SANTA LIQUIRIZIA

Santa Liquirizia.

[Avvertenza: Questa è una fiaba dal triste finale. Se non siete abituati ai tristi finali evitate di leggere le ultime righe.]

C’era una volta, e ora non c’è più, la cittadina di Santa Liquirizia che viveva felice in mezzo ad altre cittadine piene di verde e di campagne coltivate. I loro abitanti erano divisi in due tipi: i Bocconotti e le Volitive, che a volte abitavano anche insieme. Tra le loro attività preferite c’era quella di ritrovarsi in due, in tre o anche di più a bere la loro bevanda preferita che chiamavano la Liquirizia Mitica e gustavano all’interno di bellissime e particolari scodelle di vetro di Murano chiamate Vasi Sballati.

Tutti e tutte amavano la Liquirizia Mitica, la bevevano durante i pasti, dopo i pasti, nel pomeriggio, la sera e i più giovani anche durante le notti che passavano a divertirsi. La bevanda aveva una serie di effetti benefici e divertenti a cui nessuno voleva rinunciare. L’unico piccolo problema era che per tradizione del paese di Santa Liquirizia solo le Volitive sapevano lavare, maneggiare e custodire le scodelle di vetro di Murano, mentre i Bocconotti sapevano solo bere e lasciare i Vasi Sballati in giro per le case e le strade.

Un giorno, dopo la grande festa annuale in onore della Santa protettrice (Liquirizia), le Volitive iniziarono a protestare per il grande numero di Vasi Sballati lasciati in giro dai Bocconotti, che loro dovevano raccogliere e lavare.

E iniziarono una serie di scioperi e di attività politiche rimaste famose nella storia della cittadina come Autocoscienza della Liquirizia. I Bocconotti, presi alla sprovvista dalla protesta delle Volitive perché non ci avevano mai pensato a questo problema, furono molto spaventati soprattutto dal fatto di dover fare anche loro il lavoro delle Volitive, cosa che quasi nessuno dei Bocconotti aveva mai imparato a fare. Questa infatti sembrava la soluzione a cui le Volitive volevano arrivare, altrimenti loro avrebbero iniziato a vivere separate dai Bocconotti. I Bocconotti allora si riunirono e iniziarono a sperimentare soluzioni diverse.

La prima fu quella di smettere di bere la Liquirizia Mitica, renderla illegale e fare sparire la pianta da cui veniva estratto il liquido. Ma non funzionò, perché loro stessi furono incapaci di rinunciarvi, però per alcuni anni furono perseguitati sia i Bocconotti che le Volitive che continuavano a berla o a offrirla pubblicamente (in realtà si poteva fare ugualmente ma solo di nascosto).

La seconda funzionò, ma fu la causa dell’estinzione di Santa Liquirizia: i Bocconotti iniziarono a costruire nuovi Vasi non più col prezioso vetro di Murano che a stento loro sapevano maneggiare, ma in un materiale più semplice e leggero inventato da loro stessi in luoghi grigi e puzzolenti che usavano frequentare di giorno e che chiamavano Industrie. Questo materiale industriale si distruggeva dopo ogni bevuta e fu perciò chiamato Bubbonica. Non ci sarebbe stato più bisogno di lavare, maneggiare e custodire con cura i nuovi vasi fatti con la Bubbonica, che furono dunque chiamati Vasi Imballati.

[Finale triste di cui si diceva prima]

Ma quando tutto sembrava essersi messo a posto, quando anche le Volitive sembravano essersi convinte di questa soluzione e smisero di fare le loro attività politiche, si scoprì il grande difetto dei Vasi Imballati: la Bubbonica di cui erano fatti non spariva ma veniva nascosta da alcuni Bocconotti nel sottosuolo della città di Santa Liquirizia e della campagna circostante. Pian piano, dopo alcuni anni, il materiale dei Vasi Imballati usati uscì allo scoperto e ricoprì tutta la terra, le campagne, le piante, le strade, insomma tutta la zona di Santa Liquirizia che divenne arida. Per alcuni anni i Bocconotti e le Volitive riuscirono a sopravvivere a fatica con il cibo e l’acqua provenienti da altre cittadine, ma quando queste non poterono più dargliene tutti gli abitanti iniziarono ad estinguersi. Inoltre nessun’altra cittadina volle accogliere la popolazione di Santa Liquirizia, perchè fu considerata contaminata da materiale pericoloso.

