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«Dietro ogni grande uomo c’è una grande donna». Sento questa frase da quando sono piccolo e prima mi faceva molto effetto. Mi faceva pensare a qualche specie di trama femminile che si tesseva nelle case private dei grandi uomini pubblici, cantanti, scrittori, presidenti e imprenditori. Mogli, compagne e fidanzate più o meno affascinanti che nei letti notturni suggerivano le grandi frasi e le grandi azioni. E tutto questo, devo dire, aveva il suo fascino e vedo che lo ha ancora. Poi, con l’affermazione della parità («ora che non possiamo farne a meno, per non farci smascherare facciamo in modo che anche le donne abbiano la loro fetta di pubblico, la loro quota rosa», più o meno), anche i veri o immaginari mariti delle donne di potere hanno assunto questo ruolo fascinoso. Questa immagine però ormai da molto tempo ha iniziato a nausearmi.

Prima di tutto voglio specificare una cosa. Non voglio dire che il privato non sia importante. Anzi al contrario credo che ogni azione pubblica o politica abbia in realtà un’origine o un movente personale, credo cioè che la spinta verso cui si muovono tutti e tutte nell’agire pubblico sia comunque una spinta personale, buona o cattiva che sia: si tratti cioè di un piccolo e squallido tornaconto economico o di una grande ingiustizia vista o subita che ti porta ad accogliere una grande causa. Sarà parziale come visione ma io vedo sempre di più questo.

Quindi la nausea che mi iniziò a salire qualche anno fa – nausea reale, non metaforica, in tante occasioni di movimento, a esempio – non mi derivava dalla presenza del privato, quanto invece dalla divisione netta fra questi due spazi, il pubblico/politico e il privato/personale, che sia i capetti alternativi di turno che il mainstream mediatico alimentavano e alimentano più o meno consapevolmente. Questa divisione è anche la divisione fra lo spazio del dicibile e del non dicibile, del fattibile e del non fattibile, che risale storicamente alla divisione fra maschile e femminile innanzitutto e alla doppia morale tipicamente patriarcale fra vizi privati e pubbliche virtù. Altri momenti di nausea, legati a questo discorso, furono il vedere questa divisione agita da tanti maschi e anche da alcune femmine nelle loro relazioni, ancora oggi nel duemilatredici, e nelle nuove versioni del capitalismo emancipatorio.

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