mezzo a qualunque totalitarismo, solo che il telegiornale non te lo dice.

Pratiche che rompono lo schema e irrompono nonostante vengano deformate e bullizzate quelle poche volte che arrivano al mainstream, e tra queste, le più importanti, le pratiche di pedagogia alternativa che mettono in pratica (aiuto, la pratica!) quello che da settant’anni stanno dicendo le ricerche pedagogiche più importanti, le marie montessori messe sulle mille lire e dimenticate.

Ricerche pedagogiche che dicono: la competizione, la frontalità, le ore seduti a guardare la nuca del compagno-schiavo non fanno che creare sudditi infelici del sistema, ma c’è un’altra educazione possibile, checché ne dicano le lamentele delle professoresse frustrate (sai collega prof penso a te quando le nostre alunne e alunni mi dicono: “lei è l’unico prof umano che abbiamo”).

Dopo anni di un’alienazione simile che ha polverizzato qualunque alternativa istituzionale lasciando qualunque politica sensata nei ghetti, Daniele se ne esce con questa canzone.

Da farti cadere le braccia.

A Sanremo, quasi venticinque anni dopo L’uomo col Megafono.

E io capisco perché, da quasi venticinque anni, lo tengo come riferimento esistenziale, estetico, politico e sentimentale.

E libertario.

Grazie, ancora una volta.

silvestri rancore
https://www.facebook.com/danielesilvestriofficial/

 

ARGENTOVIVO

Daniele Silvestri feat Rancore

Ho sedici anni
ma è già da più di dieci
che vivo in un carcere
nessun reato commesso là
fuori
fui condannato ben prima di nascere
costretto a rimanere seduto per ore
immobile e muto per ore
io, che ero argento vivo
signore
che ero argento vivo
e qui dentro si muore.

Questa prigione corregge e
prepara una vita
che non esiste più da
almeno vent’anni
a volte penso di farla finita
e a volte penso che dovrei vendicarmi
però la sera mi rimandano a casa
lo sai
perché io possa ricongiungermi a tutti i miei cari
come se casa non fosse una gabbia anche lei
e la famiglia non fossero i domiciliari

Ho sedici anni ma è già da più di dieci
che vivo in un carcere
nessun reato commesso là
fuori
fui condannato ben prima di nascere
E il tempo scorre di lato ma
non lo guardo nemmeno
e mi mantengo sedato per
non sentire nessuno
tengo la musica al massimo
e volo
che con la musica al massimo
rimango solo
e mi ripetono sempre che devo darmi da fare
perché alla fine si esce e non saprei dove andare
ma non capiscono un cazzo, no
io non mi ci riconosco
e non li voglio imitare

Avete preso un bambino che
non stava mai fermo
lʼavete messo da solo
davanti a uno schermo
e adesso vi domandate se sia normale
se il solo mondo che apprezzo
è un mondo
virtuale
Io che era argento vivo
dottore
io così agitato, così sbagliato
con così poca attenzione
ma mi avete curato
e adesso
mi resta solo il rancore

Ho sedici anni
ma è già più di dieci
che ho smesso di credere
che ci sia ancora qualcosa là
fuori
e voi lasciatemi perdere

Così facile da spiegare
come si nuota in mare
ma è una bugia, non si può imparare
a attraversare
quel che sarò

Nella testa girano pensieri
che io non spengo
non è uno schermo
non interagiscono se li tocchi
nella tasca un apparecchio
specchio di quest’inferno
dove viaggio, dove vivo, dove mangio
con gli occhi
sono fiori e scarabocchi in un quaderno
uno zaino come palla al piede
un’aula come cella
suonerà come un richiamo
paterno il mio nome dentro l’appello
e come una voce materna la
campanella suonerà
È un mondo nato dall’arte
per questo artificiale
in fondo è un mondo
virtuoso
forse per questo virtuale
non è una specie a renderlo
speciale
e dicono
che tanto è un movimento
chimico
un fatto mentale
io che non mentivo
che ringraziavo ad ogni mio
respiro
ad ogni bivio, ad ogni brivido
della natura
io che ero argento vivo in
questo mondo vampiro
mercurio liquido se leggi la
nomenclatura.
Ho, sedici anni ma già da
più di dieci vivo in un
carcere
e c’è un equivoco nella
struttura
e fingono ci sia una cura
un farmaco ma su misura
e parlano parlano parlano
parlano

Mentre mio padre mi spiega
perché è importante studiare
mentre mia madre annega
nelle sue stesse parole
tengo la musica al massimo
ancora
ma non capiscono un cazzo, no
e allora
ti dico un trucco per
comunicare
trattare il mondo intero
come un bambino distratto
con un bambino distratto
davvero
è normale
che sia più facile spegnere
che cercare un contatto

Io che ero argento vivo
signore
io così agitato
così sbagliato
da continuare a pagare in
un modo esemplare
qualcosa che non ricordo di
avere mai fatto

Ho sedici anni

Ho sedici anni e vivo in un carcere
se cʼè un reato commesso là
fuori
è stato quello di nascere

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Un pensiero riguardo “Il Daniele che irrompe nell’alienazione della sinistra

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