E fu così che insieme ai suoi cittadini si estinse anche Santa Liquirizia, sommersa dai resti dei Vasi Imballati di Bubbonica. La leggenda narra che le ultime Volitive in vita si resero conto che sarebbe stato meglio separarsi dai Bocconotti e continuare a vivere da sole, perché magari lentamente alcuni Bocconotti avrebbero capito e si sarebbero uniti a loro invece di fare la gara tra loro ad inventare cose dannose. Tentarono anche di farlo l’ultima volta ma fu troppo tardi: senza poter più mangiare nè bere fu impossibile anche rifare l’Autocoscienza della Liquirizia, e il destino delle Volitive fu uguale a quello dei Bocconotti di Santa Liquirizia.

 

[Per fortuna che a nessuno di noi viene in mente di inventare cose così stupide! Immaginate bambini se ogni giorno nelle mense delle vostre scuole, o in quelle dei vostri genitori,  usassero la bubbonica  per contenere  il cibo che mangiate o l’acqua che bevete. Che vita da  incubo che sarebbe!]

 

Gianluca Ricciato


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LA FUNE MAGICA

C’erano una volta un uomo e una donna, lui era americano e si chiamava Shell, mentre lei era italiana e il suo nome era Eni.

Bei nomi, no?

Un giorno, i loro figli che erano tanti e vivevano in America e in Italia, chiesero loro: “papà, mamma, perché non ci andate a prendere un po’ di petrolio in Africa che qui lo stiamo quasi per finire e non possiamo più giocare con le nostre macchinine?”

Allora papà Shell e mamma Eni vanno in Africa, per la precisione in Nigeria, anzi per essere ancora più precisi in un piccolissimo villaggio dove vivevano da centinaia e centinaia di anni degli uomini primitivi, chiamati Ogoni. Vanno dal capo Ogoni, che era un poeta e si chiamava Ken Saro, e gli dicono: i nostri piccoli hanno bisogno di tanta benzina e noi dobbiamo trasportargliela in fretta altrimenti la finiscono e poi diventano tristi. Per fare questo, dobbiamo costruire un grandissimo tubo porta-petrolio, il petroltubo, che passerà proprio sopra il vostro villaggio e colorerà di nero il fiume dove voi prendete l’acqua per vivere, dove lavate i vostri panni e dove i vostri bambini fanno il bagno. Ma voi sarete contenti di farlo, no? I nostri bambini vogliono tanto bene a voi africani, fanno le collette a scuola per voi, fate vedere che anche voi volete bene a loro!

Ken Saro andò a parlare agli altri Ogoni che non furono però tanto contenti di questa proposta e dissero che papà Shell e mamma Eni non dovevano costruire il loro petroltubo. Ken Saro allora, che era poeta, scrisse una poesia per dire a loro che il suo popolo non voleva il petroltubo, tornò da loro e gliela lesse.

Allora papà Shell e mamma Eni si arrabbiarono, andarono dal Re della Nigeria, che si chiamava Re Corrotto, e tirarono fuori la loro arma segreta: la fune magica, che impiccò il cattivo Ken Saro e tutti gli altri Ogoni che avevano osato ribellarsi alle forze del bene. E così finalmente si iniziarono i lavori al petroltubo. Gli abitanti del villaggio rimasti, furono cacciati dalle loro case e costretti a lavorare gratis per papà Shell e mamma Eni, e si dovevano stare zitti se no venivano impiccati pure loro!

Solo alcune figlie riuscirono a scappare, vennero a vivere in Europa e da allora si possono incontrare di solito a sera tarda sui viali delle nostre città. Sono le cosiddette ‘nigeriane’…la loro presenza allieta ancora oggi i figli di papà Shell e mamma Eni che grazie all’oleodotto fatto in Nigeria possono ancora passarle a prenderle sui viali con le loro macchinine e portarle in giro per la città!

E grazie al coraggio e alla bontà di Shell, Eni e del re Corrotto, tutti ora vivono felici e contenti!!!

Ricordatevelo sempre, bambini, quando passate davanti a quelle belle insegne luminose dove c’è scritto sopra SHELL o AGIP. E’ grazie alla fune magica che loro possono ancora brillare nelle nostre città!!!

[ogni riferimento a fatti realmente accaduti in Nigeria nel 1995 è puramente casuale e chi non ci crede è un black bloc]

Gianluca Ricciato