ghandi“Quando non si capisce una cosa bisogna fare uno sforzo di comprensione, non negare quella cosa. La negazione di ciò che non si capisce genera dei mostri” diceva Giuseppe Bucalo vent’anni fa, agli albori delle pratiche antipsichiatriche, dove anti-psichiatria, come dice lui, etimologicamente è agire prima della psichiatria, non contro. Quando i danni non sono ancora fatti. Oggi tra i danni psichiatrici quotidiani c’è la logica binaria dei social network dove la complessità viene cancellata dai conati reazionari che riducono i problemi filosofici, ecologici, alimentari, sociali e culturali a battaglie di schieramento. Dove la messa in discussione e il superamento di pratiche che hanno raggiunto i loro limiti evidenti – come ad esempio la produzione e il consumo alimentare nella nostra società, per dirne solo una – sono preda di isterie collettive al grido di gomblotto gomblotto, bufala bufala, vegani vegani. Isterie speculari e complementari a chi diffonde sul web bufale e complotti senza praticare il cambiamento che si vorrebbe. Come se, seguendo la logica binaria, a causa dei complottisti che vedono ovunque il Big Pharma spariscano i crimini delle multinazionali petrolifere, alimentari, farmaceutiche e chimiche. Il tempo come sempre spiegherà le cose fuori dalle logiche binarie, perché il tempo non è un’unità binaria come pensa la ragione riduzionista. Il tempo farà i collegamenti che la nostra ragione non riesce più a fare. Spiegherà perché diciamo da quindici anni che “voti ogni volta che fai la spesa”, ed è un voto politico molto più pesante delle fiction elettorali delle post-democrazie capitaliste. Perché diciamo da quindici anni che bisogna cambiare il mondo senza prendere il potere. Perché abbiamo iniziato a dire che un altro mondo, un’altra razionalità, un’altra scienza, un’altra cultura, un’altra intercultura, un’altra politica, un’altra forma di produzione, un’altra forma di convivenza e un altro linguaggio sono necessari. E le pratiche alternative sono in corso, nonostante le isterie e le guerre infinite. Con piacere quindi, ospitiamo questa riflessione. Per andare oltre.

internazionale-potere-animale

IL PROSSIMO PASTO

di Roberta Seclì

 

Alcuni di voi avranno acquistato l’ultimo numero di Internazionale (link a Internazionale). L’articolo di fondo parla di come ripensare il rapporto tra animali umani e animali non umani. La questione è complicata, investe tutte le certezze che ammantano la nostra esistenza da quando siamo nati.
Ma io credo che possa essere più semplice di quanto immaginiamo.
Per millenni, alcune categorie di esseri umani sono state ritenute inferiori, non meritevoli di interesse. Vittime designate di chi era più forte di loro. Noi donne, soprattutto (in termini numerici). I bambini, sfruttabili in caso di necessità di manodopera. Tutti i diversi rispetto al soggetto maschio adulto medio del gruppo sociale di riferimento: forestieri, migranti, malati, persone anziane, omosessuali. Sfruttati, schiavizzati, sterminati a vario titolo.
La società attuale è il prodotto di una serie di evoluzioni rispetto ad un vecchio schema basato esclusivamente sulla sopraffazione di chi non aveva potere. E dico vecchio perché oggi esiste il linguaggio “politicamente corretto”, ed esiste per un motivo: al di là dei perbenismi, vogliamo vivere in una comunità in cui la sopraffazione smetta di agire, una società decente, in cui sentirsi sicure.
Non ci siamo ancora riuscite. Abbiamo fatto molti passi avanti rispetto al passato, ma gli abusi verso le persone più deboli sono all’ordine del giorno. Le leggi che dovrebbero impedire la sopraffazione degli individui non vengono spesso rispettate, non sono accompagnate da sanzioni efficaci. Ma soprattutto non viviamo (ancora) in comunità orizzontali.
Anzi: siamo in pieno turbo-capitalismo. Il numero di coloro che soffre la fame è pari al numero di coloro che si ammalano a causa delle troppe calorie ingurgitate. La schiavitù è più diffusa che mai in tutto il pianeta: le prostitute sulla Salaria, i ghanesi a Rignano Garganico, gli indiani a Fondi, i cinesi nelle fabbriche di Prato sono solo gli esempi più vicini a noi. Lo sfruttamento è oggi feroce, su scala globale, talmente evidente da risultare invisibile. E lo finanziamo di continuo, se andiamo al supermercato (per esempio).
Ci troviamo a vivere in una eccezionale parentesi storica, in cui si è consapevoli dei problemi e del ruolo di ciascuno nel mantenimento dello status quo, ma al contempo si è troppo incastrati nella routine per pensare di comportarsi diversamente. Io propongo solo di cominciare da una parte: analizzare criticamente il problema del dominio sui soggetti più deboli non può essere disgiunto da una critica feroce all’attuale normalità dello sfruttamento degli animali.
Quindi sì, bisogna ripensare in modo radicale il rapporto tra animali ed esseri umani, come scrive (riportando un errore di definizione, visto che anche gli esseri umani appartengono al regno animale) Internazionale. Bisogna farlo perché vogliamo abolire lo sfruttamento di chi può soffrire: e noi umani non siamo i soli a poter soffrire. Perché un’idea di giustizia minimale non richiede niente di meno. Perché i discorsi politici che includono solo gli animali umani sono parziali, e quindi difettosi, così come lo era la richiesta di suffragio universale per i soli maschi.
Ripartiamo a far la rivoluzione dal prossimo pasto. E poi parliamo del resto.

Annunci

2 pensieri riguardo “Il prossimo pasto

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...