un altro pezzo proveniente direttamente dall’agosto duemiladodici e pubblicato originariamente sul blog della Cellula Paesologica salentina

The day after

Vado a fare colazione a Sogliano, che è già tarda mattina per la campagna che attraverso, dove ci sono gli abitanti che già vanno in cerca di fichi e perine sugli alberi, segno che è arrivato agosto in queste lande. Sono fortunatamente pochi i kilometri che devo fare e questo è sempre stato un buon motivo per partecipare al Locomotive Jazz Festival in questi sette anni, oltre al periodo favorevole dell’anno, ma non è solo questo il motivo.

A Piccapane si svegliano, preparano frise e caffè, che ieri sera c’è stata festa anche qui, in linea d’aria pochi passi dal centro di Sogliano city, sbircio per vedere se c’è già vita mentre sfreccio (si fa per dire) con la Lancia fin de siècle.

The day after non presenterebbe segni della serata precedente se non fosse per la grande impalcatura di Piazza Diaz che con la luce del giorno sembra ingombrante, mentre ieri sera, e le altre sere da quando il festival si è trasferito qui, era armoniosamente collegata con le case bianche, la chiesa gialla dell’Annunziata, il Campanile.

Finisco di nuovo per sbaglio a parcheggiare sul cartello “Non parcheggiare qui per favore che devo entrare il motore”, e come ieri sera la sposto perché mi sembra convincente il motivo, magari  poi ieri sera lo doveva entrare ma stamattina lo deve uscire, il motore. Mentre percorro a piedi la strada per tornare dopo poche ore al bar di Piazza Diaz, mi fissa l’ambulante della frutta per vedere se posso prendergli qualcosa, ma io intanto fisso l’uomo addormentato sulla panchina accanto a lui che pende verso sinistra, per vedere se finirà disteso nella panchina in questo frattempo.

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La resistenza del viandante. Appunti di viaggio dal Locomotive Jazz Festival ’12 di Sogliano Cavour.

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2 pensieri riguardo “La resistenza del viandante. Appunti di viaggio dal Locomotive Jazz Festival ’12 di Sogliano Cavour

  1. Sembra tanto tempo fa…..un secolo fa… quando bevendo una cruda corona ai piedi di un manipolo di svedesi sonanti capivo che il jazz era un qualcosa che mi aveva sempre fatto paura come la matematica;
    il jazz non mi era mai piaciuto e a conferma di questo posso dire che a decine di persone ho sentito dire.. guarda…a me il jazz non piace
    ma pensando a questo mentre quelle mani svedesi fabbricavano note come artigiani di burano.. mi chiedevo…ma sei proprio sicuro che a te il jazz non piace? chi te lo ha detto che il jazz non ti piace? forse è la vita stessa che è fatta di jazz e tu mi vieni a dire che il jazz non ti piace! ma tu nu stai bonu frate miu

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