AISTHESIS

La parola “estetica” viene dal verbo greco aisthanomai, che vuol dire sentire, e da aisthesis, sensazione.

L’an-estesia c’entra qualcosa, e c’entrano anche i sensi e le emozioni. Fu inventata nel Settecento e fu considerata la “scienza della conoscenza sensibile”, quella che passa attraverso i sensi, tutti i sensi. Imparare a praticare liberamente questa conoscenza non è facile perché abbiamo una serie di modelli “estetici” che ci vengono trasmessi da millenni e c’entrano con il controllo del gusto e delle opinioni che agisce il potere su di noi.

Mi preme perché è il mio indirizzo, quello che ho seguito, ed è l’indirizzo più travisato nella filosofia. Non a caso le “opere d’arte” più sensate molto spesso non sono le più apprezzate dalla maggioranza, per esempio.

Imparare la conoscenza sensibile attraverso il mondo che percorriamo è un evento che quando succede può anche destabilizzarci, ma è portatore di verità, una verità diversa dalla logica e che bisognerebbe imparare a nominare prima o poi, per capirla e non reprimerla. E che non riguarda solo la cosiddetta “esteriorità”: quello del bello oggettivo è un mito secolare occidentale che finalmente sta per essere sgretolato da un’ecologia della mente che non oppone più spirito e materia e non costruisce assoluti “estetici”. Basti pensare che in greco il verbo conoscere (oida) è anche il passato del verbo vedere (orao): per i greci, inventori del bello assoluto e della cultura occidentale, la vista era più importante degli altri sensi, anche se non si può ridurre certo solo a questo la concezione della bellezza dei greci. Ma è da questo mentalismo fondativo e colonizzante secondo me che ci dobbiamo liberare, per liberare i sensi e capire cosa ci stanno dicendo.

Quando ad esempio ci ritroviamo attratte da una persona che non corrisponde ai canoni estetici che avevamo fino a quel momento, ma questa attrazione ci “cattura” e ci destabilizza, succede questo. E il problema non è l’aspetto “esterno” di quella persona, ma i nostri canoni che stanno cambiando attraverso i sensi che si stanno aprendo, e ci stanno facendo scoprire qualcosa di noi stessi e del mondo, e questo spesso succede in momenti particolari della nostra vita, in cui ci stiamo aprendo, stiamo cambiando, ci stiamo liberando, e non è per niente facile né scontato. Anzi è facile che si faccia resistenza a questa liberazione, perché i blocchi mentali ed emotivi e i modelli rassicuranti non sono facili da scardinare. Ma del resto è quello che succede nella vita anche con l’arte, i cibi, i libri, i luoghi, la musica, si chiama crescita interiore e quasi sempre c’entra con l’estetica, i sensi e la bellezza. E ci fa stare bene, ci fa essere migliori, ci fa scoprire quello che siamo, che siamo esseri sensibili, chi più chi meno.

Non mi importa che la mia faccia sia giudicata bella o brutta secondo dei canoni o dei modelli. Mi importa che riesca ad essere, quando ci riesce, viva e vera, e la sua bellezza o meno dipenderà da questo. E m’importa che non sia la faccia di uno stronzo. Non è questione di ego, ma di metterci la faccia in quello che faccio. La sua immagine dipende dai miei pensieri che sono collegati alla mia carne alle mie molecole ai miei sensi a quello che sto vivendo e a quello che ho vissuto, e non è stata e non sarà sempre uguale. Ma sono io, e non un’immagine.

Spero che ora sia più chiaro il mio pensiero su questo argomento.

 

io io

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