Un altro racconto esterno (e atroce) ospite delle fiabe atroci. Anche questo ambientato a Bologna come quello di Via Marsala, ma questa volta di sesso femminile

Gianluca

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NO, NON E’ PUBBLICITA’ OCCULTA ALLA COOP

di A.L.

Sabato stamattina, mi sveglio presto, rimango un po’ a crogiolarmi nel letto e il pensiero va a Francesco. Penso a lui a quello che vorrei dirgli, penso a come reagirebbe alle mie parole, penso ad ipotetici incontri, a ipotetiche situazioni. Mi scappa una lacrima di emozione, perché non riesco a non volergli bene e la cosa mi commuove, poi mi alzo, mi faccio la doccia ed esco per andare all’ufficio anagrafe. Uscendo da lì mi dirigo verso la Coop San Vitale, in macchina, ma una volta arrivata, mi accorgo che il parcheggio è a pagamento, quindi, con i coglioni girati, mi dico:

«mah, quasi quasi vado alla Coop San Donato, li c’è il parcheggio anzi no, non vado»

Supermercato

È la Coop più vicina a casa di Francesco, meglio evitare, anzi, che mi frega, vado, sono le due meno un quarto, figurati se lo becco, starà dormendo. Tra l’altro lui non ci va mai a fare la spesa. Poi, anche se succedesse, non mi dispiace vederlo, anzi forse voglio proprio incontrarlo!

Intanto sono entrata nel grande parcheggio deserto sovrastante la Coop San Donato, sempre più convinta della scelta fatta.

«Guarda che bel parcheggio che c’è! Minchia, in macchina son solo due minuti. Mi torna proprio comodo! Si,  devo venire più spesso qui a fare la spesa!»

Soddisfatta prendo l’ascensore, che mi porta giù al supermercato, mi guardo allo specchio sorridendo e mi aggiusto i capelli. Le porte si aprono…e lui è lì, davanti alle casse, al suo fianco una ragazza piccolina, magra, coi capelli lunghi e neri (tanto per cambiare, che originalità, Francesco!)

Mi viene un colpo, il cuore mi sale in gola, prendo il primo corridoio a cazzo per togliermi dalla sua visuale, il carrello fa casino, dio cane rimbomba, sembra che ci sono solo io in tutta la Coop! Mi ha visto ne sono sicura, e quella tipa sta con lui, ne sono sicura, non è una che sta in fila. Intanto mi sono dimenticata che cazzo volevo comprare, giro per i corridoi stralunata, senza capire una beata minchia!

Il mio cuore è un martello pneumatico, senso d’ansia, allungo una mano verso lo shampoo – poi? cos’altro? vabbè, andiamo verso le birre! – mi faccio una scorta da alcolizzata, ripasso dal corridoio delle casse, lui è ancora lì e lei gli sta parlando, si è con lui, merda: sono gelosa. Spesso dimentico che anche Francesco ogni tanto conosce qualcuna, che ha una vita. Pensarlo solo e con tutti i suoi complessi da un certo punto di vista è una cosa che mi rincuora, mi rasserena, ma ora questa speranza o desiderio sfuma letteralmente davanti ai miei occhi.

«Cazzo volevo l’acqua, dove minchia è l’acqua?»

Ripasso in zona casse.

È incredibile come una persona possa volere due cose esattamente antitetiche contemporaneamente:  voglio che mi veda/non voglio che mi veda, non voglio vederlo, mi fa troppo male/voglio vederlo ancora anche se mi fa male.

Lo intravedo con la coda dell’occhio, è uscito dalla Coop ed ha girato a sinistra. Cazzo, si è voltato e anche lei! Vaffanculo, ora le starà raccontando di me, che per un po’ ci siamo frequentati, che lui mi ha lasciato, che io sono stata male per lui, che forse ancora penso a lui.

Immagino che questo dia soddisfazione al suo ego, la cosa mi irrita!

Aspetta un attimo. Casa sua è a destra, perché va a sinistra??

«2+2 = è a casa di lei, come sempre del resto, lui va dalle sue ragazze, non se le porta a casa, quindi si è trovato la tipa vicina di casa!!»

Un altro tonfo al cuore, anzi per la precisione si tratta di uno scalpellino tipo da chirurgo che affonda nella tenera carne viva del mio organo vitale. No pensiero non andare lì, non pensare al fatto che lei stanotte se l’è scopato e avrà goduto con il suo magnifico cazzo (non ne ho più trovato uno che mi faccia godere tanto quanto il suo) mentre tu vedevi Ciao Maschio di Ferreri, sola nel tuo letto, sbavando su un giovane Gérard Depardieu, bello torello, biondo, alto – un po’ mi ricorda Francesco in effetti, tranne che per il cazzo, Francesco ce l’ha più grosso! No, non pensarci. Merda, ci sto già pensando! Mi viene da piangere, ma non voglio farlo nel supermercato, mi sa di film sull’alienazione dell’uomo moderno. Intanto sono arrivata alle casse, pago e esco.

«Merda ho dimenticato l’acqua, devo tornare giù… pure!»

Riscendo, prendo la cassa d’acqua che era rimasta abbandonata lì, come il mio cuore, nel corridoio delle casse. Rifaccio la fila, devolvo i miei ultimi spiccioli, mi dirigo verso il parcheggio, entro in macchina, piango. Voglio una canzone che dia ritmo alle mie lacrime, ma la radio non mi accontenta. Piango come Luigi (Mastroianni in Ciao maschio): tenere e lente lacrime calde mi rigano il viso, con discrezione, scendono giù senza fretta, mi danno la stessa soddisfazione di un tenero abbraccio. Torno a casa e mi apro una birra…alla mia!

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