Le lotte per diffondere la sensibilità sui temi ecologisti sono state tante negli ultimi decenni. Questo testo registra alcuni mesi di vita di un’esperienza tutt’ora in corso, che affonda le radici nei movimenti tedeschi degli anni ’70-’80 e viaggia ai nostri giorni nelle piazze d’Italia. Si tratta della “Mobil”, casa ecologica itinerante, luogo di convivenze e di dimostrazioni sulle possibilità di intraprendere nuove esistenze partendo dallo stile di vita quotidiano. L’energia del Sole, le esperienze comunitarie, le forme di economia alternativa, e soprattutto le metodologie didattiche e comunicative legate a questi argomenti sono i temi principali di questo lavoro.

Per scaricare l’intero testo:
EDUCARSI ALLA DECRESCITA – GIANLUCA RICCIATO

 

INTRODUZIONE

Inquinamento, ecologia, ribellione: le parole e le cose.

Quante volte si nomina l’inquinamento, quante volte se ne parla a scuola, nella scatola magica della TV, in mille altri posti? Sempre di più. Ma la parola “inquinamento” sembra aver perso il filo, la trama che la connette alla realtà: ogni volta che lo si nomina non si sa se si fa un bene o un male, se lo si combatte o lo si alimenta. Forse più lo nominiamo più cresce l’inquinamento, forse ogni volta che cerchiamo di parlarne lo aiutiamo a diventare più forte! Perché se parliamo di inquinamento e poi non sappiamo che fare per fermarlo non serve a niente.

Se le parole perdono il filo che le attacca alle cose, alle azioni, ai fatti, se la teoria va da una parte e la pratica dall’altra le parole si svuotano di senso e muoiono, e le parole sono parte di noi, dei nostri pensieri, anche delle nostre emozioni, quindi se muoiono le parole muore anche una parte di noi. E iniziamo a vivere senza senso, senza sapere cosa vogliamo, cosa ci fa stare bene e cosa no. Se non ci interessa salvare la natura, rispettare il nostro corpo e quello degli altri, di tutti gli esseri animati e non animati, è inutile che nominiamo la parola “inquinamento”, è meglio che ci facciamo i fatti nostri e pensiamo ad altro. Almeno non facciamo altri danni. Invece se ci interessa veramente dovremmo iniziare a capire come stanno le cose, e per farlo dobbiamo iniziare a ritessere quel filo che lega le parole alle cose, dobbiamo risalire con i pensieri e con le emozioni quelle parole che sentiamo sempre, in questo caso inquinamento, ecologia, natura, ambiente e capire dove ci portano, a quali fatti, a quali pratiche buone o cattive che noi facciamo e a quello che possiamo fare, adesso domani e ogni giorno, per salvare davvero la natura e per salvarci, anche dal diventare stupidi ripetendo sempre le stesse parole vuote – inquinamento, natura, etc.

Allora forse se inizieremo a fare ogni giorno questo gioco del filo tra le parole e le cose – se inizieremo a far parlare i nostri corpi e le loro esigenze, ad ascoltare le nostre emozioni, a lasciare liberi i pensieri di “annusare” la realtà senza pregiudizi né tabù – forse allora inizieremo a capire che cosa è vero e che cosa è frottola. E le parole ricominceranno a prendere senso, a riempirsi di nuovo delle cose.

Facciamo un esempio, la parola “ecologia”. Cosa significa ecologia? E’ una scienza per specializzati o una pratica quotidiana? Significa pulizia, igiene? Significa che qualcuno ti viene a fare la morale col ditino alzato verso l’alto e ti ordina di non buttare le carte e di chiudere i rubinetti? Secondo me questi esempi sono delle versioni ridotte dell’idea di ecologia svuotata di senso, in cui rimane solo l’etichetta senza la sostanza. Per me l’ecologia è sporca, non è “pulita”, ma è sporca di qualcosa che non fa male, che non inquina, che non uccide, è sporca della terra delle campagne, dei colori per disegnare, degli arnesi che usiamo per vivere. E’ sporca dei conflitti con chi vuole fare i soldi, e li fa, inquinando, distruggendo contesti sociali e ambientali, facendo le guerre per le energie e per le risorse primarie, le guerre con o senza le armi, le guerre contro le persone.

L’ecologia è sporca ma di uno sporco pulito, creativo, di uno sporco ribelle ma non violento. Perché questa è un’altra delle cose che stanno imbrigliate tra le etichette, un’altra delle parole svuotate del suo senso profondo: la ribellione…

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3 pensieri riguardo “Educarsi alla decrescita. La Mobil

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