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  1. Due parole di presentazione per gli utenti del portale di Libri Diffusi

Sono Gianluca Ricciato, salentino d’origine e bolognese per molta parte della mia vita. Ho appena pubblicato il mio primo romanzo, L’ultimo anno, ambientato negli anni Novanta a Bologna, con la casa editrice siciliana Smasher.

  1. Racconti di come ha iniziato a scrivere

Ho iniziato a scrivere intorno ai sedici anni su un taccuino e da allora non ho mai smesso con i taccuini, ne ho quintali conservati e lì nasce molta parte di quello che ho pubblicato, i racconti prima e poi il romanzo. La mia scrittura è molto legata a quello che vivo anche se è fiction, e le emozioni della mia vita sono fondamentali per potermi mettere davanti al foglio bianco (reale o virtuale) e decidere di iniziare a macchiarlo. Le emozioni te le danno gli amici, gli amori, le idee, i luoghi, quello che decidi di fare, si tratta solo di dare loro una forma e credere di poterlo fare. Se quello che scrivo emoziona e avvince me, di solito avvince anche chi legge, di solito è stato così.

 

  1. Racconti tutte l’emozioni della prima pubblicazione

È stato un vero e proprio parto, era novembre scorso ed ero a Bologna ospite da un mio amico (ora non abito più lì). Ero pronto per la prima presentazione (al Modo Infoshop di Via Mascarella) e avevamo le ore contate per poter avere le prime copie in tempo. E’ stato tutto molto frenetico e palpitante, ma alla fine tutto è andato bene, ho avuto il libro in mano per la prima volta praticamente ventiquattro ore prima e ho condiviso l’emozione con molte persone a cui voglio bene che erano lì con me. Diciamo che più che l’oggetto in sé, il vedere il mio nome sulla copertina di un romanzo, mi emozionava il fatto che quello che sento e che penso e che ho trasferito in quelle pagine, da quel momento potessero vivere da sé nel mondo.

  1. Quanti libri ha scritto

Il mio unico vero libro per ora è L’ultimo anno. Pochi mesi prima della sua uscita, ho collaborato ad un saggio di pedagogia di genere (“Trasformare il maschile”) con uno scritto riguardante la mia esperienza di educatore nelle scuole. Ho scritto anche una specie di racconto lungo, prima de L’ultimo anno, che però ho deciso di non pubblicare perché non mi sembrava ancora maturo. Ci sono però un sacco di miei racconti in giro, in particolare sul mio blog delle Fiabe Atroci

(fiabeatroci.wordpress.com).

 

  1. Il metodo di lavoro

Come dicevo prima, ho i taccuini che sono il luogo primario della scrittura (taccuini reali, su carta, perché spesso scrivo ancora con la penna per quanto mi è possibile, mi da una sensazione di fisicità insostituibile). Diciamo che i taccuini accolgono dei testi che sono qualcosa di più di un diario e qualcosa di meno della narrativa. A parte tutte le letture e tutte le prove ufficiali di scrittura, è lì il mio laboratorio virtuale ed è lì che mi sono auto-formato. È importante per me non perdere i momenti in cui sto provando qualcosa di forte, sia a livello emotivo che intellettuale, lasciando andare il flusso di coscienza. Non è una cosa sistematica, possono passare settimane senza scrivere, oppure possono esserci giorni che vado e torno dal taccuino, dipende anche da come sto, da cosa mi succede (e da quanto tempo ho, in un mondo che certo non aiuta alla riflessione e alla creatività, normalmente). Insomma direi che è un metodo libertario, ma poi in realtà ci sono degli schemi, più che altro delle battute, dei patterns che si ripetono come nella musica jazz, e che sono credo la base della mia espressività. Mi sembra che L’ultimo anno contenga questo spirito libertario nella forma e nei contenuti, l’ho scritto in un anno e mezzo circa, e pur partendo da un assunto autobiografico (il protagonista Marco è salentino e fa il primo anno di Filosofia a Bologna nel 1995-96), ad un certo punto, per così dire, la fiction ha iniziato a crearsi da sola, le vicende e i personaggi hanno preso delle pieghe che all’inizio non mi aspettavo e quindi le ho seguite. È stato divertente, ma anche se non è stato un lavoro sistematico, nei periodi in cui mi ci sono dedicato è stato anche molto duro, perché è come se devi vivere una vita parallela lì dentro, non perderti mai altrimenti inizi a scrivere castronerie, magari perdi il filo e inizi a scrivere cose non attinenti rispetto allo spazio-tempo-azione. Nello stesso tempo non devi mai perdere il registro creativo, stancarti, perché altrimenti il testo ne risente e diventa palloso. Per questo motivo è importante la rilettura, e anche la riscrittura quando necessario, leggersi sempre, tremila volte, come se fosse la prima volta, o almeno io la penso così e credo di aver capito questo dagli scrittori che mi sono piaciuti di più (lo so che devo fare i nomi perché si fa così, allora ne faccio qualcuno…Carver, Fante, Jay Mc Inerney, Tondelli, Ballestra, Buzzati, Johnatan Coe, Virginia Woolf, Leavitt, Isherwood).

  1. Progetti per il futuro letterario e un ringraziamento particolare

Ho in mente una raccolta di racconti per ora, e un paio di idee per il prossimo romanzo che mi biforcano la mente, cioè non so quale delle due seguire, ma vediamo cosa mi succede in questo periodo, dipende anche da questo. E poi portare in giro un romanzo così, che sta piacendo ed è anche alla fine della prima ristampa, ma non ha nessuna forza editoriale se non quelle poche che possiamo permetterci di mettere io e la mia casa editrice, non è facile. In pochi mesi ho fatto decine di reading, presentazioni, dalle più classiche alle più multimediali, ho fatto il segretario di me stesso per tenere viva l’attenzione, ma poi sono i colpi di fortuna quelli che contano perché diventi una cosa seria (ma è vero che la fortuna bisogna corteggiarla!).

Ringrazio sempre la mia famiglia, cioè i miei genitori e mio fratello, che mi stanno vicino come possono, i miei amici, in particolare Vincenzo che come ho scritto anche nel libro mi è stato d’aiuto durante la scrittura con il suo ardore di lettore famelico, poi Maria Neve, Maira e Gigi che mi aiutano a fare le presentazioni multimediali con passione…e poi ringrazio Silvia e Roberta, due donne fantastiche che hanno amato il libro e hanno carburato molto la mia capacità di crederci, in questi dieci mesi di “vita letteraria”.

 

  1. Un saluto e una raccomandazione agli utenti del sito

Continuate ad amare la scrittura, la narrativa, le storie, la fantasia e la creatività perché c’è tanta realtà là dentro e rischia di andare persa se nessuno la legge più, perché se nessuno la legge più nessuno continuerà a raccontarla. Non è così scontato che si abbiano sempre le forze per continuare a credere nelle utopie…e poi leggete L’ultimo anno! Potete ordinarlo in tutte le librerie o attraverso il sito della Smasher

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